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Napoli, ci fidiamo di te


amantiCome in ogni storia d’amore, la fiducia è la risultante dell’esperienza vissuta, un approdo che passa lungo i lidi dell’incostanza, delle delusioni, delle notti in bianco.

Il Napoli è la nostra donna, con lei abbiamo evitato la “finzione” del corteggiamento. Lei si è sempre promessa a noi, prima del nostro avvento tra gli uomini. Ci ha promesso a lei la nostra famiglia, nostro padre, come accade in tante società del mondo che stabiliscono legami d’amore all’insaputa degli “innamorati”.

La nostra amata ha il potere di rinnegare la corruzione del tempo. Non segue una parabola rettilinea, ma procede per balzi lungo gli scalini del tempo. Ora l’abbiamo trovata sontuosa, con il tricolore cucito sul seno, poi stanca, come una vecchia bellezza inseguita dal disfacimento.

Umiliata è scesa negli inferi, poi risalita alla luce, di nuovo all’inferno, infine morta in una primavera del 2004.

Ma l’amore contesta la fine. E le preghiere di noi innamorati l’hanno strappata dal nulla eterno. Come nuovi Cristi abbiamo operato la risurrezione, ma coerenti con la fisica del miracolo abbiamo dovuto aspettare la lenta ripresa di un corpo strappato all’assenza. L’amata, grazie anche alle nostre cure, alle nostre “amorevoli visite” domenicali, ha rivisto farsi di pesca la pelle, turgide le labbra e pieno il seno.

Riavuta la sua bellezza non si è dimenticata dell’innamorato-taumaturgo, ed ora ci ringrazia coi più bei deliri della ragione e del cuore.

Ma la nostra unione poggia oggi su un pilastro profondo. Ci amiamo perché il tempo, dopo averci “provato, ci ha regalato la sicurezza della fedeltà, tanto nostra verso di lei, quanto la sua verso di noi.

Lei non tradisce, non può tradire. Lei vorrebbe tanto regalarci un figlio, chissà, forse a Maggio, nel mese in cui le donne son più belle.

Noi il nostro lo abbiamo fatto e lo facciamo. Tantissimi gli incontri intimi , sia la domenica che il sabato o il giovedì.

Ormai gravida speriamo che non ci regali un figlio morto…

Carlo Lettera
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