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Il ’68 azzurro, tra un giovanissimo Zoff e le “sviste” di Lo Bello all’Olimpico


napoli zoff 4Napoli Zoff \ Anni ruggenti quelli che il Napoli di Altafini si appresta ad affrontare, con una nuova stagione alle porte e la voglia matta di vincere il tricolore. La presidenza Fiore aveva lasciato le incombenze alla truppa Lauro, ed il comandante, già avviato verso un’età alquanto delicata, preferì passare la mano al giovane figlio Gioacchino detto “il buono” per la cordialità e la bontà nei modi con cui si poneva alla gente, e ben presto dovette inaridire le proprie radici, dovendo calarsi nella giungla del calcio nostrano, prima prova di fuoco la sede del calciomercato (all’epoca le trattative si svolgevano nell’Hotel Gallia, sempre a Milano) dove fu chiamato a rinverdire una rosa che poteva già contare su elementi di buon livello. Il vero colpo fu l’arrivo di un giovane portiere friulano, destinato a fare la storia del calcio italiano, tale Dino Zoff, in cerca di affermazioni in una piazza importante e calda come quella partenopea, arrivato a mezzanotte dell’ultimo giorno di calciomercato, per 120 milioni più il cartellino di Bandoni.

Assieme al buon Dino arrivò anche l’attaccante Paolo Barison, amico della famiglia Altafini, il quale suggerì alla dirigenza l’acquisto del calciatore poiché l’amicizia longeva avrebbe potuto favorire un certo feeling sotto porta (alla fine del campionato il magro bottino di 4 marcature non sembrò confermare le aspettative) . Zoff divenne subito un beniamino, si instaurò con la tifoseria azzurra una sorta di rispetto reciproco che divenne il simbolo di un’annata fondamentale per il portiere, il quale trovò anche la nazionale e quella tranquillità che un estremo difensore ha bisogno per dare il meglio di sè. Come dimenticare l’ingresso in campo con fare cavalleresco, passetti brevi e testa bassa, ai limiti della porta da difendere partivano fragorosi gli applausi dei supporters napoletani estasiati dallo stile e dal carisma del giovane friulano. Altro rito propiziatorio di quella stagione era, sempre durante il riscaldamento in campo, la “bomba” che Sivori calciava a porta vuota, accompagnata dal boato del San Paolo che sanciva l’augurio e la speranza che, anche durante l’incontro, l’Omar funambolo avrebbe potuto esultare per una segnatura.

Cinque anni con la maglia del Napoli, 143 presenze e debutto in questa stagione dove, il grande Zoff conquistò la nazionale e consensi in tutta Italia, oltre che un secondo posto in campionato con i partenopei, miglior piazzamento del dopoguerra per gli azzurri. Stagione che non cominciò nel migliore dei modi, tant’è che a Roma, sponda giallorossa, la partita cominciò subito con una doppia sberla che sancì un primo tempo da incubo: Roma-Napoli 2-0. I ventimila presenti sulle tribune, nonostante la disfatta nella prima parte di gara, erano ancora i più rumorosi rispetto alla tifoseria giallorossa, ed il gol di Barison che riaprì le danze fu un toccasana per tentare di riacciuffare la gara, dalle tribune continuava incessante l’incitamento, la gara contro la Roma era sentita già all’epoca. Salì in cattedra per primo il portiere romano Pizzaballa con interventi miracolosi, oltreché fortunosi, rimpinguati da una cattiva vena realizzativa degli avanti azzurri.

Dopodiché la palla (in senso metaforico, si intende) passò all’arbitro, il mito vivente per le giacchette nere Concetto Lo Bello. Temuto da tutti, sergente di ferro in campo e fuori, era un arbitro dal carattere intransigente e con un piglio deciso, non si lasciava certo condizionare dall’ambiente esterno, unico neo quella voglia di essere protagonista che qualche volta lo costringeva a lasciare gli stadi scortato dalle forze dell’ordine. L’episodio incriminato accadde in area di rigore della Roma, Altafini riesce ad entrarvi, penetrando attraverso due difensori romani che, con fare poco ortodosso, atterrano il brasiliano oriundo; è rigore! L’arbitro, tra lo stupore generale, indica di proseguire le ostilità e di concludere l’azione, al che lo stesso Altafini cominciò a sbraitare, gesticolando come fa un naufrago disperso tra le onde del mare. I gesti del centravanti azzurro fecero imbestialire Lo Bello che lo ammonì per la presunta simulazione precedente, e mai cartellino giallo fu più contestato.

Urla di proteste si alzarono dalla platea, un uomo superò le transenne e si diresse minaccioso verso il severo arbitro, riuscendo ad eludere alcuni calciatori intenti a bloccare quella follia, il sig. Gaetano Ramaglia, questo il nome del “cavallo pazzo” partenopeo, arrivò al cospetto del Sig.Concetto, il quale, con una pacatezza a dir poco glaciale, lo guardò negli occhi e, con fare da “brigadiere” lo prese per un braccio e lo consegnò alle autorità, tra l’incredulità del confuso Ramaglia e quella dei tifosi azzurri che sembravano aver trovato il loro giustiziere di quel disastro firmato dal miglior arbitro del momento, non certo per quella gara avranno pensato i supporters partenopei. La gara terminò con la sconfitta per 2-1 ma la splendida cavalcata azzurra cancellò quell’episodio e mise la società partenopea al cospetto dell’elitè del calcio italiano. 

Ecco i reperti dell’epoca che spiegano in maniera chiara le dinamiche dell’invasione di campo, per fortuna a lieto fine:

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