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Mazzarri ed il rapporto con i cambi


Analizzando ai raggi x la sconfitta degli azzurri in quel di Torino, viene spontaneo considerare di importanza primordiale il rapporto che Walter Mazzarri ha con le sostituzioni e con la fiducia verso la propria panchina. In tempi non sospetti avevamo intuito che il tecnico fosse tendenzialmente votato alla “conservazione” più che al ricambio a gara in corso. Questo atteggiamento era più evidente fino allo scorso campionato, quando la società non aveva ancora in un certo senso imposto con rigore l’utilizzo di quella schiera di giocatori che altrimenti il buon Walter avrebbe fatto girare meno di quanto non stia facendo fino ad oggi. La garanzia è data dalla variante Europa League, che consente di sperimentare quella schiera di giocatori che, con ogni probabilità, in campionato vedremo per pochi scampoli di gara, o a causa di infortuni.

Il rapporto con le sostituzioni a gara in corso per dare una svolta alla gara sono sempre state un limite verso il quale il tecnico livornese ha dimostrato spesso un timore reverenziale nel capovolgere questa poco simpatica tendenza, per dirla in termini e modi pacati. Il concetto di invertire la rotta grazia ad una o più sostituzioni ci è stato insegnato ieri dai “tecnici juventini” che, in due sostituzioni, non solo hanno dato la sterzata necessaria al match, ma hanno anche pescato i jolly dal mazzo, mettendo in campo Caceres e Pogba, ergo gli autori delle reti bianconere. Un caso? accettabile fatalità, d’accordo, ma state pur certi che di contro, Mazzarri, non ha dato la giusta controproposta ad una squadra che arrancava e, in alcuni uomini, vedi Maggio, oppure Pandev, magari Hamsik, ha prestato in maniera impietosa il fianco ai fendenti bianconeri che, con un calcio da fermo, hanno deciso una gara che i un’altra situazione sarebbe finita in parità, volendo considerare lo scempio tecnico visto in campo ieri.

Intanto, la brutta gara di entrambi vista ieri, ha solamente evidenziato ancor di più il concetto di freschezza atletica e vigore psicofisico, fattore sul quale la Juve è stata più capace degli azzurri. Il nostro rammarico si chiamerà Insigne, che a ‘5 dal temine non poteva fare altro che creare qualche grattacapo e nulla più. Si sarebbero alterati gli equilibri? un giovanotto come Lorenzo non avrebbe inciso più di tanto? Il campioncino Pogba ha diciott’anni, e ha sfoderato un colpo a grande giocatore; non sarebbe potuto capitare anche al piccolo fenomeno di Frattamaggiore? Altro dilemma che rimarrà irrisolto, scusate il nostro masochismo…