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Il miracolo targato Pesaola-Rambone e quel girone di ritorno da record


napoli pesaola ramboneNapoli Pesaola Rambone \ Non fu certo la migliore stagione azzurra quella del campionato 82-83, dopo che il dimissionario Rino Marchesi aveva sorpreso tutti e messo in difficoltà la società per la scelta tecnica, poi affidata al modesto Giacomini. Via i pezzi da novanta, Damiani, Palanca, Caffarelli e Musella su tutti, subentrarono pochi elementi, tra cui Celestini, Dal Fiume e Ramon Diaz, quest’ultimo divenne l’uomo mercato degli azzurri, anche se deluderà poi le aspettative. Nelle prime dieci partite l’allenatore Giacomini aveva raccolto una sola vittoria, 5 pareggi e 4 sconfitte, e la società, nella figura dirigenziale del ds Bonetto, cercò di riparare al danno con gli ingaggi avventati di due uomini oramai ai margini del calcio giocato, Scarnecchia e Vagheggi, pagati a peso d’oro e futili in termini pratici.

La successiva sconfitta contro il Cagliari, (1-0 rete decisiva di Restelli) mise il tecnico nelle condizioni di essere rimosso dall’incarico, e chi meglio del “Petisso” Bruno Pesaola, profondo conoscitore di Napoli e del Napoli, dopo anni di permanenza da giocatore prima e da allenatore poi, avrebbe potuto tentare il miracolo? Cominciò col fare una importante premessa che è rimasta alla storia; invitò tutti alla calma, e chiese ai tifosi di compattarsi attorno alla squadra per dare la spinta giusta per uscire dal tunnel che portava dritti alla retrocessione. La cura Pesaola ebbe i suoi frutti dopo qualche settimana, tempo utile per assimilare gli schemi del nuovo mister e del suo collaboratore, Gennaro Rambone, altro pezzo di storia, giocatore e allenatore arrivato dalla cosiddetta “gavetta”, con un’esperienze alle spalle in tutti i campionati, pragmatismo e saggezza tattica da vendere. L’amalgama col Petisso era tangibile, entrambi misero in piedi un filtro a centrocampo tale da ingabbiare le squadre che da lì fino alla fine del torneo avrebbero affrontato gli azzurri, ed i risultati si videro con il calo improvviso delle reti subite da Castellini, 11 solamente in tutto il girone di ritorno, quasi un record per un portiere della massima serie.

I risultati raggiunti del tandem vincente Pesaola-Rambone furono lampanti, 6 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte, una marcia quasi da scudetto, le uniche due sconfitte caddero al cospetto della Roma Campione d’Italia (unica partita balorda del girone di ritorno, un 5-0 che evidenzia ancor di più il fattore legato alla impenetrabilità del filtro a centrocampo, degli undici gol subiti cinque li fece solo la Roma) e dell’Ascoli (De Vecchi, mise a segno la rete vincente con un eurogol imparabile). Dagli insulti dei tifosi nei confronti di Ferlaino (quell’anno un tifoso doc, presidente di uno dei tanti club Napoli, tale Nino Galeota, ebbe l’idea innovativa di noleggiare un piccolo aereo a cui affisse alla coda un cartello con la scitta “Via Ferlaino“) arrivarono i primi consensi, anche dalla pubblica opinione partenopea, in primis l’ex presidente Roberto Fiore, il quale, attraverso le emittenti napoletane inscenò una vera e propria campagna  denigratoria nei confronti del presidente in carica, invitandolo più volte a dimettersi, ora sotterrò l’ascia di guerra per stemperare gli animi e aggregare il proprio supporto alla causa azzurra. Con l’ambiente compatto, nell’ultima gara al San Paolo contro il Cesena, decisiva ai fini della permanenza in serie A, con il pareggio che sarebbe bastato per festeggiare la salvezza, gli azzurri si permisero il lusso di vincere addirittura, con un gol di Dal Fiume che scatenò un boato che ancora oggi si ricorda nei pressi di Fuorigrotta e dintorni.

Ancora Serie A, ma che sofferenza, una sentimento che i napoletani da lì a qualche anno dimenticheranno per qualche decennio, qualcosa di grande stava per compiersi, un argentino (non Ramon Diaz, per carità) avrebbe cambiato le sorti della storia dei partenopei.

Di seguito il video del gol che condannò il tecnico Giacomini all’esonero