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Finalmente un delirio nuovo


editoriale_carlo_letteraL’aria era diventata irrespirabile, chiusa nella solita stanza delle scusanti e delle reticenze. Calda, umida, maleodorante, appestava tutti noi tifosi. C’era un cartello di divieto: “Vietato aprire le finestre. Vietato far entrare aria fresca, vietato guardare le stelle e sognare”.

Non c’era la grande visione, ma un passo regolare, un discorso anonimo. Si rischiava la fine dei criceti, slittare sempre sulla stessa ruota, senza possibilità di uscita, senza l’annuncio nuovo del mattino.

Questa era, metaforicamente parlando, la situazione delle anime napoletane della gestione Mazzarri. Si contestavano cifre, ingaggi non possibili, riducendo il calcio a una scienza perfetta misurata sull’equazione denari-successi. Era comodo così, era conveniente non guardare gli altri mondi che con pochi soldi sembravano avviare la rivoluzione del pallone. Il Borussia Dortmund non esisteva per Mazzarri, non poteva esistere perchè nulla che avesse minacciato il suo IO sarebbe stato accolto. Non si poteva fare di più, lui era il più bravo sacerdote di un fato inesorabile.

Oggi con Benitez la cameriera ha avuto il permesso di aprire i finestroni. Che freschezza! La mia pelle aveva dimenticato questa magia. Lo abbiamo subito amato, e lo ameremo sempre. Perchè ? Perchè gli uomini sono folgorati dalla prima parola, dal primo contatto, dal primo movimento. Siamo intuitivi, sappiamo prima di comprendere, sentiamo piuttosto che pensare. Il primo incontro stabilisce per sempre. La prima impressione condiziona tutti i giorni restanti. Chi di noi non si è portato dietro il sentimento della prima volta di un incontro, giudicando quel soggetto sempre a partire dall’emozione di quella prima volta? Sarà così anche per Benitez.

Ormai non potrà essere altri che Rafè, non potrà essere altri che il sognatore “pensante”, l’apparenza che inganna. Quel pancione rassicurante, il volto rubicondo che ispira una sensazione di mollezza, di temperamento remissivo e passivo è una scorza che tradisce, un’apparenza di cui ci siamo accorti. Noi napoletani giudichiamo al primo sguardo, pesiamo le persone come il fruttivendolo le sue pere, senza farle passare per la prova della bilancia. E abbiamo intuito che quella scorza razionale nasconde invece una passionalità esuberante, un sogno, una visione che a noi mancava.

Nuova aria, nuovi linguaggi, nuovi processi di esaltazione. Ci mancava da troppo tempo questa febbre, e questo delirio è così potente che sembra poter fare a meno anche di Cavani.
Questo è ciò che io chiamo visionario dell’intelligenza, questo è Rafa Benitez

Carlo Lettera
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