Napoli, la maledizione dei numeri nove

Calaiò_Panchina_Napoli-320x233  Da tempi ormai immemorabili, i numeri nove del Napoli sono da sempre stati invidiabili Campioni. Predatori d’ aria di rigore, artefici di splendidi goal, di ottime prestazioni e preziosi trascinatori e motivatori per l’intera squadra. Un modello in campo e fuori dal campo, uomini di carattere e personalità, collagene indispensabile all’interno del terreno di gioco ma anche e soprattutto all’interno degli spogliatoi. Con il loro carisma riuscivano a mitigare il nascere di qualsiasi problema, discussione e incomprensioni, ristabilendo la tranquillità e l’equilibrio. Insomma Campioni completi, con e senza completino azzurro, i cui cognoni rallegrano  la “bella Napoli” commossa e onorata di aver visto calpestare il terreno del San Paolo da giocatori, la cui fama non è confinata nel perimetro partenopeo, ma risuana a livello mondiale.

Indimenticabili Jeppson, che solo a Napoli sigla cinquantadue splendide reti, Pesaola con ventisette reti, Altafini con ben settantuno reti. Savoldi, versatile sia nel canto che nel basket, sigla cinquantacinque reti. Per arrivare a Giordano e Careca, che insieme all’immenso Diego Armando Maradona, componevano il terzetto della MA.GI.CA, macchina infallibile di goal. Ultimo campione che ha indossato la maglia numero nove, senza sabotare la portata onorifica intrinseca in quei fili di tessuto sintetico, è stato Sosa, il quale oltre ad essere stato una prolifica prima punta siglando ventotto reti, ha accolto sotto la sua ala protettrice le giovani teste calde azzurre, insegnando loro il rispetto e la professionalità.

Dopodichè, un cambio di tendenza.

Il passato glorifico legato alla fama dei numeri nove, viene sabotato e macchiato da una serie di giocatori, inadatti a bissare o a competere con i mostri del calcio che hanno fatto pulsare di vita quella maglia.

Denis, trova poco spazio e alle sue spalle ha una squadra che non imposta il gioco per esaltarlo, e porta a segno solo tredici reti.

Hoffer, un fantasma, un’ombra, una parvenza inconsistente di giocatore, che sigla un solo goal in Coppa Italia. Attaccante di cui si conoscevano le potenzialità su carta, ma inespresse in campo.

Mascara, un giocatore di cui abbiamo apprezzato la grinta, la forza, l’attaccamento alla maglia e al progetto azzurro, e non altro. Centellinato in poche gare ha dimostrato di non essere un giocatore fondamentale, inciso e soprattutto da Napoli, siglando appena quattro reti.

Vargas. Di questo giocatore si è detto di tutto e di più. Ha alternato buone prestazioni ad altre sottotono e al di sotto della sufficienza. E’ stato presentato come un grande campione in procinto di sbocciatura, ma è andato via da Napoli con una bocciatura a libretto. Nonostante il mancato exploit calcistico atteso, ha realizzato tre splendide reti in Europa League contro l’AIK Stoccolma, che non hanno sancito il punto d’inizio per una rinascita, ma solo uno sporadico episodio.

Infine Calaiò. Nome già noto a Napoli, attaccante azzurro dal 2006 al 2008, autore di cinquanta splendide perle. Quest’anno l’arciere è tornato, e gli è stata affidata la maglietta numero nove, in quanto la sua vecchia maglietta numero undici è proprietà di Maggio, ormai. Nei pochi minuti disputati, ha dimostrato di avere ancora stoffa, avvicinandosi più volte al goal, sfumato o da un tiro mal calibrato o da una smanacciata del portiere avversario.Ma la sostanza c’è.

E’ ancora presto quindi, per sapere se la maledizione continuerà a mietere vittime e se anche Calaiò verrà colpito da questo infausto destino. Oppure se l’abile Arciere, riuscirà con la sua saetta a spezzare questo sortilegio restituendo al numero nove, il lustro che merita.

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Alina De Stefano

 

 

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