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L’editoriale di Elio Goka: “Ancor oggi Totò”

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toto-il-piu-comico-spettacolo-del-mondo“Ancor oggi, ogni notte, alle cinque, Franz Kafka, ritorna a via Celetna a casa sua, con bombetta, vestito di nero”. Così ha inizio, il “Praga magica” di Ripellino. Con nettezza, e con le distanze di chi non ha conosciuto l’oggetto del suo desiderio, uno scrittore – e che scrittore – consegna all’immaginazione il compito eterno che il destino ha assegnato a certi uomini che non abbiamo conosciuto.

Per la Napoli che pure prepara la sua consegna, sono passati quelli che sono stati amati pur senza essere conosciuti. Nessuna presentazione. Tanti hanno goduto del privilegio, i più hanno potuto al massimo rimpiangerlo. Da quarantasei anni, la Napoli a guardia del proprio degrado non ha più Totò.

Adesso sarebbe facile darsi all’elogio e alla commemorazione. Semmai fosse necessario, forse il semplice e più casuale ricordo della sua parola, basterebbe a sentirsi ridicoli e fuori luogo. Piuttosto, si prenda esempio dalla formula di Ripellino, dalla sua rivelazione che annulla il tempo e restituisce per un momento, a chi ne ha desiderio, la presenza, sia pur lontana, di una figura amata e mai conosciuta.

È la sensazione che accompagna chiunque serbi affetto per qualcuno che non ha mai potuto avere l’opportunità di incontrare, e che poco ha a che fare con l’isteria del fascino da celebrità, ma solo con quella tenerezza intima, religiosa, quasi inconfessata, che suscita quasi gelosia se qualcun altro si “azzarda” a rievocare un solo dettaglio del personaggio amato. Ci si forma dentro un’esclusiva, pervasa da idealismi e rassegnazione, ma in qualche maniera indelebile.

Di Totò, posso dire questo. Che non l’ho conosciuto, e che, come Ripellino, posso immaginare che la sua sagoma si muova ancora tra le tinte di grigio delle periferie, dei suoi desideri nobiliari, dei quartieri a lungo abitati dai suoi personaggi e da chi avrebbe voluto almeno una volta accompagnarlo.

Antonio De Curtis, si muove ogni giorno tra le macerie vive della periferia romana, quando si ferma con Aldo Fabrizi a discutere delle cose giuste e dei loro guasti, quando in “Guardie e ladri” dalla strada si chiede che musica è quella uscita da un’osteria, avvolto nella sciarpa piccola e consumata. Totò è la consolazione di Marcellino e la resistenza alle sventure. Ecco, davanti a un personaggio come lui, ci si aspetterebbe chissà quale abbondanza di ossequi e di riverenze. Eppure, stonerebbe con quello che ha realmente rappresentato. 

Invece, come un viandante che ogni giorno, “ancor oggi”, si allinea al fondo dell’orizzonte di una strada lunga e in salita, senza mai scomparire, e perduto nel suo contorno sbiadito, porta nel suo costume di scena un sistema di sofferenze, tutte disposte lungo una rappresentazione che ogni giorno, “ancor oggi”, si congeda attraverso la “preghiera del clown”, quando Totò chiede: “manda, se puoi, qualcuno su questo mondo, capace di far ridere me, come io faccio ridere gli altri”.  

Sebastiano Di Paolo, alias Elio Goka

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