shinystat spazio napoli calcio news 1973, "Napoletani colerosi", orgoglio italico di chi ha saputo reagire

1973, “Napoletani colerosi”, orgoglio italico di chi ha saputo reagire


showimg2Ma come siamo bravi a ticchettare sul tamburo per creare il nuovo, simpatico quanto un calcio nei “gioielli di famiglia”, coretto da stadio che punge come una pianta d’ortica e offende la memoria di un popolo che ha costruito la storia della nostra povera, abbandonata, italietta con la i volutamente minuscola. E’ l’Italia dei “tifosotti da curva”, vestiti da spietati “killer dalla  bocca come un fucile”, abili manovratori dei più diseredati, prestati alle frange degli estremisti, una minoranza più flebile di quanto si possa immaginare, ma talmente forgiata sull’odio verso i propri connazionali ubicati un po’ più giù da trovare le risorse più convincenti per abbindolarsi i più deboli e fare di quattro imbecilli, un pericoloso gruppo di delinquenti, capaci di farsi passare inosservati da una distratta pubblica opinione, non in maniera spontanea, ma arrivando addirittura a generare una visione nuova di certi fatti, per cosi dire, di una certa gravità, frutto di un cambiamento nel vedere e nel sentire tali amenità che fa pensare e riflettere che queste continue offese stiano quasi diventando un fenomeno culturale, una cattiva gestione di un malcostume che induce a dimenticarsi di stigmatizzare continuamente questo fenomeno di cattivo gusto, questo assurdo ed indigesto coro che inneggia al colera ed alle vittime di questo mortale vibrione, i napoletani, che ne furono colpiti nel lontano 1973.

A questo punto, con la speranza che il racconto possa aprire gli occhi e la mente degli stupidi di turno, ma abbiamo forti dubbi che ciò possa accadere, ripercorriamo quel 20 Agosto, che ieri ha compiuto quarant’anni, quando a Napoli scoppiò il caso colera, che alla fine farà circa 25 vittime e circa 300 casi di contagio. Da Torre del Greco viene lanciato il segnale, a causa di alcune morti per gastroenterite acuta, che mette in allarme in particolare il mondo della pesca, più nello specifico le cozze, attraverso le quali si sospetta possa essere contratto il virus. Si vedrà in seguito, attraverso controlli a tappeto, che in realtà il vibrione proveniva dalla Tunisia, dove gli scarichi fognari furono la causa dell’inquinamento dei mitili incriminati. A quel punto scattò un vero e proprio piano sanitario a tappeto, nonostante le scorte necessarie non erano in grado di coprire l’intera popolazione, che cominciò ad andare in fibrillazione, scatenando, in alcuni casi, scene di panico, in particolare presso i presidi ospedalieri e la municipalità, dove migliaia di persone chiedevano di essere vaccinate per sfuggire alle grinfie della malattia. Dall’ospedale Cotugno arrivano notizie di centinai di casi di contagio, ed in città si cominciò ad avere la psicosi su qualsiasi cosa fosse individuata come possibile pericolo.

Nino D’angelo, allora sedicenne “scugnizzo” della zona di S.Pietro a Patierno, periferia a nord di Napoli, nell’edizione odierna del quotidiano “Il Mattino” l’ha raccontata così: “Ad attirare l’attenzione era in particolare la preoccupazione dei nostri genitori, delle mamme. Si preoccupavano quando giocavamo per strada con l’acqua, e ci controllavano che ci pulissimo le mani quando andavamo al bagno. Ma noi ragazzi, non è che badavamo molto a quegli avvertimenti”. Anche “Gedeone” Carmignani, all’epoca portiere azzurro, ha raccontato al quotidiano la sua esperienza: “Eravamo impegnati nella preparazione estiva al Vomero. La società ci informò di stare attenti all’alimentazione, elencandoci cosa potevamo e non potevamo mangiare. Ad ogni modo, affrontammo la situazione con serenità, senza particolari preoccupazioni. Mia moglie si trasferì a Viareggio soltanto perché avevamo un bimbo di 1 anno, altrimenti anche lei, così come le altre mogli dei calciatori azzurri,sarebbe rimasta in città. Disputammo un gran campionato, avevamo una squadra forte e non ci facemmo distrarre da quelle psicosi. Fu solo antipatico avere pochi sparring partner per giocare le amichevoli estive. Soltanto il Genoa accettò di giocare contro il Napoli, forse anche per questo resiste il gemellaggio tra i tifosi napoletani e quelli liguri“. Il Napoli chiuderà il campionato al terzo posto, dietro la Lazio campione d’Italia e alla Juve.

Il colera fu isolato e entro la fine del 1973 l’allarme cessò del tutto, facendo tranquillizzare la popolazione, ma si era già messa in moto l’insensibile macchina dei mass media, spietati precursori di una etichetta che perseguita il popolo napoletano come “sporco”, immerso nella sua spazzatura, adagiato in una cultura di degrado che tocca livelli di media decisamente bassi, che hanno storicamente contribuito ad infangare l’orgoglio di un popolo che ha reagito ed ha voltato pagina. Ma gli stupidi no, loro non voltano pagina, e sfruttano i drammi della storia come arma vigliacca, che colpisce al cuore e determina odio e tensione reciproca, mentre sarebbe più saggio e coerente combattere questi pseudotifosi con l’indifferenza. Ma gli orgogliosi scarseggiano di indifferenza, è così da sempre, poiché è talmente tanta la volontà di difendere la propria terra, è così spiccato quel senso d’appartenenza, che gli si brucia il petto dalla voglia di reagire a quell’orrore che le orecchie sono costrette a sentire.

Il colera è stato sconfitto a Napoli, ma questa gente è in grado di riportarlo in auge, forse nel modo più meschino e spietato di quanto non lo sia stata la malattia in sé, e cosa ancor più infame e tendente al logorio della sensibilizzazione di questa terribile minaccia, è l’indifferenza della pubblica opinione che dimentica troppo spesso di evidenziare questi atti indegni. Se esiste un problema razzismo negli stadi italiani, così come accertato dagli ultimi episodi, è bene che si sappia che esiste anche un problema che vede i napoletani vittime di cori che rivoltano nelle tombe i morti di un dramma accaduto quasi mezzo secolo fa, ma che è divenuto il peggior modo per inveire contro un popolo, peraltro in un contesto sportivo che non ha nulla a che vedere con le drammatiche tappe della storia della nostra penisola. Non è possibile concludere questa disanima con concetti che inducono ad essere fiduciosi, perché è tanto il male che le orecchie, ma anche gli occhi hanno assistito ed assistono. Possiamo soltanto chiederci se e quando finirà mai tutto questo…