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A.A.A. cercasi calciatore con attributi


hamsikSu le maniche, Napoli. E’ tempo di tornare a ruggire. La copia sbiadita della creatura di Mazzarri andata in scena nell’ultimo mese deve essere solo uno sgradito intruso. I fumi rigeneranti emanati dalla sosta producano effetti immediati sulla coesione del gruppo e sulla consapevolezza dei propri mezzi. Il primo banco di prova ha un teschio giallo e rosso appeso alla porta d’ingresso. E’ già vietato fallire.

Attendendo risvolti positivi dal calciomercato, la prima curiosità è capire come il gruppo saprà metabolizzare l’assenza di capitan Cannavaro. E non parliamo solo di qualità tecniche e tattiche, ma di valore assoluto. La capacità, cioè, di essere un punto di riferimento per i compagni, quell’apporto carismatico determinante dato che gli azzurri spesso finiscono per smarrirsi al primo errore compiuto. Ruolo ancora di maggior peso se si pensa che il capitano guida un pacchetto arretrato sull’orlo di una crisi di nervi e continuamente infangato per singole disattenzioni o marchiani errori d’assetto.

Ma la mancanza di un leader è una grana ad ampio raggio per il Napoli, ben mascherata nei periodi floridi ma che tira fuori la testolina ogni qualvolta si attraversa una mini-burrasca. Questa squadra, purtroppo, scarseggia di calciatori “con gli attributi” in grado di salire sul ring quando l’avversario diviene spigoloso e fungere da traino per il resto della truppa. Così non ci si accontenterebbe di uno striminzito vantaggio di misura rischiando drammatici capitomboli (Bologna docet).

Con una personalità già balbettante, se cede una colonna portante come il numero 28 tutta la struttura potrebbe scricchiolare. C’è chi, però, ha i gradi per salire al comando: Marek Hamsik. La fascia di Paolo cinge ora il suo braccio, chissà non sia la volta giusta che l’ape slovacca inietti veleno con la cattiveria richiesta più volte da mister Mazzarri. Ha il talento riservato a pochi prediletti, l’amore per la città giurato e spergiurato, ma da tempo attendiamo una svolta sul piano caratteriale. L’inizio di stagione era stato promettente, decisivo con le sue intuizioni in tutte le prime uscite dei partenopei (in gol contro Palermo e Fiorentina, assist al bacio contro il Parma, rigore procurato a Genova). Poi l’involuzione, un po’ come tutto il Napoli, a partire dalla bruciante sconfitta in casa della Juventus. Ecco la nota dolente, le grandi sfide. Quelle a cui un vero trascinatore si presenta con l’abito migliore e non travestito da Flinstones. Marek toppa spesso gli appuntamenti cruciali, specialmente in trasferta. Dal fatidico 18 ottobre ha ripreso il suo tortuoso sentiero fatto di alti e bassi, senza spingersi mai oltre lo steccato della maturità. Tutti i compagni risentono del suo peregrinare. Deve darsi una scossa definitiva, i tempi del ragazzino prodigio sono finiti. Su la cresta, c’è una fascia da onorare.

Lo slovacco è il vero collante della compagine azzurra, tante le responsabilità da sopportare. Ma l’investitura da leader non spaventa nemmeno Edinson Cavani. 48 reti nell’anno appena trascorso, in Italia nessuno è alla sua altezza. Attaccante moderno che svaria sul fronte d’attacco, aiuta nella manovra e spende ingenti energie nei ripiegamenti difensivi. La foga, l’attaccamento e l’impeto agonistico dipingono un’icona ancor prima delle reti messe a segno. Il rischio è sfociare in eccessi di irascibilità che nelle ultime partite l’hanno visto scagliarsi anche contro i compagni per un passaggio sbagliato, atteggiamento almeno opinabile. Precipitoso pensare, come hanno fatto molti addetti ai lavori, che Cavani si sia fatto ricattare dal suo egoismo, dalla voglia di mettersi in mostra auspicando l’approdo su sponde dorate. Certo sul suo futuro pende la clausola da 62 milioni che a giugno potrebbe strapparlo alle braccia di Napoli. Ma ora conta il presente e lui ne è indiscusso protagonista. Matador dai un taglio netto alle malelingue e prendi per mano il tuo Napoli!

Un gradino più in basso rispetto ai due intoccabili sopra citati ma con tutti i documenti in regola per l’iscrizione nel registro dei leader c’è Gokhan Inler. Metronomo del sodalizio azzurro, centro di snodo delle trame napoletane. Avere un interprete dal pugno fermo in quella zona di campo sarebbe un principio primo, si pensi al Pirlo juventino. L’elvetico è glaciale nei lineamenti e nella personalità, ma soffre di pericolosi cali di rendimento. E’ l’unico geometra di cui dispone il tecnico e, malgrado le varie battute a vuoto, quando è indisponibile il Napoli si scopre indisciplinato e il compasso gira a vuoto. Dopo una buona fase centrale del girone d’andata, anche lui ha patito la sindrome di dicembre. Se fosse dotato di maggiore costanza potrebbe mettere a tacere coloro che dubitano del suo valore e piazzano Bigon sulla graticola anche per i tanti acquisti esosi e poco redditizi.

Ecco, proprio il direttore sportivo. Occhi puntati su di lui, deve garantire almeno tre rinforzi in questa sessione invernale. Magari, in ultima istanza, l’uomo di peso può spuntare fuori dal cilindro del mercato.  La squalifica di Cannavaro e l’addio di Aronica impongono investimenti di elevata caratura e di prospettiva soprattutto nel reparto difensivo. Che contemplino, si spera, il centrale d’esperienza invocato da tempo. L’ipotesi Burdisso solleticava i palati fini ma la Roma ha posto un veto. Il giovane Astori ha le spalle larghe per reggere le pressioni del San Paolo? Basta rattoppare, è giunta l’ora di cucire su misura. La tela azzurra invoca mani di fata. A.A.A. cercasi Penelope!