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Crisi del settimo anno, bye bye! Marekiaro giura eterna fedeltà alla maglia azzurra

Hamsik a Sky: "Non vogliamo perdere il secondo posto. Mazzarri? Spero che resti"

Oje vita, oje vita sua: perché ormai è ufficialissimo, è scritto tra le stelle, lo urla la sua storia personale e lo ribadisce l’ennesima firma sul contratto trascinato in scadenza a giugno del 2018. Hamsik è per sempre, o almeno per un altro quinquennio, e dopo sei stagioni fanno undici, e dopo duecentosessantadue partite chissà dove arriverà. “Amo la città e questo club. Sono contento di aver prolungato, io desidero rimanere qua e credo che assieme ai tifosi riusciremo a gioire per sempre nuovi successi“. Il Marek che inonda Napoli d’un affetto (quasi) senza eguali ha scelto ancora quei profumi, quei panorami, quell’habitat che gli è ormai naturale: e in quella promessa di matrimonio (calcistico) che approda al 2018 – fino a prove contrarie e a ulteriori rinnovi – c’è la prova provata di essere ormai al cospetto d’un leader, c‘è la coscienza di aver allevato un figliol prodigo, c’è la tendenza a modificare il calcio, a rielaborarlo in chiave un po‘ antica e assai romantica, infarcendolo di sentimenti autentici.

Le bandiere esistono oppure si creano, lasciandole sventolare nel cielo preferito: e la Napoli che si pone dinnanzi, per la settima stagione, è ormai “la seconda casa, la mia dimensione: perché i0 qua sto bene e ci voglio restare. Io qui sono felice, lo è la mia famiglia”. Il piccolo principe, quel fanciullo con il cervello sviluppato in maniera manifesta, è ormai diventato un uomo, ha messo la cresta ancora più alta e una muscolatura da atleta completo: ma quel bambino approdato nell’estate del 2007, poi rimasto a dispetto di qualsiasi tentativo di persuasione, stavolta è il simbolo gratificante d’una rinascita, il punto di riferimento d’una generazione di emuli che ormai galleggiano tra le linee con quell’incedere caracollante. «Stiamo lavorando tutti per crescere e ciò vale anche per me: stiamo provando un nuovo sistema di gioco, ma gli allenamenti e le amichevoli a questo servono, per memorizzare i movimenti. E soprattutto ci stiamo attrezzando per un’altra grande stagione: è chiaro che vorremmo vincere ed è vero che lo scudetto mi piace. Non prometto nulla, ma ci proveremo».

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Sei anni alle spalle e cinque dinnanzi: Bruscolotti e Juliano, i recordman di presenze, son lontanissimi, ma chi può dire cosa accadrà in questo lustro Marekiarissimo, che luccica del talento ormai europeo d’un calciatore universale, un po‘ mezzala e un p0‘ mediano, un po’ mediano e un po‘ rifinitore. “Sono soddisfatto di come sono andate le cose con il Benfica e io penso a vivere alla giornata. Queste amichevoli sono un state un buon segnale, sappiamo di essere attesi da un grande campionato”.

Il San Paolo è il giardino inseguito e poi coltivato con gratitudine e riconoscenza, è lo stadio in cui costruire la propria favola: e prim’ancora che firmasse, in quel delirio collettivo che ha accompagnato le presentazioni, la percezione nitida dell’amore inattaccabile è arrivata dall’alto, dal boato che sa d’incoronazione per chi non ha avuto ripensamenti, per chi s’è legato a filo quintuplo con quella maglia: “Io qui sono felice“. Oje vita, oje vita sua.

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FONTE: Corriere dello SPort