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D10S: grande in campo… e grandissimo fuori


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La grandezza si misura anche dai piccoli gesti, da parole poche ma ben pesate, dall’affondo giusto nel momento giusto. E’ questo il Diego Armando Maradona di oggi, quello emerso dalla conferenza fiume a Napoli, quello di ieri, di l’altro ieri e sicuramente anche di domani. Non è cambiato e non cambierà mai, sarà sempre Diego. Un uomo sempre schierato dalla parte dei più deboli, un Robin Hood (vedi la Mano de Dios), un Masaniello (vedi la sala della conferenza), ma con l’intelligenza e la caratura morale di un grande statista. Uno che se avesse studiato (e se non l’ha fatto non è stato certo per la sua svogliatezza, ma per la povertà di Villa Fiorito), con la sua scaltrezza da bambino di strada, unita ad una visione delle cose sempre a 360°, sarebbe stato un rivoluzionario non del pallone, ma del mondo. Sì, sto parlando di proprio di Diego, il più grande calciatore di tutti i tempi (e se lo dice Lui che lo è, gli crediamo), uno capace di mettersi sulle spalle due popoli, quello argentino e quello napoletano, e di far toccare loro il cielo nell’arco di pochissimi anni. Un grande dentro al campo, ma anche un grandissimo fuori. I tifosi ricordano di Lui le immense giocate. Ma dietro il genio, grazie alle sue parole, grazie ai racconti di suoi ex compagni e avversari, c’è molto, molto altro. Alla domanda di un giornalista su quale messaggio potesse dare ai ragazzi di Napoli, città in cui regna l’illegalità, è pronta, prontissima la precisazione di Diego: “No, non è solo Napoli, l’illegalità c’è in tutto il mondo“. E forse nessun altro avrebbe avuto la prontezza di sottolinearlo. All’argomento droga Lui, senza nessun protagonismo o vittimismo, racconta con grande genuinità e semplicità del suo coma e del suo lunghissimo tunnel, dal quale ne è uscito grazie alle sue forze ma anche ai suoi più cari affetti. Spesso ci si riempie la bocca di motti e frasi vuote, del tipo “Bisogna arginare il fenomeno della droga”, “Bisogna educare i giovani a non drogarsi”, “Bisogna sconfiggere la sottocultura di Napoli”, e poi ci si accorge che basta anche un uomo, un solo uomo che porta il suo esempio nella maniera più semplice ma per questo anche più efficace, per dire tutto ciò che c’è bisogno di dire. “Bisogna che i ragazzi facciano sport, il calcio soprattutto, che è il gioco più bello del mondo, per far sì che non si droghino“. E non sono parole vuote stavolta, sono parole dette da chi il dolore l’ha vissuto, ci è quasi morto e poi ha capito. Un uomo che ha fatto tanti errori? Lo è, ma sono errori che ha vissuto solo sulla sua pelle. Errori che poi sono diventati celebri solo perché Lui è celebre, forse lo sportivo più celebre di tutti gli sportivi celebri di tutte le epoche, ma errori solo suoi. Un Uomo fallace come tutti, un Uomo che viene dalla strada come tanti ragazzi di Napoli, un Uomo che ha sbagliato quanto e più di tanti scugnizzi, che però viene elevato a rango di Dio solo per essere bravo, anzi divino, a trattare un pallone. Allora chi meglio di lui può essere un esempio per tutti coloro che provengono dalla sua stessa condizione? “Giocare a pallone per non cadere nella rete della droga“, questo le sue parole, totalmente condivisibili solo grazie alle sue esperienze passate. “C’è chi arriva a vendere la propria madre per la droga, e questo non si fa“. Semplice, come Diego. In ultimo, il suo rapporto con i compagni di squadra a Napoli, tutte persone che Diego non dimentica mai quando viene in Italia, a partire da Peppe Bruscolotti. Tutte persone che lo ricordano per non essere mai stato pieno di sè, per non aver mai fatto pesare la sua enorme bravura, per aver sempre dato tutto in campo. Non si può essere il più grande di sempre in uno sport senza travalicare lo sport stesso e finire ad influenzare la vita di tutti i giorni. Questo è quello che Diego è riuscito a fare, e Lui non si deve stupire se a distanza di 22 anni la sua aura è sempre la stessa. La gente non dimentica chi non dimentica, la gente ama veramente e a lungo solo se vera(ce)mente amata. A questo punto la domanda provocatoria (ma lo è meno se si considera per vero ciò che è stato appena detto) che sorge a questo punto è: Diego è stato più grande come uomo o come calciatore?

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