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1 punto e a capo


Firenze. La culla del Rinascimento. Ponte Vecchio, Santa Maria Novella, Santa Croce, Palazzo Pitti, l’Arno, poeti e artisti, i Litfiba e Carlo Conti. Insomma, Firenze.

Per quanto ci fosse piaciuto andare lì e perderci per le interessanti vie del centro, per la storia dei palazzi e alla ricerca di casa Carlo Conti, avevamo un altro obiettivo. Firenze per noi era Fiorentina-Napoli.

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Si parte all’alba. Anzi l’alba cominciamo a intravederla tra le nubi a Roma. Partiamo quando le persone normali tornano dall’uscita  del sabato sera. Noi lucidi e carichi tra zombie quantomeno opachi e scarichi. Ma vogliamo arrivare presto, non conosciamo bene com’è organizzato il settore ospiti e abbiamo un’auto a noleggio da preservare. Si, auto a noleggio. Perché l’idea è andare tutti insieme e fino al pomeriggio prima eravamo in sei. Dal pomeriggio prima in sette. Una colonna portante del gruppo ha fatto il prezioso fino alla fine. Fino a quando non ha incrociato per caso alla stazione Cavani e gli altri che col treno andavano a Firenze. E ci andavano non per le chiese, i palazzi, la storia, il lungo fiume e Carlo Conti. Ci andavano per Fiorentina-Napoli. Quasi un segno divino che lui ha voluto cogliere. E allora acquisto veloce di un biglietto, Curva Ferrovia chiaramente, e via! Siamo diventati sette, abbiamo noleggiato il nostro bel macchinone e alle 5 del mattino eravamo già in autostrada. Mai abbandonare la squadra, figuriamoci quando il giorno prima la Lazio ha portato a casa uno striminzito pareggio a Palermo e con il vulìo di rompere ancora un po’ le scatole a quelli lì. Mai abbandonare la squadra.

Dopo due ore di viaggio, cominciano ad arrivare segnali di vita anche da chi dovrà raggiungere Firenze da più vicino. Verona, Grosseto, Torino, Modena. Qualcun altro invece da Napoli, ma in treno. Qualcun altro ancora è già lì perché non ha resistito all’idea di cercare Carlo Conti sulle sponde dell’Arno. Insomma, le trasferte sono fatte anche per incontrare amici lontani, ma che si sentono e fanno sentire a casa quando il Napoli è fuori casa e per vedere altri amici che al San Paolo occupano per scaramanzia e per abitudine posti lontani dai  nostri. A Firenze ci siamo tutti, o quasi. Ed è una gioia abbracciare ognuno di loro.

Alle nove e mezza eravamo già fuori al Franchi. Poco male. Abbiamo il tempo di un caffè, di una pipì, di goderci la vista di bancarelle con impermeabili azzurri, maglie azzurre, sciarpe azzurre, cappelli azzurri. Insomma, a dispetto della pioggia battente e del cielo grigio, abbiamo portato il nostro azzurro a Firenze. Speriamo che ce lo ripaghino con tre punti.

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E invece il punto è stato 1.  E 2 le perquisizioni da misure anti-terrorismo post 11 settembre, ma stavolta non sono l’unica ad averle subìte. 3 i nanosecondi che ci ha messo il tornello ad aprirsi quando abbiamo mostrato il biglietto. Come se lo avesse letto già nella tasca dei pantaloni. Preoccupandoci se avesse letto anche altro, non so, tipo la ricevuta dell’acquisto delle bombe a mano scampate ai controlli di cui sopra. E quando allo steward abbiamo detto che a Napoli sono più lenti, ci ha chiesto con una sottile linea di sarcasmo, invisibile ai più, come se non avesse capito quello che avevamo detto, se fossimo  noi a non farli funzionare. Gli rispondiamo che in realtà controllano meglio e tanti saluti al sorriso cordiale che avevamo 3 nanosecondi prima. 15 sono stati invece i minuti di diluvio universale simile a quello che ha fatto salvare tante specie animali, tranne noi, che imperterriti siamo saliti sugli spalti per scegliere i posti migliori, da cui almeno si potevano vedere le due porte. La fascia, invece, era tutta da immaginare. E allora sono stati 45 i minuti per noi senza Zuniga, quelli del primo tempo, anche se Cuadrado lo abbiamo visto, e altri 45 senza Maggio, quelli del secondo. Decine sono stati invece i fiorentini che hanno saltato con noi per non essere juventini, zero invece quelli che si sono uniti a noi quando all’ingresso delle squadre, abbiamo intonato come seconda frase del loro inno un epiteto alla loro mamma che fa rima con la prima frase “Ohhh! Fiorentinaaaa!”. A voi esercitarvi con l’immaginazione. E’ stato solo un goliardico omaggio ai loro sommi poeti! 13 gli azzurri acclamati  e applauditi: gli 11 in campo e i 2 capitani di lungo corso, Cannavaro e Grava. Bello rivederli sorridenti e sollevati. 7000 i tifosi arrivati a Firenze per sostenere la squadra e che gridavano alla Fiesole di essere loro gli ospiti. E sempre 7000 erano coloro che rispondevano ai soliti cori rivolti al Vesuvio con altrettanti cori rivolti al Vesuvio. Loro vorrebbero che ci lavasse col fuoco, noi ribattiamo che delle eruzioni ce ne freghiamo. Ma, ironia della sorte, che però è l’unica ad aver riso, è proprio su questo coro che succede lo scempio. E se uno vuole arrivare in Champion’s, quello Scempio’s se lo deve evitare. E allora 7000 erano i tifosi che improvvisamente non hanno cantato più. Anzi. Miliardi erano le bestemmie che a grappolo sono uscite dalla bocca di ognuno di quei poveri 7000 tifosi, compresa me, che increduli hanno visto quel lancio da centrocampo entrare in rete. Miliardi i microinfarti, miliardi i santi decaduti, tanto che è apparso San Gennaro sugli spalti per non farci esagerare, miliardi i decibel raggiunti per le urla, miliardi gli aneurismi, miliardi le male parole rivolte a De Sanctis.

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Certo, c’è anche un 100. Chiaramente i goal di Cavani in serie A. Ma noi di questo ne eravamo certi. Esultiamo e non poco. Ma intorno a noi c’è chi non perdona quell’errore al portiere e ad ogni uscita e ad ogni parata, ha una parolina poco dolce per lui. E almeno 2 sono le allucinazioni di massa. Su Behrami tutti d’accordo sulla diffida e non ci sarà a Parma. Ma quando ad essere ammoniti sono Inler e poi Gamberini siamo tutti convinti di andare a Parma senza centrocampo e con Cannavaro che ha appestato per poter giocare di nuovo. Che poi l’ha fatto comunque, visto l’infortunio di Gambero. Ma l’allucinazione di massa ha avuto picchi esilaranti, compresa me. Insistevo che a centrocampo a Parma ci andavamo con me e mio padre, che è sempre meglio di Donadel. Insomma, un sollievo quando siamo rinsaviti. E un sollievo pure per mio padre. 24 il minuto in cui è entrato il 24. Insigne fa poco in più, ci proviamo, ma non affondiamo veramente e alla fine pare anche che ci accontentiamo. Uno striscione sotto di noi recita: “Chi è innocente, non patteggia”. Ma purtroppo per noi pareggia.

2 i punti che ci hanno ridato e 2 sono quelli che a Firenze abbiamo lasciato. Dopo la partita abbiamo optato per mangiarcela noi la fiorentina e quindi sono stati su per giù 6 i chili dispensati. Alle 22 rientriamo a casa stanchi e assonnati, ma felici. E almeno 1000 sono le volte che abbiamo rivisto l’errore di De Sanctis. E mi sa che questa domenica non siamo stati noi a dare i numeri.