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Cavani, fanne altri due e sentirai urlare “Cento!”


cavani 100 golCavani 100 gol \ Cento volte “resta con noi“, cento volte “grazie comunque“. Cento gol da raggiungere, è questo l’obiettivo adesso. Il signore del Gol, il prodigioso Edinson si prepara per soddisfare la platea e poter dire di aver raggiunto tripla cifra in tre anni di permanenza in azzurro. Certo, potrebbe essere un traguardo dal retrogusto amaro, dal sapore di un addio, oppure, come sperano i tifosi, il principio di un ripensamento, un cambio di rotta che lo porti a rifiutare le sirene dei grandi club per dire ancora si alla causa azzurra. Sapori e dissapori, dunque, in un contesto non propriamente felice a livello personale per Edi, impelagato in questioni extracalcistiche complicate, almeno a guardale da fuori.

Ma non divaghiamo, i gol, oggi, sono il fulcro dell’argomento da trattare. Le 98 reti in tre anni hanno il volto di un uomo che ha saputo costruirsi una corazza da gladiatore, riponendo banderilla e drappo rosso, impersonando le sembianze del trascinatore, dell’uomo simbolo di un’intera popolazione spesso sotto pressione perché bersaglio di un infondato odio. Si parte da stasera, contro l’Inter, per percorrere la strada del suo traguardo che toccherà anche le tappe di Bologna, Siena e Roma, per consentirgli di centrare l’obiettivo. Al di sopra dei suoi gol troviamo soltanto altre tre icone del calcio partenopeo, Vojak , Sallustro e Maradona, quest’ultimo a quota 115 reti, ma in sette anni di permanenza a Napoli, ecco perché quello fatto da Cavani ha i tratti somatici dell’impresa, un vero e proprio miracolo sportivo, in una piazza storicamente difficile per chi ha a che fare col mestiere del gol.

Spesso ci si è trovati a fare paragoni con chi potesse somigliare l’uruguaiano rispetto ai bomber del passato, forse Careca, magari Savoldi, perché non Altafini? Cavani ha saputo costruirsi la propria statua nella hall of fame azzurra, i paragoni sono superflui. Quello che forse lo ha reso unico è l’aspetto atletico che ha saputo raggiungere, una esplosione di muscoli e nervi che lo ha, per forza di cose, completato e reso uno dei calciatori più presenti a tutto campo, lo vedi dappertutto, a spazzare l’area di rigore, pochi secondi e lo vedi concludere in porta, a rubare palloni, a crossare al centro, ad impostare la manovra, tutte attività che lo dovrebbero allontanare in maniera determinante da ciò per cui è nato, il gol, ed invece lui, in barba ai critici tecnici che lo osservano, tra poco taglierà il traguardo delle cento segnature in azzurro.

Un modo tutto suo per dire a chi non credeva in lui di aver fallito mestamente, di aver preso un clamoroso abbaglio, lasciando andar via un calciatore che forse aveva solo bisogno della fiducia dell’ambiente per esplodere e divenire un mito. Già, un mito, pronto per dire ancora “Gol!”, ansioso di regalare ai tifosi la possibilità di urlare al cielo “Cento!”. E che sia l’occasione per riflettere bene sul proprio futuro, perché chi lo ama, adesso, lo amerà per sempre.

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