shinystat spazio napoli calcio news Callejon: "Napoli, lo scudetto si vince con la testa. Emozionato per il mio primo gol, voglio far felici i tifosi"

Callejon: “Napoli, lo scudetto si vince con la testa. Emozionato per il mio primo gol, voglio far felici i tifosi”


Callejon3Dall’esperienza al Real fino a diventare il nuovo idolo del San Paolo. Jose Maria Callejon ha stupito tutti alla prima di campionato non solo per il gol che ha messo in discesa il match degli azzurri con il Bologna, ma anche per intelligenza tattica, gran capacità tecnica abbinata ad un incredibile potenza atletica. Il calciatore spagnolo si è concesso ai microfoni del “Corriere del Mezzogiorno” toccando vari argomenti, passando dalle esperienze vissute in carriera, alle emozioni scaturite dalla città di Napoli e raccontando le prime impressioni sulla sua nuova “vita” calcistica in maglia azzurra. SpazioNapoli.it vi riporta il testo integrale dell’intervista rilasciata da Callejon al “Corriere del Mezzogiorno“.

Al San Paolo c’era stato con l’Espanyol, era un ragazzino. Callejon oggi è un top player?
“Da sempre mi sono sentito un campione perché da sempre cerco di dare il massimo, per far felici i tifosi, l’allenatore e i compagni. Certo, ci sono sempre partite che vanno meglio, altre peggio. È fondamentale avere fiducia nelle proprie capacità”.

Così si vince lo scudetto, anche a Napoli?
“Chiaro che qui si può vincere lo scudetto. Non è facile, è un campionato lungo, abbiamo fatto solo una gara. Bisogna avere la testa giusta per vincere, la vittoria sta nella testa”.

Pupillo di Mou, punto di riferimento di Rafa, due allenatori che non si amano tantissimo.
“Mou mi saltava sulle spalle dopo un gol: è uno dei momenti più divertenti e allegri che ho vissuto. E’ un bell’aneddoto da raccontare. Sono due allenatori molto diversi come carattere e come metodo di lavoro, ma sono i più bravi al mondo. Tra di loro non contano le differenze, hanno la stessa idea di tenere un gruppo unito che lavora tanto e vince tanto”.

Lei è il primo spagnolo ad aver fatto gol con la maglia azzurra. Emozionato?
“Felice e se si può anche di più. Anche perché è stato un modo per fare felici i tifosi”.

I suoi ex compagni del Real l’hanno chiamata?
“Tutti per complimentarsi”.

Il primo?
“Cristiano Ronaldo, poi è arrivato anche l’sms di Mou”.

Dal Real al Napoli. Da una delle squadre più importanti del mondo a un’altra che ha ancora tanta strada davanti.
“E’ sempre difficile lasciare il club della tua vita e dei tuoi sogni. Col Napoli però siamo chiamati a fare una grande stagione, raggiungere gli obiettivi che qui non sono stati ancora raggiunti”.

Napoli ha origini spagnole, la nostalgia si attenua?
“È davvero molto simile al sud della Spagna, con le strade vecchie, il centro storico e i vicoli. Poi c’è il mare. Se si è andalusi come me non si può non amare il mare”

Senza tuffi, però?
(sorride) «Mi tuffo dal basso, non dall’alto. Sono attento. Di Napoli apprezzo il cibo, il modo di cucinare il pesce, ne vado matto».

E il traffico?
(sbuffa e sorride ancora) “Un caos. E mi dicono che tra una settimana sarà peggio”.

I tifosi del Napoli: passionali e per qualcuno un po’ invadenti.

“Siamo qui per giocare a calcio, è vero, ma anche per far piacere ai tifosi. E’ un dovere fare autografi e foto”.

Perché la chiamano Calleti?
“E’ un diminutivo nato nello spogliatoio del Real, è più facile di Callejon”.

E Chulo? (bullo)
“E’ un nomignolo che mi ha dato Sergio Ramos, ma è molto usato in Spagna con i ragazzini”.

Si sente un po’ bullo?
“Ma no, vengo da una famiglia semplice. I miei genitori passavano la giornata tra la verdura e la frutta, hanno insegnato a impegnarmi, a lottare e fare bene sempre e comunque. La famiglia è il punto fermo della mia vita. Nel calcio se le cose vanno bene è tutto semplice, poi quando non girano sai che puoi contare solo sugli amici veri, genitori e fratelli”.

E se non avesse fatto il calciatore?
“Mi sarei sicuramente dedicato alle persone più sfortunate, quelle che hanno bisogno di aiuto”.

La ricchezza le ha cambiato la vita?
“No. Continuo ad essere lo stesso di quando avevo 15 anni o 20: umile e con i piedi per terra”.

Il numero sette era di Cavani, è un’eredita pesante?
“Per me il numero significa solo mettersi una maglietta specifica tutte le domeniche e provare a dare il massimo. Numero o non numero”.

Chi è la bandiera del Napoli?
“Cannavaro”.

Chi è il calciatore più forte del Napoli?
“Sono tutti forti”.

Un nome
Marek Hamsik

La squadra più forte del campionato italiano.
(ride di gusto) “Beh, il Napoli naturalmente”. E si affretta ad aggiungere: “E’ una battuta”.