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Storia di grandi strategie di mercato, la grande operazione Sivori-Altafini


napoli altafini sivoriNapoli Sivori Altafini \ Con la consueta macchina del tempo che accompagna la nostra rubrica “Qui fu Napoli” ci catapultiamo con la storia agli albori del campionato ’65-’66, epoca in cui il Napoli festeggiava il ritorno in serie A dopo due anni di purgatorio in cadetteria. La vecchia volpe Bruno Pesaola ancora una volta aveva accompagnato per mano la squadra azzurra ad un brillante secondo posto in B che significò una tranquilla promozione nella serie che il Napoli meritava, successo ottenuto soprattutto grazie alle 12 reti del brasiliano Faustino Canè. Ma c’era bisogno di ben altro questa volta, la Serie A imponeva numeri e prestazioni che avessero assicurato all’ambiziosa piazza napoletana uomini in grado di stabilizzare la squadra ad alti livelli. Nel frattempo, si faceva spazio tra i grandi nomi del calcio italiano il giovane presidente azzurro Roberto Fiore, che in un’intervista televisiva prometteva ai tifosi azzurri una squadra da prime posizioni. Manco a dirlo, poche settimane dopo, il primo colpo azzurro.

A causa di screzi irrimediabili con il direttore generale milanista Viani, Josè Altafini era sul mercato, ma il valore del brasiliano oriundo era tale da imporre un trasferimento lontano dalle grinfia delle altre sorelle antagoniste, ovvero Inter, Juve, Bologna e Fiorentina. A chi offrire l’asso brasiliano che fosse in grado di pagare il lauto cartellino? spuntò fuori proprio Fiore che, con 300 milioni di lire si portò a casa uno dei calciatori più ambiti. E fu subito apoteosi sin dall’arrivo all’aeroporto di Capodichino, invaso dalla marea dei tifosi che costrinsero le forze dell’ordine a severe misure di sicurezza e ad organizzare un servizio d’ordine in grado di assicurare l’incolumità del giocatore. Qualche giorno dopo si toccò quota 35.000 abbonati e l’entusiasmo comincio a far sognare la città.

Sogno che sembrò divenire realtà quando si cominciarono a sentire assurde illazioni su un possibile arrivo di Omar Sivori in maglia azzurra, voce infervorata dai cattivi rapporti nello spogliatoio tra il “mago Herrera ed Omar. Non era possibile, il Napoli dopo aver investito su Altafini, nome inarrivabile fino a qualche mese prima, adesso si permetteva il lusso di andare a parare addirittura sull’asso bianconero? Fantasie dicevano, operazione economicamente impossibile, capacità di gestire l’acquisto non alla portata del giovane presidente azzurro, alle prime armi e forse preso dall’entusiasmo e da napoli sivori altafiniuna mania di grandezza che lo avrebbe portato ben presto alla rovina. Ebbene, fu qui che avvenne la svolta. Fiore, consapevole dei rapporti d’affari che l’ex presidente azzurro Achille Lauro aveva instaurato con la “Grandi Motori” della Fiat, si avvalse del suo appoggio per riuscire a strappare l’asso alla concorrenza e portarlo alle falde del Vesuvio. Gli svariati miliardi in ballo negli affari tra le parti fecero ben presto pendere l’ago della bilancia dalla parte della società azzurra; Sivori è nostro! Scene di delirio urbano alla stazione di Mergellina, circa cinquemila tifosi rischiarono di soffocare pur di salutare l’argentino strappato alla rivale storica, quella Juve spesso porto di sbarco di campioni affermatisi nelle realtà minori, questa volta accadde il contrario.

Il giro d’affari che la società aveva concluso portò ben presto i primi frutti di ciò che si era creato intorno alla squadra; le amichevoli organizzate in precampionato fruttavano fior di quattrini, ad esempio l’Ascoli, all’epoca compagine di serie C, guadagnò nove milioni dall’incasso della gara, cioè cinque incassi di una normale partita di campionato, segno che oramai, con questi campioni, ben presto si sarebbero potute toccare vette inaspettate, almeno a livello economico. Per ciò che riguarda i risultati, quell’anno si riuscì a centrare un brillante terzo posto, ma fu bello poter credere di lottare per il tricolore anche solo per pochi mesi. Rimarranno le gesta di un grande trio che quell’anno si formò in campo, Canè, Sivori ed Altafini, e fu così che anche il Napoli riuscì a calare il suo tris d’assi.