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No al razzismo, ma quale?


spor_11370670_30120Ieri a Bologna, durante la partita della nazionale contro San Marino, nonostante la presenza del Ministro dell’ integrazione Cécile Kyenge per dire “no al razzismo”, sono partiti dalle tribune cori razzisti nei confronti dei napoletani. Nessun indignato, a quanto pare si indignano solo per i cori verso Balotelli (in quest’ultimo periodo) o Boateng (qualche mese fa). Il primo è riuscito a ricevere più solidarietà rispetto ad un’intera cultura, come quella napoletana appunto, almeno da quello che si legge dalle parole dello stesso Ministro: “Bisogna fare di più contro il razzismo, le osservazioni di Balotelli sui cori sono ragionevoli e ci responsabilizzano”. Sembrerebbe, dunque, allo stesso tempo ragionevole e deducibile pensare che il messaggio di solidarietà “No al razzismo” debba essere convertito in “No al razzismo… verso Balotelli”. Il popolo napoletano, dopo gli ennesimi cori razzisti subiti, tra l’altro durante una partita della nazionale italiana che dovrebbe unire e non dividere, si è sentito discriminato dallo stesso governo che contrasta “ogni” forma di razzismo.

Negli ultimi mesi, sono state interrotte alcune partite a causa di cori razzisti (ma non per cori anti-Napoli), l’ultimo caso è proprio quello riguardante Balotelli in Milan-Roma, dove l’arbitro Rocchi decise di sospendere, anche se per poco, la partita. La domanda sorge spontanea: per i cori nei confronti dei napoletani, perchè lo stesso tipo di tutela non esiste? Forse perchè provocherebbe la sospensione della maggior parte delle partite del Napoli?!?

Quel “No al razzismo” deve essere una tutela per tutti e non per pochi.

 

Gaetano Brancaccio

Produzione riservata