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Genoa v Napoli 2-4, le pagelle


Serie A TIM 2012-2013
12a Giornata
Stadio Luigi Ferraris, Genova
GENOA v NAPOLI 2:4

Le pagelle

 

 

DE SANCTIS  6 – Sventa, nel primo tempo, una palla gol di Bertolacci con una partata che ricorda i suoi tempi migliori. Che non sono ancora questi, in quanto mostra ancora insicurezze, lasciando transitare in area di rigore palloni che dovrebbero essere di sua pertinenza, così come sul gol dello stesso Bertolacci.

 

 

CAMPAGNARO 4,5 – Il gol di Immobile è gran parte (de)merito suo, prima rinviando di testa su Bertolacci, poi tenendo in gioco il centravanti genoano sul successivo rimpallo. Ma dalle sue parti, ci si inserisce in maniera piuttosto comoda, senza che il nostro possa mettere mai una pezza. La sostituzione è una manna dal cielo, per il Napoli.

 

 

CANNAVARO 5,5 – Immobile sembra un cliente facile da gestire, ma in realtà non lo è per niente. I movimenti atipici, per essere una prima punta, mettono spesso il capitano in difficoltà, soprattutto quando viene trascinato fuori zona dall’ex-pescarese, e lasciando sguarnita la sua zona di competenza, ove si buttano a capofitto poi gli altri attaccanti del Genoa.

 

 

GAMBERINI 5 – Giornata storta anche per l’ex-Fiorentina. Deve amministrare le scorribande di Jankovic, e tutto sommato se la cava bene. La sua pecca maggiore è l’essersi lasciato bruciare sul tempio da Bertolacci, sul gol del raddoppio genoano, nel quale si lascia prendere tempo e posizione. Chiude faticando anche su Seymour, a cui lascia spazio per colpire nel finale.

 

 

MAGGIO 5 – Altra prestazione sciagurata del laterale vicentino, che divora il solito gol praticamente già fatto, e fatica a chiudere i continui inserimenti di Bertolacci ed Antonelli, che s’infilano nella sua zona, aggirandolo alle spalle. Era partito benino, piazzando anche un buon assist per Cavani e Dossena che sprecano, ma poi è notte fonda, anche con un cambio di modulo, che sembra digerire poco.

 

DZEMAILI 5,5 – Il primo tempo è una faticaccia, a contenere soprattutto l’effervescenza di Kucka, che fa il bello ed il cattivo tempo del centrocampo genoano. Non riesce davvero mai a mettere il naso e le gambe oltre il centrocampo azzurro, anche mal supportato da un Behrami non in giornata e da Hamsik troppo avanzato per potergli offrire degno supporto. Nella ripresa riesce però ad aumentare il baricentro azzurro, anche se la sua azione è poco appariscente.

 

 

BEHRAMI 5 – Non era la sua partita, e può capitare anche a lui, che da l’anima in ogni gara. E’ impreciso nei passaggi, e solo a tratti riesce a mettere qualche pezza ed a tamponare le ripartenze genoane. Gira a vuoto tra Toszer e Kucka senza mai trovare il bandolo della matassa. Ammonito, sarà squalificato contro il Milan, una perdita grave, ma che permetterà al biondo svizzero di rifiatare.

 

 

HAMSIK 7,5 – Il primo tempo è abbastanza sulle righe, senza grossi squilli di tromba, ma è comunque l’unico a cercare il guizzo giusto, difettando nella rifinitura in un paio di occasioni. Nella ripresa rimane praticamente al buio per circa mezz’ora per poi straripare nel finale, mandando a rete Cavani e, cosa più importante, siglando il gol del sorpasso facendosi trovare al posto giusto al momento giusto, un pò come sempre. Elemento decisivo.

 

 

DOSSENA 6 – Spreca una buona palla gol in avvio, e dopo un paio di sgroppate, decide di rimanere saggiamente guardingo e vigilante sull’azione di Jankovic che, dalle sua parti, sfonda quasi mai. Potrebbe osare di più, poiché Sampirisi va in difficoltà quasi sempre, ma si accontenta di partecipare solo a sprazzi alla spinta offensiva azzurra. E’ comunque in lieve ripresa.

 

 

PANDEV 5 – Esce quasi subito per una brutta entrata subita. Della sua partita rimane poco, ma la sensazione è che il macedone è in pessimo stato di forma fisico, e necessiterebbe di un po’ di riposo e recupero. La classe e la tecnica non si discute, ma il Napoli ha bisogno di elementi al top della forma, ed in questo periodo Pandev non lo è.

 

 

CAVANI 7 – Ci prova in tutti i modi, sbagliando anche in maniera abbastanza clamorosa la conclusione a rete. Ma non demorde mai e cerca la porta appena la vede, e quando Grandqvist gliene da modo. Non perde la lucidità davanti a Frey, dribblandolo e depositando la palla in rete.
La sua carica agonistica è preziosa perché contagia anche il resto dell’attacco che poi, farà faville nel finale. Imprescindibile, come sempre.

 

 

INSIGNE 8 – Finalmente gioca una grandissima partita, dove ci mette la classe, la tecnica, la testa, il senso del gol, il tiro in porta. Tutto il repertorio del grande attaccante, in poche parole. Ipnotizza Granqvist e Sampirisi quando li punta, creandosi sempre lo spazio per il tiro in porta, che solo un grande Frey riesce a disinnescare, anche con l’aiuto della traversa. L’assist per Mesto vale da solo il prezzo del biglietto, e il gol della definitiva sicurezza è la ciliegina sulla torta di una partita che sa di prenotazione di una maglia da titolare.

 

MESTO 7,5 – Il protagonista che non ti aspetti. Gioca con il fervore dell’ex pieno di rabbia e si vede da come entra in campo e nella partita. Pronti via, e si incunea felicemente nel cuore dell’area genoana battendo Frey da posizione defilatissima. Poi scende con costanza, mettendo in crisi le sicurezze di Antonelli, così come quelle di Moretti. Sfiora anche il raddoppio, calciando alle stelle, ma si rifà abbondantemente nel finale, quando serve un cross preciso sulla cresta di Hamsik. Anche con lui, le gerarchie potrebbero essere riviste.

 

INLER 6,5 – Entra e porta una carica di sostanza e vitalità al centrocampo azzurro, di cui c’era un grosso bisogno. Si pone come vertice basso, davanti alla difesa, riportando così Dzemaili alla più congeniale posizione di mezzo destro ed i risultati si vedono. Anche per lui, ottimo impatto sulla partita.

 

MAZZARRI 6,5 – Sarebbe da elogiare, quasi fino alla venerazione, perché i cambi che apporta sono quelli che poi faranno la differenza. Insigne e Mest, però, avevano dato già dimostrazione controla Dnipro, di essere in una forma migliore, rispetto a qualche “titolarissimo”. Perché, dunque, questa ostinazione nel voler proporre in campo uomini che, in questo momento, rendono poco, quando poi si hanno soluzioni più redditizie?

 

 

 

 

 

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