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Dal Napoli al Real Napoli: la mentalità vincente di Benitez e dei giocatori


benitez_preoccupatoImpostazione spagnola, piglio fiero e il marchio Real graffiato sulla maglia azzurra. Real Napoli? Beh, perché no. Rafa Benitez, madrileno purosangue ma cittadino del mondo (del calcio), è un tecnico storicamente vincente e intenzionato a inaugurare un altro ciclo. E poi, a fare da capofila in campo, Higuain, Raul Albiol e Callejon, tre uomini che al Bernabeu, hanno giocato davvero fino a qualche mese fa e che, per forza di cose, hanno vissuto l’obbligo di vincere ovunque in Europa: bagaglio importante di mentalità, esperienza e personalità da trasferire a tutti sin da domani con il Bologna. E non finisce così: il pluridecorato Reina, che raccoglie l’eredita di De Sanctis, e i gioielli già reali di casa: Hamsik, Pandev, Insigne. E’ con loro, e poi con Maggio, Zuniga, capitan Cannavaro e i nazionali svizzeri, che Benitez dovrà lavorare per costruire il Real Napoli. In Italia e in Champions.

No, non può essere un caso. Non lo è mica, se Rafa Benitez ha deciso di puntare su un certo tipo di giocatori per rinforzare la squadra e, soprattutto, per incrementarne lo spessore internazionale. Personalità, carattere, abitudine a lottare per i grandi traguardi. In un solo concetto: mentalità vincente. Quella stessa che, da un certo punto in poi, gli ha permesso di essere universalmente riconosciuto anche solo come Rafa e soprattutto di mettere in fila sulla bacheca di casa dieci trofei dieci. Quel quid, quel qualcosa in più che gli azzurri dovranno dimostrare di avere nel dna sin da domani con il Bologna. Passo cruciale.

LA RIVOLUZIONE – E allora, tutto è pronto. Ciak, si gira: Rafa I, buona. Ottima, si spera, prima o poi; eccellente, magari perfetta o vicina alla perfezione la rivoluzione in lingua spagnola. Real, in una sola parola. La crescita procede spedita un po’ al ritmo del flamenco e un po’ a quello del tango, con Higuain a tenere banco e a incarnare il simbolo della nuova era: lui, sì, il capolavoro di mercato di Rafa e il totem della rivoluzione. Una mutazione genetica che parte dai giocatori, selezionati in base al criterio della qualità, ovvio, ma anche dell’esperienza internazionale, e continua con i metodi di allenamento e un ulteriore restyling del centro sportivo.

LA CASA – Non è un aspetto secondario, per Benitez e il suo staff, la casa di tutti i giorni. Non può esserlo. Ed è per questo che il tecnico ha già dato l’input a una serie di migliorie per rendere più all’avanguardia e più confortevole il tempio degli allenamenti. Un esempio? La realizzazione di due campi in più: al Chelsea ne aveva 29 a disposizione.

MARCHIO REGISTRATO – Di questo e di altro, della vivibilità e del mercato, della crescita e degli obiettivi, Rafa parla ogni giorno con la società. L’ultima occasione? Giovedì a cena, con i vertici: non molla un attimo la presa. Mai e giammai. Con la squadra, poi, parla di continuo: tattica, video, lavoro e ancora. Matrice spagnola, per il suo Napoli, a partire dal metodo di lavoro: completamente differente, rispetto al quadriennio di Mazzarri, soprattutto perché la squadra ha cambiato il modo di giocare. Non più largo raggio e ripartenze micidiali, bensì manovra in un fazzoletto innanzitutto e poi contropiede. Il suo Napoli partirà innanzitutto per imporre a tutti il proprio gioco. Anche gradevole, nelle intenzioni. Con personalità. Mentalità vincente, in un solo concetto. Una sintesi. Come Rafa. Marchio registrato.

E dunque Gonzalo Higuain, Raul Albiol e José Maria Callejon: a voi. Sì, a loro, gli uomini venuti dal Bernabeu. Gli ex allievi di Mourinho; gli ex colleghi di Cristiano Ronaldo, Benzema e compagnia blanca. Gente per cui non esiste verbo diverso da coniugare se non vincere. E poi ancora. Il Pipita dovrà garantire gol a raffica e peso in attacco; Callejon corsa, soluzioni da jolly e spunti; Albiol solidità in difesa: certo, sì, fa parte dei ruoli e dei rispettivi curriculum. Ma più d’ogni altra cosa, i tre di Madrid dovranno favorire la crescita del gruppo intero. E’ il pedigree che lo impone.

IL TEST – Che la missione Real Napoli abbia inizio: domani, già domani al San Paolo con il Bologna nella notte di campionato. Quel Bologna che l’anno scorso vinse due volte in tre giorni al San Paolo, tra campionato e Coppa Italia. Test importante, delicato e complesso: perché è proprio con un avversario meno dotato – almeno teoricamente – che una squadra costruita per lottare ai vertici deve cominciare a dimostrare personalità e forza. A maggior ragione se è della Serie A, che si parla: un mondo insidioso da sempre, ancor di più a fine agosto, quando i riscontri dei muscoli e della testa sono tutti da dimostrare.

IL PIGLIO – Per il trio Real, quella di domani, sarà una bella introduzione; un interessante prologo italiano. Distrazioni e cali di concentrazione non sono ammessi, ed è in questo senso che gente come Higuain, Albiol e Callejon, personaggi da Champions e Mondiale, dovranno raccontare di che pasta sono fatti. Esame tecnico-tattico, certo, ma anche la verifica della personalità e del piglio: il Napoli dovrà subito dimostrare di aver assimilato la mentalità vincente, da grande. Il primo concetto su cui Rafa ha insistito e investito sul mercato puntando innanzitutto sui tre ex uomini di Madrid. Loro e poi Reina, anni insieme nel Liverpool e una reciproca stima infinita: Pepe, del resto, è bi-campione d’Europa e anche del mondo.

IL NUCLEO – Un dorato poker ispanico-argentino che arricchisce e aumenta il tasso della squadra. La vecchia guardia: Hamsik è il capitano della Slovacchia nonché, ormai, un campione riconosciuto; Pandev è il capitano della Macedonia e uno dei pochi, veri fuoriclasse che giocano in Italia; Inler è il capitano della Svizzera, l’insostituibile Behrami e Dzemaili il resto del centrocampo nazionale. Insigne il nuovo che avanza a colpi di genio nel Napoli e con Prandelli, con vista sul Brasile; Zuniga e Armero due pilastri della Colombia; Cannavaro il capitano di lungo corso e la garanzia di oltre cinquanta partite in un anno. Materiale a volontà. Nucleo e novità. Quelle Real. Mixare e servire. Per vincere.

Fonte: Il Corriere dello Sport