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Stadio San Paolo, resa dei conti al 30 giugno

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stadio-san-paoloStadio San Paolo la querelle sembra essere entrata nel vivo, dichiarazioni, dispetti, annunci e retromarce sono ormai quasi quotidiane e questo vuol dire che il Comune sembra voler definire una volta e per tutte la questione stadio. Nel pezzo pubblicato pochi giorni fa, abbiamo chiarito che i nodi da sciogliere sono essenzialmente due: la definizione di debiti/crediti pregressi tra società e comune con la transazione finale e poi la stesura della nuova convenzione, possibilmente prima della scadenza a giugno 2014.
Per quanto riguarda la transazione, sembrava fosse stato tutto definito prima di Natale, ed in effetti è stato così per quanto riguardava debiti/crediti per manutenzione e affitto dello stadio, con un saldo a favore del Comune di 1,7 milioni di euro, salvo poi ricordarsi il comune che nella convenzione in atto (circa 1,3 milioni di canone d’affitto per il Napoli ogni anno) si deve aggiungere una quota parte degli introiti pubblicitari da cartellonistica da stadio. E qui casca l’asino, perché come tutti sanno i contratti per pubblicità e diritti di immagine delle società di De Laurentiis sono da sempre blindatissimi, e c’è voluto del tempo per far sì che i dirigenti comunali potessero prenderne visione (ma non possesso) per fare una stima di quanto deve essere corrisposto alle casse comunali.
Ma facciamo un passo indietro, perché questi problemi sulla vecchia convenzione?
1) Le opere di manutenzione secondo il contratto sono a carico del Comune, che però causa mancanza di fondi molto spesso non le ha potute realizzare, in tal caso il Napoli se ne è fatto carico anticipando la spesa;
2) Le opere di adeguamento dello stadio (ad esempio i Tornelli) sarebbero stati a carico del Comune, ma di fatto sono stati pagati e installati dalla società;
3) In conseguenza dei primi due punti e vantando una serie di crediti, il Napoli non ha pagato sempre l’importo annuale della convenzione.
Ma questa convenzione è equa?
Un paio di numeri per farci un’idea, Stadio San Siro, in gestione per 99 anni alla società San Siro Duemila (50% Inter, 50% Milan), le due società pagano ciascuna 9 milioni di euro l’anno, ovvero il gestore ha circa 18 milioni l’anno per manutenzione e migliorie dell’impianto, e ancora Stadio Olimpico di Roma, proprietà CONI Servizi, Roma e Lazio pagano circa 5 milioni l’anno a testa, solo per giocarci, giacchè lo stadio è a disposizione del proprietario anche per altri eventi (concerti, partite rugby, etc). Possiamo trarre come conclusione che il Napoli paga una miseria di affitto per lo stadio pur avendone una gestione semi-esclusiva e chiaramente al proprietario (il Comune) non basta l’affitto per tenere in ordine una proprietà vecchia di 50 anni.
Nuova Convenzione Come detto più volte, in Italia non esiste una legge specifica sugli impianti sportivi, ma esiste una casistica di convenzioni per l’uso degli impianti sportivi, gli ultimi due casi sono quelli dello Juventus Stadium e dello Stadio Friuli, i rispettivi comuni stufi di sborsare soldi per opere che di fatto non sono un servizio diretto alla collettività, hanno deciso di stipulare convenzioni pluriennali con le società sportive che utilizzano principalmente lo stadio (Juventus, Udinese, nel caso specifico), cedendo il diritto di superficie per 99 anni. Ovvero affittando per 99 a un canone concordato (fisso o variabile nel corso degli anni) lo stadio o la superficie, e rendendo così per la collettività redditizio quello che finora era stato non solo infruttuoso ma anzi un danno per le casse pubbliche.
Questo discorso vale ancor di più per il Comune di Napoli (attualmente in pre-dissesto, ovvero sulla via del fallimento concordato) che dovrebbe stipulare una convenzione il prima possibile per liberarsi di un costo gravoso e insostenibile per le esangui casse cittadine. Finora e fin dal 1959 a Napoli si è andati avanti a colpi di convenzioni a 3 o 5 anni, perché? Semplicemente perché così ogni legislatura comunale potesse trovare una vetrina e uno spazio di speculazione nelle operazioni di rinnovo della convenzione per lo stadio (obbligate perché lo stadio a Napoli è uno solo), e chiaramente stipulare una convenzione a 50 o ancor meglio a 99 anni toglierebbe lo stadio San Paolo dal tavolo delle questioni pubbliche in via definitiva, e questa non sarebbe cosa gradita a tutti. Dal canto suo la società, ha la liquidità e le idee per ammodernare il San Paolo, ma per farlo vuole avere un quadro normativo certo, a tutela degli investimenti da realizzare per non trovarsi in balia degli eventi ad ogni cambio di governo al Comune, e per questo vorrebbe una convenzione a lungo termine con una definizione chiara anche dei margini operativi delle modifiche apportabili all’impianto.
Nuovo Stadio Era il cavallo di battaglia del sindaco, ma è un’operazione che avrebbe avuto senso solo se a portarla avanti fosse stato il Napoli stesso, e non un privato terzo, Ponticelli si è rivelata non idonea, e altre aree adeguate ad ospitare uno stadio (per trasporti e spazio disponibile) potrebbero essere solo o l’ex area industriale di Bagnoli o ad esempio l’area del fu Ippodromo di Agnano, ma in definitiva non ci sono segnali che portino a credere che ci si muoverà in questa direzione, anche se un nuovo impianto sarebbe forse la soluzione migliore per la squadra e la città.
La scadenza Il Sindaco però nelle sue ultime esternazioni ha fissato una dead line nella data del 30 giugno, data per la quale dovrebbero essere ultimati i lavori di adeguamento alle richieste UEFA per la prossima Champions League, ed entro la quale le parti, il Sindaco e la SSC Napoli dovranno incontrarsi, chiarirsi e adottare una strategia, se fosse una partita a poker, il Sindaco a quella data vorrebbe “vedere”, e allora non resta che attendere auspicando di avere per allora una chiara idea di chi vuole fare cosa, o di chi sta bluffando o speculando.

Andrea Iovene

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