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L’editoriale di Ivan De Vita: “Aurelio 2.0”


editoriale_ivan_de_vitaLa barba bianca può celare mille risorse. Esperienza, astuzia, saggezza. Se ad indossarla è poi un uomo che per tutta la sua vita ha divorato colpi di scena e sciato sulla suspence, allora la sorpresa è sempre in agguato. Aurelio De Laurentiis ha reso le giornate dei napoletani certamente meno monotone. Facendo leva sulle loro aspettative, ha costruito anno dopo anno una solida impalcatura che continua a plasmare a seconda delle esigenze e dell’ evoluzione del calcio e del tifo. A volte burbero, insolente, con una pienezza di sè che spesso barcolla sul precipizio della superbia. Ma con quel carisma e quel senso di adattabilità a quanto percepisce intorno che sotto il Vesuvio fanno breccia con il minimo sforzo.

Seguendo l’inflazionato epiteto “Stay hungry” di un guru dell’informatica come Steve Jobs, la sua ultima frontiera si chiama Twitter. La digitalizzazione del rapporto società-tifo, al passo con i tempi. L’interazione diretta tra il condottiero e la sua ciurma, senza steccati di potere o piedistalli a fare da cerniera. Insomma un patron 2.0. Inaugurazione il 17 marzo, con un’autoreferenzialità da far invidia a Woody Allen: si celebravano in quella data le sue 400 gare da presidente del Napoli. Da lì in poi un uso a tratti inappropriato, piuttosto autocelebrativo e con qualche sermone di troppo. La stoccata a Cellino, Astori e Naingollan dopo la sofferta vittoria sul Cagliari, ad esempio, è parsa di cattivo gusto. Il solito Aurelio senza peli sulla lingua, trasferitosi sul palcoscenico della rete dal quale può esibire la sua arte da navigato showman senza badare a tempi televisivi o fastidiose frecciatine dell’opinionista di turno.

In questi mesi, però, conoscendo la potenzialità del mezzo ha saputo modellarne l’utilizzo focalizzandosi principalmente sul target. La ciliegina è stata ovviamente il nome di Rafa Benitez partorito da un suo tweet. La Napoli calcistica e non solo con la bava alla bocca in attesa del nuovo allenatore per un intero pomeriggio, scandito dai suoi cinguettii preparatori. Ormai i comunicati stampa ufficiali sembrano già lontani un secolo, nuovi eventi o news direttamente sull’account del presidente. Immediatezza dell’informazione e virtuale intimità con i suoi followers. A tal proposito, la chiacchierata di qualche giorno fa su Twitter con le migliaia di supporters azzurri intervenuti è una spaventosa esplosione di modernità. Anche il tifoso più polemico, quello appiattito dal luogo comune “Pappone cacc e’ sord!”, può esprimere la sua opinione al diretto interessato e discutere di arrivi, cessioni, caso Cavani, Mazzarri, Benitez o questione San Paolo come se lo facesse con suo cognato al bar sotto casa. Avveniristico.

Dimostrazione eloquente di quanto De Laurentiis sia legato al suo giocattolo. Pronto ad eliminare ogni barriera con milioni di appassionati e confrontarsi su qualsiasi argomento. Tastare l’umore della sua gente, analizzare le critiche o prendere in considerazione dei suggerimenti senza leggerlo dai giornali o estrapolarlo dai forum. Contatto diretto, sincero, alla pari. Lui ama il Napoli come noi e vuole condividere la sua passione. Si può vincere. Insieme.

La metamorfosi di questo imprenditore dal suo ingresso nel mondo del calcio ad ora. La parata hollywoodiana con la quale nel 2009 vennero presentati Quagliarella, De Sanctis, Campagnaro, Zuniga e Hoffer, condita da elicotteri ed offshore. La replica in versione Walt Disney due estati fa all’arrivo di Inler. Sensazionalizzare è sempre stato il suo forte, lo è ancora oggi. Ma qualcosa è cambiato. Allora era fine a sè stesso, un colossal stratosferico totalmente estraneo alla nostra realtà. Ora è più circoscritto e ponderato. Mira a fidelizzare, familiarizzare, non solo ad estasiare. Hanno aggiunto i sottotitoli, finalmente possiamo capirci qualcosa e proiettarci verso un happy end. Insieme.

Ivan De Vita

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