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Adriano Bacconi: “Vi spiego la rivoluzione e i metodi di Benitez”

benitez e bacconiArrivo a Dimaro presto e trovo Fabio Pecchia prima dell’allenamento mattutino a bordocampo con le casacche in mano. Con lo staff spagnolo ha legato subito, il suo ruolo sarà importante, è l’anello di congiunzione tra il tecnico e la squadra. Dovrà aiutare Benitez a trasferire al gruppo concetti di gioco nuovi, lontani dalla precedente gestione tecnica. Dice con l’umiltà e la simpatia che lo contraddistingue: “Sono uno studente all’Università del calcio”. In effetti c’è molto da imparare vedendo gli allenamenti di Rafa. Le esercitazioni proposte lasciano trapelare gli obiettivi del suo progetto tecnico. Si lavora sulle capacità decisionali dei giocatori. La seduta inizia con un possesso palla a 2 tocchi: controllo orientato e cambio di gioco. Il regime è aerobico. I calciatori corrono come se fossero nei boschi ma facendo muovere anche il cervello e perfezionando i gesti tecnici.

Il secondo lavoro è più analitico. Si tratta di un 4 contro 2. L’attaccante centrale viene incontro al portatore di palla, gioca di sponda e si ripropone per chiudere l’azione. Potrebbe essere un movimento che vedremo fare spesso a Higuain in partita. Ha quelle caratteristiche nel suo Dna. Rispetto a Cavani, dati Uefa alla mano, pur coprendo un minor raggio d’azione, l’ex madridista tocca un maggior numero di palloni e predilige lo scambio in spazi stretti. Infatti oltre la metà dei suoi passaggi sono medio-corti, solo il 7% lunghi (oltre 30 metri). Il confronto con Cavani è pertinente perchè le differenze tecniche tra i due attaccanti rispecchiano le diverse richieste che fanno alla loro punta Mazzarri e Benitez. L’uruguagio entrava poco in area di rigore preferendo arrivare da dietro con smarcamenti lunghi negli spazi. Higuain staziona di più spalle alla porta e svaria meno sulle fasce. È più uomo d’area e può così sfruttare con più puntualità i cross degli esterni. Tutto questo non significa che il neo acquisto nel Napoli non corra. Infatti nell’ultima edizione della Champions ha percorso oltre 60 chilometri, 10,83 a gara, leggermente di più rispetto alla media-partita di Cavani nelle 8 partite di Champions della stagione precedente. Benitez non cerca fenomeni, ma calciatori collaudati e specifici per il suo 4-2-3-1. Secondo questa logica sono stati presi Martens e Callejon che già si muovono a loro agio nelle posizioni di esterni alti. Molto ruoterà però intorno alle capacità dei vecchi di assorbire il nuovo approccio mentale richiesto da Benitez. Sempre restando al reparto offensivo mi sono piaciuti molto i movimenti a rientrare di Insigne, da sinistra, e Pandev, da destra. Non sarà facile togliere a loro due il posto. Hamsik dovrà agire invece da trequartista classico e trovare gli spazi per attaccare l’area arrivando a rimorchio di Higuain.

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L’allenamento della mattina si chiude con una partitella studiata per sfruttare meglio le zone esterne. Quattro giocatori laterali danno sostegno alla squadra che attacca favorendo lo sviluppo dell’azione in ampiezza. Gli spagnoli li chiamano comodini, sono dei jolly che servono per aumentare le opzioni di passaggio e direzionare l’attacco. Il concetto base è creare superiorità numerica nella zona della palla. Nella pausa tra i due allenamenti mi incontro con Benitez e il suo staff a tavola. È un confronto a ruota libera, si parla delle differenze tra il modello gestionale e organizzativo dei club inglesi e di quelli italiani, delle tecnologie utilizzate per la match analysis e della sua utilità nel tempo reale per favorire le decisioni del tecnico, della buona collaborazione iniziata con Gianpaolo Saurini, il tecnico della Primavera che è stato anche lui nei giorni scorsi a rapporto da maestro Rafa. Il punto di partenza è usare lo stesso software per pianificare gli allenamenti, poi si passerà a rendere sempre più coerenti i mezzi di allenamento e il sistema di gioco.

Trovo Benitez molto sereno, pragmatico, razionale. Sa che non sarà facile, è conscio delle difficoltà e dei rischi ma anche della forza delle sue idee. Deve vincere una sfida non banale. Fare una rivoluzione culturale prima che sportiva in poco tempo. Per dirla all’inglese e schematizzando si tratta di passare da una filosofia, quella di Mazzarri, basata su closed skills, cioè su capacità atletiche e tecniche perfezionate e automatizzate, ad una costruita intorno agli open skills, cioè su un bagaglio di conoscenze ampio che renda il giocatore in grado di prendere in campo la migliore decisione tra quelle possibili. Gli spagnoli definiscono questa metodologia con l’acronimo PAD che sta per Percezione-Analisi-Decisione. Per questo ogni allenamento deve migliorare la visione di gioco e le capacità anticipatorie.

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Anche il menù pomeridiano offre ingredienti in linea con quanto visto la mattina. Si parte con un’esercitazione su un quadrato di 15 metri di lato. Gruppetti di giocatori posizionati sui vertici devono scambiarsi la posizione facendo circolare, con diverse combinazioni, due palloni. L’attenzione è ai tempi della giocate. Si ruotano due palloni che devono stare sempre sui lati opposto per cui mentre si esegue il passaggio si deve con la coda dell’occhio vedere se c’è sincronia con quello che accade dall’altra parte del quadrato. Prima di andare a fare un circuit training in palestra c’è ancora il tempo per un gioco di posizione. Su 2 quadrati di 10 metri di lato si fronteggiano 4 giocatori contro un unico avversario. I due lati sono separati da una striscia di campo presidiata da altri due difensori. I giocatori con la palla devono farla girare fino a trovare l’imbucata per passarla nell’altro quadrato senza farsela intercettare. Anche qui c’è la necessità di muoversi senza palla per aumentare le soluzioni e orientare il corpo per aprirsi l’angolo di gioco. Chi difende non ha come riferimento il singolo avversario ma la copertura della traiettoria di passaggio. I giocatori si divertono, sudano, imparano un nuovo modo di pensare calcio.

Fonte: Adriano Bacconi per Il Mattino