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Al Diavolo non si vende, si regala…


Una sconfitta, pardon, un pareggio che non sembra tale.

Quando sei sul 2-0 contro una squadra in crisi avanzata hai l’obbligo di farle male, darle il colpo di grazia e rimandarla a casa senza pietà.

Ingenuità, troppo altruismo, mancanza di cattiveria. Guardando il malato del letto vicino hai dimenticato di curare le tue patologie.

La sostituzione di Insigne, priva di qualsiasi significato, ti ha spaccato le geometrie, causato caos, togliendoti le speranze di creare superiorità in fase offensiva e di saltare i difensori avversari che sicuramente non sono i migliori in circolazione del nostro campionato.

E poi le solite disattenzioni difensive: Campagnaro che guarda il pallone dimenticandosi dell’avversario e perderlo come si trattasse dell’ultimo degli attaccanti e non del capocannoniere della Serie A. E dire che l’acquisto di Gamberini in estate fu considerato un “pacco”. Adesso è l’unico che non sbaglia una partita. Quanto si sbaglia in estate…

Il Milan, come a Palermo, ha dimostrato di crederci fino alla fine e mister Allegri, dal derby di tecnici toscani, ne esce sicuramente con qualche punto in più.

Al Diavolo non si vende, si regala“, il disco stonata di una serata che lascia tanto amaro in bocca e che ci dice, ancora una volta, quanto dobbiamo crescere.

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