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L’altra metà di Cercola: quella azzurra


527419_2686000923443_1659006860_1761767_739357837_n“Non capisco quei cretini che criticano il Napoli allo Juventus Stadium, molti sono napoletani. Non mi capacito, non riesco a capire, tanti di loro partono da Napoli per criticare la propria città, assurdo! Uno, addirittura, aveva un cartello con su scritto ‘Cercola presente’ “.

Con queste dichiarazioni, rilasciate nei giorni precedenti ai microfoni di Radio Marte, il capitano Paolo Cannavaro ha scoperchiato un arcaico e senescente vaso di Pandora, adagiato proprio lì, alle pendici del Vesuvio, a Cercola.

In tempi non sospetti, qualche mese fa,  SpazioNapoli ha raccontato della nascita del Club Napoli sezione Cercola.

Già, perché il Club Napoli è riuscito a vedere la luce in quel paese dell’interland napoletano solo meno di un anno fa.

Prima di allora, i tifosi azzurri esistevano eccome, ma erano incapaci di organizzarsi e radunarsi, sotto la guida di uomini saggi ed abili a gestire con lungimiranza ed accortezza una realtà calcistico-sportiva così delicata e complessa.

E’ così che Cercola è diventata una sorta di colonia bianconera, nella quale, tuttavia, i tifosi napoletani non si sono mai sentiti ospiti sgraditi, perché pur sempre consapevoli di vivere “in casa loro“, nella propria terra, ma, di certo, di rospi ne hanno ingoiati tanti, soprattutto negli anni della retrocessione e nell’era fallimentare.

Infatti, non solo mossi dall’amore per i colori azzurri, ma anche per effetto dei perpetui e ripetuti affronti indirizzati alla propria terra dai suoi figli più ingrati, le anime napoletane hanno deciso di riunirsi sotto la guida di Salvatore Fiorenza e Carmine D’Ambrosio per provare a rendere giustizia alle proprie radici intensificando la consistenza di anime e bandiere azzurre in quel territorio.

La Cercola azzurra è più che d’accordo con i concetti esternati dal capitano, chiunque sia munito di un briciolo di buon senso non può che esserlo, ma ben altra cosa è imbattersi quotidianamente in quella “sagra dell’inverosimile ideologia” radicata negli juventini cercolesi.

Perché in un diversi esponenti di questa categoria vige la convinzione che inneggiare al Vesuvio è cosa buona e giusta, poiché solo cancellando “la razza napoletana” si può fare tabula rasa ed “estirpare il male” per liberarsi dal “marcio” e ripristinare una stirpe “migliore” e più “civile“, anche se per perseguire questo obiettivo dovranno pagare con le loro stesse vite, è un sacrificio che sono disposti a compiere.

Cosa si può provare nell’ascoltare un simile ed assurdo ragionamento, mentre si sorseggia un caffè al bar, piuttosto che mentre si è assorti tra gli scaffali del supermercato?

La logica impone di replicare che l’intelligenza, al cospetto della stolta stupidità, deve rimanere in silenzio, affinché anneghi nella muta indifferenza, ma per la Cercola azzurra è evidente che è tempo di reagire.

“Il capitano è sempre il capitano e bene ha fatto, a mio avviso, ad esternare il suo disappunto che poi è lo stesso di tutti noi che amiamo il Napoli e la città di Napoli. – Ha dichiarato il Presidente del Club Napoli sezione Cercola Salvatore FiorenzaIl concetto è chiarissimo com’è vero che due più due fa quattro: la mia squadra è la mia città e la mia città è la mia squadra. Punto. La “razza” degli juventini napoletani questo concetto non lo ha mai capito, è un pò come se una persona tifasse per i suoi nemici, praticando una sorta di autolesionismo dei perdenti nella vita. A nome del Club Napoli sezione Cercola, invito ufficialmente il capitano a venire a farci una visita, perché un pò tutti noi tifosi napoletani di Cercola ci sentiamo feriti nell’orgoglio dalle sue pur giuste dichiarazioni, Cercola è molto più Biancazzurra che Bianconera!”

Capitan Cannavaro è un gladiatore che di sfide, in campo, così come nella vita, ne ha affrontate e vinte molteplici, non ultima quella relativa all’incresciosa squalifica infertagli ingiustamente, e significativo sarebbe se decidesse di sposare anche questa causa, affinché possa, con la sua presenza in quel contesto, imprimere un segnale forte ed incisivo nei cuori azzurri, affinché si sentano meno “soli”.

E soprattutto, l’azzurro che infervora i suoi occhi, così come la sua anima, potrebbe sfaldare quelle inaccettabili ideologie e far comprendere alla fazione bianconera che è tempo di ammainare le bandiere per non mortificare oltre il nome e il decoro di uno dei rami che origina dalle radici di questa splendida e già fin troppo denigrata terra.

Coraggio capitano, il tuo popolo ha bisogno di te, tocca a te prendere per mano la tua gente, i tuoi tifosi ed aiutarli ad infliggere “il colpo mortale” all’acerrimo nemico bianconero.

E alla Cercola azzurra piace pensare che per vincere questa crociata non sarà necessario impugnare armi, ma sarà sufficiente il tuo cordiale ed eloquente sorriso di scugnizzo vero, innamorato di Napoli e del Napoli.

E perché, intonando tutti insieme: “Perché il Vesuvio è la terra che amiamo e dell’eruzione ce ne freghiamo!” 

Luciana Esposito

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