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Che la tv non si impadronisca definitivamente del Napoli, per carità!


mediaset-amichevoli-napoliNapoli pay per view / Era austera, questa in cui viviamo. A pensare che non basta più sacrificare un gruzzoletto ogni mese per permettersi di vedere le partite dell’amato Napoli in campionato, ora ci si mettono anche le amichevoli in pay per view a rendere critico il già martoriato budget mensile per i beni di prima necessità, a cui il bravo napoletano medio, irrinunciabile sostenitore e immancabile spettatore di qualsivoglia vicenda azzurra, non può non dare retta. Ecco, immaginiamoci pure che questo fantomatico napoletano medio, che ha rinunciato alle ferie perché la crisi è crisi, si vedrà quindi costretto a passare il caldo mese d’Agosto tra i lamenti di una moglie insofferente e il pellegrinaggio del “pendolare da spiaggia”, con file interminabili per raggiungere i complessi balneari e la calca delle spiagge da “girone dantesco”, quello che punisce i disertori delle vacanze, almeno quelle low cost e/o last minute.

Ma bando alle ciance e agli “english terms” da cui ci dissociamo per ovvie ragioni, per ritornare a parlare della sopracitata nota dolente, a cui proprio “io non ci sto“. Eh già, perché queste amichevoli di lusso, di cui ci piacerebbe essere spettatori “fantozziani”, con birrone gelato e frittatona (e visto il tema vacanziero, non ci possiamo nemmeno esimere dal “rutto libero“) diverranno forse uno dei dilemmi partenopei di quest’estate. Il perché è scritto a chiare lettere nei messaggi pubblicitari delle emittenti in pay per view a cui il fedele sostenitore azzurro è magari anche abbonato. Dieci euro per gli eventi che vedranno il Napoli sfidare Arsenal, Porto e Benfica, dopo aver già inaugurato la stagione delle amichevoli internazionali con il Galatasaray lunedì scorso, sempre a pagamento, tutto in poco più di dieci giorni, vuole dire la considerevole somma di quaranta euro, ovvero una mazzata tra capo e collo per il tifoso, quasi peggio delle supertasse settembrine, quelle che lo stato ci ha abituato al rientro dalle vacanze. Non vogliamo passare per antiquati, conosciamo bene i meccanismi che, oggi, impongono le televisioni ed i contratti stipulati, ma occorre cercare di essere coerenti con i tempi che corrono. Non mancano e non mancheranno certo gli introiti da cui attingere, la torta ha parecchi fette che possono accontentare tutti i golosi presenti al banchetto, per cui, una riflessione ce la possiamo concedere.

Liberare dalla schiavitù delle pay Tv le amichevoli estive degli azzurri potrebbe significare molto per il popolo partenopeo, sia per una questione economica per le problematiche già descritte precedentemente, ma anche come forma di rispetto verso una piazza che, quando chiamata a sostegno, non ha mai fatto mancare il proprio supporto, seppur dispendioso se guardiamo i costi dei biglietti, di cui mai nessuno (o quasi) ne ha fatto capro espiatorio per disertare le tribune del San Paolo. Regalare le immagini del nuovo Napoli sarebbe stato un gesto verso una persona appartenente ad una nazione in difficoltà, un contribuente di uno stato che opprime senza chiedere, che soffoca senza concedere tregua, che impone senza possibilità di eccezioni, un modo come un altro per dare un segnale chiaro ai tanti appassionati, i veri proprietari di questa squadra, coloro attraverso i quali la storia ha avuto modo di proseguire attraverso la passione, l’amore senza confini e senza interessi, che sia stata Serie C o Champions League.

Ecco, forse oggi avremmo parlato di un regalo ai napoletani, una consegna emblematica ad un popolo che nutre da sempre amore incondizionato per questi colori da quasi un secolo, un omaggio alla perseveranza di chi va fiero di essere parte di questa terra, e attraverso questa rinuncia avremmo pensato che il presidente, oltre a millantare i tanti milioni da poter spendere in chiave calciomercato, avrebbe potuto essere anche il “Robin Hood” della pay per view, quello che ruba ai ricchi titolari delle piattaforme televisive, padroni incontrastati del mondo pallonaro, per dare ai poveri utenti/appassionati, che per rinnovare l’abbonamento alla tv magari non usciranno per andare a mangiare una pizza con la moglie o la fidanzata, che rinuncieranno a comprarsi una camicia in più, che eviteranno di acquistare un oggetto troppo costoso per ripiegare su di uno simile ma prodotto da una marchio sconosciuto.

Questa favola non è accaduta e forse non verrà mai raccontata, ma ci piace pensare che nulla è impossibile, e che forse a qualcuno un pensiero romantico sfiori ancora la mente, riflettendo sulle scelte future, lasciando accesa quella flebile fiamma di speranza, quella che induce a pensare che non tutto si può comprare con i soldi, e non chiamateci fessi se nutriamo ancora la speranza che le televisioni non si impadroniranno definitivamente della squadra che amiamo…