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Cavani, Mazzarri e l’accanimento terapeutico

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Fiorentina-Napoli serie A Le parole che riporterò appena più in basso ben si addicono alla vicenda che tormenta veglie e sogni dei napoletani “schierati”. Cavani e Mazzarri vanno via, forse no, ma dai, rimangono. Nella possibilità dell’eventualità aperta l’enigma minaccia di oscurare il presente, invalidando le emozioni positive dell’oggi.

Quando si è esaurita la propria ragion d’essere, ostinarsi è odioso. Durare è sminuirsi, l’esistenza è perdita d’essere. Poichè nessuno scompare quando sarebbe opportuno, bisognerebbe richiamare all’ordine chiunque sopravviva a se stesso, incoraggiarlo e, in caso di necessità, aiutarlo. Da un certo momento in poi, perseverare è consentire alla propria decadenza. Si va alla deriva, e soltanto mentre si sta colando a picco si ammette di essere un relitto. Troppo tardi, allora, per affondare di propria volontà.

Mi chiedo: ” Perchè sostare come folli che girano sempre intorno allo stesso quadrato? Il quadrato non muterà il suo perimetro, nè diversa sarà l’aria. Ciò che deve accadere accadrà; all’innamorato stanco non serve la supplica, essa sfianca chi la porge e inorgoglisce chi la riceve“. A questo non vorrei arrivare, e desidererei che anche i tifosi concludessero così. Chi vuole andare via, chi crede di aver chiuso un cerchio, chi si sente oppresso, senza stimoli, chi desidera “tradire” con una donna ritenuta più bella e facoltosa, faccia pure. Noi non tratteniamo, la porta è facile a trovarsi, il coraggio di sgusciare fuori dopo averne precisato le ragioni invece difetta sempre.

Sono contro l’accanimento terapeutico, alla gelosia del “mio o di nessun altro”. Il mister e il bomber hanno segnato un pezzo di storia, sono stati amati con passione, e chi ama veramente sa anche lasciar andare via. Dispiacerà se il distacco si farà accadimento reale, ma siamo così adulti e così allenati ai tradimenti e alle disillusioni che, passato il primo momento di rancore, vi ricorderemo con un grato sorriso.

Certo è dura accettare l’abbandono nel mentre di una storia che sembrava destinata all’arricchimento continuo, alla condivisione di tempi ed esperienze nuove. Ma si sa, le grandi storie non tramontano mai in una lenta dissolvenza ubicata tra gli spasmi della noia; al contrario cessano all’acme del piacere, spesso per un capriccio, per un’instabilità costitutiva.

Cessano di farsi mangiare quando hanno ancora il sapore migliore coloro che vogliono essere amati a lungo”. Nietzsche di rado si sbagliava.

Carlo Lettera
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