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Ti Amo Napoli di Nando Misuraca: “Tristezza per favore vai via, tanto tu a casa mia no, non entrerai mai”


ti_amo_napoli_misuracaQuella con il Siena, in tempi di animi sereni, sarebbe stata una vittoria strabiliante, di quelle che propiziano le più smodate esultanze dello spettatore medio. La classica gara double-face in stile Napoli col primo tempo sonnacchioso e la ripresa da leoni.

Al gol da pseudo-funambolo dell’esordiente Grillo (quest’anno questo cognome dev’essere baciato dalla dea fortuna) rispondono l’ormai consueto Cavani e in zona-Cesarini (o zona-Mazzarri) il guizzo di Hamsik.

Eppure questa vittoria in rimonta, seppur sul campo sia stata quanto di meglio possa desiderare un tifoso di calcio, è velata dalla malinconia, che potrebbe essere una tristezza “allegra” a ritmo sudamericano, come la celebre canzone portata al successo da Ornella Vanoni nel 1967.

E’ una “Tristezza” di quelle che ti fanno sorridere a metà coi lucciconi agli occhi quella che risale le schiene dei protagonisti sia sugli spalti che in campo e, forse , anche dietro le scrivanie del potere azzurro.

Walter Mazzarri ed Edinson Cavani, Entrambi idoli del San Paolo, entrambi dati per sicuri partenti, entrambi accomunati dal silenzio sul loro domani.

Napoli li ama, in maniera diversa ma altrettanto intensa.

Mazzarri, nonostante il tentativo di rinnovo, va in direzione Roma e potrebbe cantare “Vorrei dipingere di rosso la mia stanza…”. I Napoletani sono legati a lui da una stima che incrocia la gratitudine per aver reso realtà un progetto costruito anno dopo anno, pezzo dopo pezzo, e visto crescere fino a questo brillante secondo posto. Probabile che il tecnico toscano pensi che di più non sia possibile fare.

Il Matador, invece, è quanto di più lontano possa essere associato al prototipo partenopeo. Cavani è una specie rara di uomo bionico, nel campo dà l’anima, fa gol come se piovesse ed è l’ultimo a mollare, fuori, non lascia trasparire alcuna emozione.

Fino a qualche mese fa era l’esempio perfetto di “atleta di Cristo”, sportivo impeccabile e marito fedele ma, dopo le ultime, ha defilato Cristo per cedere alle lusinghe tentacolari di una (dice lui) avvenente cassiera casertana.

E’ diventato quindi ancora più Gelido, scolpito nel marmo, quasi irreale. Molto distante dal colore verace eppure, paradossalmente, venerato come una divinità pagana.

Discorso diverso per il tecnico nato a San Vincenzo. Lui, fumantino dalla nascita ed esagitato ad ogni minuto di gara, ha preso il comando della piazza azzurra grazie al suo carisma innegabile. Tuttavia anche lui nel post-partita è sembrato vacillare tanto che qualche lacrimuccia (finta o vera lo sa solo lui!) pare essere sgorgata dal suo rosso viso.

Probabilmente il Napoli è nel suo cuore, ma non tanto da proseguire il sodalizio con il team del presidente De Laurentiis che non gli ha dato le certezze necessarie nei tempi richiesti.

E così per il mister della prima Champions della nuova era potrebbero schiudersi le porte della capitale, sponda Roma o, addirittura, della fredda Milano, lato interista. Il futuro, in ogni caso, pare essere per entrambi lontano dal golfo di Napoli.

Nell’animo riecheggiano note e parole lontane nel tempo e per i tifosi partenopei, conosciuti da tutti per l’allegria e la voglia festaiola seconda solo ai brasiliani, ritorna questa melodia: “Tristezza per favore vai via, tanto tu a casa mia no, non entrerai mai…”.

Il Napoli è un gran bel film, De Laurentiis un abile produttore cinematografico. E non è un caso che il gol decisivo dell’ultima partita stagionale in casa sia segnato da Hamsik, con un tocco di classe. La sua è la tranquillità di chi ha eletto Napoli a suo domicilio ideale e ci vive serenamente senza prendersi a pugni coi sostenitori per un autografo e senza dover vivere murato vivo (vero Lavezzi?).

“NAPOLI è UN SENTIMENTO” cantava Umberto Bellissimo nella mia “TI AMO NAPOLI” (su spunto di Maurizio de Giovanni). E’ una scelta di vita, un’esperienza definitiva per un calciatore. Non può e non deve “terra di passaggio per nessuno”. Che il presidente De Laurentiis faccia presente questo ai prossimi eroi del San Paolo, che venga data la fascia di capitano ad Hamsik (con tutto l’affetto per Cannavaro) e che si punti decisi sul genietto Insigne e sugli altri prodotti del vivaio invece di prendere giocatori mezzi cotti. E’ su di loro che bisogna costruire il futuro che, come assicura il presidente, sarà di alto livello. Tutti sono utili e nessuno è indispensabile in questa vita. Il calcio è bello per questo.

A voi Cari amici che non capite l’importanza di giocare con i colori azzurri dedico queste parole:
“al posto tuo ho già invitato la speranza
e finalmente vivrò.”

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