shinystat spazio napoli calcio news Alla scoperta della difesa ballerina: i motivi di un rendimento negativo

Alla scoperta della difesa ballerina: i motivi di un rendimento negativo


benitez_preoccupatoChe la difesa del Napoli sia il punto debole di una macchina che potrebbe altrimenti essere perfetta, si è capito anche all’Emirates: il Corriere dello Sport ha pertanto approfondito la linea difensiva, alla ricerca delle cause di un rendimento tanto negativo.

IL MODULO – Ma vuoi vedere che la tendenza a giocare a tre sta producendo qualche contrindicazione nell’applicazione del codice Benitez? E’ l’argomento principe, il modulo, è la chiave di lettura che a Benitez è stata proposta talmente tante volte da far sussussare con educazione e rispetto assoluto al tecnico madrileno “d’aver ricevuto più domande tattiche in questo trimestre partenopeo che in un decennio inglese”. E al settimo gol complessivo, impossibile divagare. Difesa a quattro – e dunque talvolta a due – ai raggi X, soprattutto se, come all’Emirates, Zuniga scappa via, resta oltre la linea del pallone, sguarnisce la corsia, ci fa infilare Ramsey che non solo produce superiorità ma ha profondità di campo per leggere i movimenti di attaccante e centrocampisti propri. Difesa abbandonata, anche: se lo schermo, come a Londra, dev’essere sostenuto soltanto da Inler e da Behrami, con Callejon ed Insigne più inclini alla fase offensiva che all’assistenza della linea di centrocampo. E’ una fase di studio che procede, ma un anno fa – altra soluzione tattica – a Eindhoven finì malissimo, peggio che a Londra.

LA CONCENTRAZIONE – E però poi mica è necessariamente colpa degli schemi. Perché laddove non viene meno la copertura, s’apre un buco nella testa che genera un vuoto. Chiamatela come volete, magari anche ipnosi, ma nelle sette reti sin qui subite dal Napoli c’è altro, mica solo il 4-2-3-1 da digerire secondo usi e costumi di Benitez. Contro il Chievo, ad esempio, leggerezze indiscutibili dei singoli: la prima di Britos e Reina e la seconda di Maggio, distrazioni che incidono e che vanno nel paniere di giornata, arricchito da altre amnesie. Se Balotelli s’inventa un capolavoro a san Siro, Zuniga ha già provveduto da sé con il Borussia Dortmund, mettendoci il tacco su un traversone di Reus: in casi del genere, serve ben altro che quella frivola interpretazione della diagonale. C’è una sequela di errori pure nell’1-1 con il Sassuolo: sbaglia prima Fernandez nel restare inchiodato sulla linea – dunque senza andare in pressione – e poi lo imita Cannavaro che potrebbe lasciar sfilare via Zaza, mandando il fuorigioco, invece lo segue, lo tiene vivo e poi gli concede la battura.

IL PARADOSSO – Poi c’è un paradosso che induce persino a sorridere un po’: nella passata stagione – e sarebbe più giusto dire negli anni scorsi – il tallone d’Achille della retroguardia era sulle palle inattive, quei pericoli costanti che venivano corsi sia su angolo che su punizione. Tutta colpa della marcatura a zona, si sospettava. Ora Benitez ha modificato la struttura organizzativa e i benefici sono evidenti: il Napoli non ha ancora subito seriamente dai corner o dai calci da fermo e però ha dovuto accorgersi di soffrire il movimento altrui o il cambio di campo, persino a settore allineato. Sarà un caso, a Verona tutto nasce da un ribaltamento da destra a sinistra, con Zuniga impreparato nella chiusura e contro l’Arsenal è stato di là che ha affondato Ramsey. E comunque la netta inversione di tendenza è nelle modalità con cui il Napoli subisce, perché con Borussia e Sassuolo – ad esempio – lo sfondamento è avvenuto a destra e, incredibile ma vero, a difesa schierata.

IL TURNOVER – Il turn over, ma sino ad un certo punto: vero è che Benitez ha quasi sempre cambiato, ma l’ha fatto con giudizio e nelle otto partite disputate ce ne sono quattro con gli stessi interpreti. Poi Maggio s’è fatto male, lo ha avvicendato e con merito Mesto; e infine c’è stata la rivoluzione con il Sassuolo, con tre cambi – compresi i due centrali – che qualcosa hanno alterato, probabilmente togliendo qualche certezza. Nessuno dei difensori ha finora fatto l’en plein e, soprattutto, la percezione che le gerarchie siano ormai cristallizzate può avere inciso sull’autostima di qualcuno, Cannavaro innanzitutto. Le trasformazioni hanno poi lasciato meno spazio di ciò che sembrava potesse accadere ad Armero e comunque, a prescindere dal minutaggio, qualche palpabile disagio soprattutto in Britos, benedetto da Benitez e non sempre in linea con un rendimento che a certi livelli dev’essere necessariamente elevatissimo. Perché in Europa, ma ormai anche in Italia, ogni errore è una chance per gli avversari.

Fonte: Il Corriere dello Sport