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Callejon, un top player inaspettato per l’orchestra azzurra

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callejonBuona la prima e ottima la seconda. Ma la domanda che nasce spontanea, lasciando sfilare via quel venticello della diffidenza che s’avvertiva nell’aria, resta a galleggiar nell’aria e va in cerca di conferme. Vero o falso chi può ancora dirlo: però i numeri, che nel loro piccolo non mentono, sintetizzano la sorpresa d’un avvio strepitoso, la naturalezza a rendere semplici le cose difficili e due reti e un palo e due quasi gol che valgono la legittimazione per quel talento soffocato nella Real casa tra i Ronaldo e i Benzema, tra i Casillas e i Sergio Ramos, quindi all’ombra di uomini copertina inattacabili. Callejon, ma sì, José Maria Callejon, dieci milioni di euro e una serie di interrogativi a raffica, figli del pregiudizio che sorge ad agosto, tra un’amichevole e l’altra, mentre intorno è afa e ansia da prestazione e in campo c’è poco calcio ancora autentico: tutto qua?

BIS – Tutto là, in centottanta minuti attraversati a velocità folle, spingendo su e giù per la corsia di competenza – la destra o la sinistra, decide Benitez ascoltando il richiamo della partita – muovendosi tra le linee, garantendo gli equilibri, andando a occupare le diagonali di passaggio in copertura e poi ripartendo come un razzo per il più classico del contropiede italico o ispanico che sia. Con il Bologna è un lampo nella notte: calcia dalla distanza, prende il montante, poi va a prepararsi per il tap in sulla sciabolta dalla distanza di Hamsik e, stremato, nella ripresa, non trova l’angolo sul cost to cost  ispirato da Higuain e concluso a un niente dal raddoppio; ma a Verona, tanto per gradire e per confermare un’intesa al primo sguardo con El Pipita , lui c’è per chiudere sull’assist perfido del bomber e regalarsi la seconda perla stagionale, «la vittoria sta nella testa».

LUI E MOU – La felicità è anche in un sms, il messaggino che gli arriva puntualmente dalla Spagna e dall’Inghilterra, da Cristiano Ronaldo e da Mourinho, l’amico e il mentore che non dimentica e con i quali intrattiene rapporti d’amicizia solida. E’ un revival d’emozioni indimenticabili, un concentrato di fotogrammi che introducono nel futuro azzurro e lo condiscono d’un velo di gratificazione: “Mou, quando segnavo, mi saltava sulle spalle”. Benitez gli dà il cinque e tante altre cose da fare: attaccare e difendere, allargare il campo oppure restringerlo, e comunque pedalare e tanto, perché l’uomo – che ieri se n’è andato a Monza a vedere il Gp di Formula 1 – ha un motore che sprigiona potenza e accelerazioni in grado di far male, come già dimostrato ampiamente.

LUI E NAPOLI – In principio è stato un albergo sul Lungomare, poi la presa di coscienza che districarsi nel traffico di Napoli è assai più difficile di quanto sia stato orientarsi nell’area del Bologna e del Chievo e infine una puntata a Posillipo per scegliersi casa e regalarsi un panorama mozzafiato, con vista sullo scudetto e sulla Champions che verrà. Sabato sera si riparte e toccherà – ovviamente – anche a Callejon, l’intoccabile di Benitez: esterno destro o di sinistra, il bipartisan del Napoli, attaccante e però anche difensore e soprattutto goleador. Real… tà che supera la fantasia.

Fonte: Il Corriere dello Sport

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