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Siamo sospesi


Stamattina l’alba aveva un colore sospeso, i riflessi erano incerti, l’aria né fredda né calda. Ci siamo alzati e abbiamo guardato fuori, come se non ricordassimo più la solita strada di ogni mattina.

Sonnolenti ci siamo chiesti sottovoce l’origine di quella sensazione né orribile né gaia, intanto il caffé borbottava con un suono indifferente, e noi cercavamo un motivo per essere svegli.
La sensazione di stamattina è una sensazione calcistica, nel dettaglio è lo specchio convesso e riflesso della settimana giocata.

Due sconfitte, ma questo non vuol dir nulla; non sono le sconfitte a generare una vertigine di sospensione, semmai le batoste recano rabbia, malumore, insofferenza. Abbiamo compiuto un salto ermeneutico e siamo andati al fondo del problema. La nausea di stamattina è la concretizzazione emotiva di una settimana grigia, senza passione, senza guizzi né raggi.

Le prestazioni degli azzurri ci hanno lasciato un senso di vuoto, di vecchiaia che non osa, di abitudini che non vogliono morire.Nulla di nuovo sotto il sole” diceva l’Ecclesiaste, ed oggi lo ripetiamo noi: “Niente di nuovo è accaduto”.
Ieri è stato come un altro giorno già accaduto, come un altro Giovedì già vissuto, e tra i due estremi la paralisi con la Juventus.

C’è da riflettere, c’è da svegiarsi. Un torpore strano, un’atmosfera di mollezza estenuata che richiama per contrasto la vitalità gioiosa di appena una settimana fa. Cosa è successo?

E’ successo che le parole di Mazzarri hano un po’ spento il progetto, hanno fiaccato volontà e creato titubanze, divelto sicurezze mentali. Ad oggi viviamo alla giornata, e se davvero dobbiamo fare nostro lo slogan del mister, se cioè dobbiamo smettere di guardare al futuro e alla progettualità che lo informa, se dobbiamo persistere nella precarietà dell’oggi, allora il nostro sentimento non può che essere quello della sospensione.

Stamattina il Napoli ci appare un po’ più piccolo, e i sogni tricolori stesi ad asciugare al sole del realismo. Pensavamo fossimo più forti, ci rendiamo tristemente conto di avere delle seconde linee che sono solo seconde. Ma forse la nostra presunzione era dettata dall’artificio dei media, che parlando di un Napoli con 20 titolari, di panchina solida, davvero ci avevano portato alla convinzione di possedere ciò.
Invece no, invece la realtà dice altro. Dice che Insigne deve ancora crescere, e tanto. Dice che Vargas può avere classe ma non testa e temperamento, dice che Pandev, Cavani e Hamsik sono una galassia sopra gli altri e non possono essere sostituiti.

Oggi ci siamo svegliati con un’amara realtà che faticavamo ad accettare dopo la partita con il PSV. Stamattina guardavamo fuori e dopo tanto tempo abbiamo avvertito un po’ di freddo.

Carlo Lettera

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