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L’editoriale di Ivan De Vita: “Questione San Paolo, fumata bianca?”


editoriale_ivan_de_vitaMaggio è sempre stato mese di scadenze e addii. A Napoli qualche abbandono si è già consumato, ma altri pericolosi ultimatum sono all’ordine del giorno. Tra questi, nella bagarre degli ultimi giorni, qualcuno ha dimenticato di annoverare il monito Uefa in merito alla revoca della licenza ai partenopei di disputare a Fuorigrotta le gare delle competizioni continentali. Tutto ciò se entro il 30 giugno non vengono soddisfatte le richieste sulle modifiche da apportare allo stadio San Paolo per allinearsi agli standard internazionali. De Laurentiis si è cautelato avanzando la carta Renzo Barbera come garanzia. Ma sfrattare una passione in un lembo di terra sconosciuto sarebbe un delitto.

Napoli vuole tenersi stretto il suo scrigno logoro e martoriato. E l’annosa questione sul nuovo stadio ha ormai esasperato gli animi in città. Non solo. Ha anche incancrenito il rapporto tra il presidente azzurro e il sindaco De Magistris, che al convegno di martedì scorso a Città della Scienza hanno faticato addirittura a reggere il moccolo dell’amicizia di facciata. Sì, perchè di questo si tratta, dopo mesi di tira e molla, attriti e scambi di battute al vetriolo. “Servono le risorse per un nuovo impianto”, ha puntualizzato il primo cittadino. “Le risorse ci sono, siamo pronti ad investire”, ha replicato con fermezza il patron. Il feeling di due attaccanti alla prima partita giocata insieme. Come se non si fossero mai incrociati prima.

Invece si sono incrociati, eccome. Incocciati direi. Tra una spallata e l’altra, gli screzi fra i due non sono riusciti a smuovere i ventilati progetti dal pantano in cui si sono stagnati quasi due anni or sono. Intanto il caro San Paolo attende in una camera buia, condannato a morte senza conoscere il giorno dell’esecuzione.

Questo perchè i due arcieri della querelle si sono cristallizzati sulle proprie posizioni, senza mai tentare di venirsi incontro. De Magistris ha sempre optato per una nuova struttura avveniristica lontana dal centro città, per riqualificare zone maggiormente degradate (Pianura e Ponticelli erano tra le candidate) ed evitare l’imbottigliamento di auto prima e dopo i match. Il buon Aurelio, sposando la tesi dei più romantici, si è battuto per il restyling del San Paolo, perchè quel cucciolone ovale rappresenta la storia partenopea e sarebbe stato ingeneroso gettarlo nell’oblio. Partendo da questi presupposti, il divario era incolmabile. Così come è parsa una farsa la manifestazione d’interesse pubblico indetta dal Comune. Prima si è parlato di tre progetti presentati, poi soltanto uno. Candidature che, allo stato attuale, risultano vaporizzate.

Caos calmo. Uno zampillo ogni tanto, insabbiato prontamente dai fiumi d’inchiostro spesi per Mazzarri, Cavani e la Champions. Proprio le note della tanto agognata musichetta hanno rispedito a galla la questione. La Uefa, che ha sanzionato la società lo scorso ottobre con 150mila euro di multa per inadempienze rintracciate all’interno dell’impianto durante la gara col Dnipro, a marzo ha minacciato di sospendere le attività sportive a Fuorigrotta senza i lavori imposti. Bagni fuori uso, pessima condizione della copertura esterna, specialmente al di sopra della tribuna stampa: questi gli interventi più urgenti. Progetto di ristrutturazione firmato dal Napoli e dal Comune, ma depositato in un cassetto di Palazzo San Giacomo in attesa degli adempimenti burocratici. Solo a metà maggio, dopo l’ultima partita casalinga degli azzurri, il maquillage ha avuto inizio. L’assessore Tommasielli continua a gettare acqua sul fuoco: “Per fine giugno le operazioni saranno concluse“. Con questi chiari di luna, permettetemi almeno la perplessità.

Costo: 900mila euro. Giusto una rinfrescata, in attesa della fumata bianca sul futuro del tempio di Maradona. Finalmente ora lo spiraglio sembra esserci: “Costruiremo un nuovo impianto al posto del San Paolo – ha affermato il sindaco – Non ho ancora letto il progetto, ma mi fido delle considerazioni del presidente De Laurentiis“. Non ho ancora letto il progetto? Ma a che gioco si sta giocando? Un problema annoso dal quale sembra che l’amministrazione voglia affrancarsi al più presto e non dedicarsi con impegno e passione. Se l’idea da portare avanti sarà quella firmata Astaldi, si tratterà di un accordo da 100 milioni di euro, a cui il patron azzurro potrà far fronte se otterrà la concessione della nuova struttura per almeno 20 anni in modo da ammortizzare l’esborso. Centro multifunzionale seguendo il modello inglese, affiancato da una clinica dello sport, con l’obiettivo di restituire vitalità all’intera zona di Piazzale Tecchio. Tutto molto bello. Ma è questo il vero intento o è soltanto l’ennesima stretta di mano “televisiva” tra due ex amici?

Intanto fa notizia che sia stato il primo cittadino a piegarsi al volere del suo dirimpettaio. Segnale di una resa per il bene dei napoletani o genuflessione nei confronti di colui che può salvarti la faccia? Un’Amministrazione barcollante tra crolli, microcriminalità e Ztl da strapazzo, si esibirebbe in un clamoroso harakiri opponendosi all’unico tassello funzionante della sua città. L’unico capace di far sognare i propri cittadini. Soluzione di comodo? Sono malpensante, lo so. Sta di fatto che si rasenta il paradosso. Vediamo se è la volta buona che questa gag da quattro soldi si tramuti in qualcosa di serio e concreto. Al contrario di Pino Daniele, io dubbi ne ho. Attendo paziente sulla riva del fiume. Lui, l’altro o il povero San Paolo: chi passerà per primo?

Ivan De Vita

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