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L’editoriale di Deborah Divertito: Prendere fischi per fiaschi…


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Napoli-Atalanta dell’anno scorso.  Una partita importante per tenere il passo con una postazione Champion’s, un avversario abbordabile, due sconfitte in trasferta (Juventus e Lazio) che facevano male, sei goal subìti che completavano il quadro di una difesa indifendibile.  Quella partita ci fece incassare altri 3 goal, facendone uno solo, di rabbia, di un Pocho che adesso è altrove.Perdemmo davanti ai tanti tifosi accorsi con voglia di riscatto e di statistiche favorevoli. E invece perdemmo 3-1 facendo segnare persone improbabili. Che poi hanno continuato sempre contro di noi quest’anno, ma questa è un’altra storia. Insomma, una partita che avremmo dovuto e potuto divorare in un tempo solo e invece ci fece andare via con coda tra le gambe e morale sotto i piedi. Ricordo che  diede inizio ad una settimana di umore pessimo, che si univa alle due precedenti. Perché il nostro morale inutile nasconderlo, è una diretta conseguenza del risultato e, soprattutto, della prestazione del Napoli. Questo, il palcoscenico per gli ultimi fischi veri, sentiti e che ancora rimbombano nelle mie orecchie. Fischi istintivi, significativi, che volevano ammonire e allo stesso tempo dimostrare una presenza. In tutti i casi, una presenza. Fischi che procuravano dolore soprattutto a chi li faceva. Perché mai avremmo voluto quei tre goal dall’Atalanta e mai avremmo voluto altre occasioni per mettere alla prova i nostri polmoni.  Io non fischiai, ma solo perché non lo so fare. Ma urlai e inveii, e molto.

Napoli-Sampdoria. Circa un anno dopo. Una partita importante per tenere il passo  per lo scudetto con una Juventus che resta ancora  la più forte, ma perde qualche colpo in Italia per farsi  bella in Europa. Una partita ancora più importante per tenere il passo con un secondo posto che possiamo solo perdere da soli. Veniamo da una sfida di Europa League, delusione amorosa nel giorno di San Valentino, che è più un’andata a quel paese che un’andata di sedicesimi di finale. Anche qui, 3 goal subìti. Alla faccia della perfezione del numero!  Anche qui, un avversario abbordabile che ci ha fatto male senza alcuna pietà, portandosi a casa un risultato che è praticamente una vittoria a tavolino.

Napoli-Sampdoria sappiamo essere una partita non semplice, ma fattibile, se solo ne avessimo avuto le forze in campo. Tifosi accorsi col -2 possibile in testa in vista di Udine, prima, e Juventus, poi. Si canta e si incita. Come sempre. Non vogliamo la prestazione, vogliamo la vittoria e il cinismo di una squadra, che seppur faticando e con le gambe stanche, lasci il posto al cuore e si prenda i tre punti. Dopo 90  minuti, di cui 45 davanti alla porta avversaria, ma mai affondando veramente, palo di Hamsik a parte, entrambe le reti restano inviolate. La nostra, e questo è già un gran risultato visto il numero perfetto che ci perseguita quando dobbiamo far bene, ma anche la loro. Senza neanche un goal di rabbia. Insomma, la delusione è tanta. E più che rabbia, negli occhi c’è il dispiacere per non aver colto un’occasione. Ed è stato questo il palcoscenico per fischi che hanno fatto più notizia che rumore. Certo, ci sono stati e si sono sentiti. Ma sono stati anche zittiti da chi allo stadio c’è sempre e vede la differenza tra una partita non giocata per niente e una di resistenza e rabbia, ma che non ingrana. Quelli erano fischi istintivi di chi aveva pagato un biglietto per assistere ad una festa e la pretendeva a prescindere, non di chi era lì per fede e passione e sostiene a prescindere. Quelli erano fischi che procuravano più dolore a chi non li stava facendo.  E tornare a casa e sentir parlare, rapina ad Hamsik a parte, solo della “brutta reazione del San Paolo”, della “mancanza del dodicesimo uomo in campo”, del “fattore campo che non c’è più”, fa rabbia. Va oltre il dovere di cronaca.

Alle 16 di oggi mi è arrivato un messaggio da un amico  che  domenica scorsa era al San Paolo a vedere la partita con la Samp e adesso è a Plzen a sperare in un’impresa da fantascienza. “Appena arrivati a Plzen, dopo due ore di treno che sembrava l’accelerato di Battipaglia che prendeva Totò”. Plzen,  -9 gradi e uno 0-3 subìto in casa da rimontare con le seconde linee. E sono sicura che se il miracolo non dovesse avvenire, lui non fischierà neanche stavolta.



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