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Erasmo Iacovone


Chissà, se forse avesse accettato l’invito di quell’amico, le cose sarebbero andate in un altro modo. Sì, pare che quella sera, prima che Erasmo si fosse recato con la sua auto al ristorante dove si sarebbe fermato per cenare, avesse prima rifiutato l’invito di un suo amico.

La partita era andata male. Tante occasioni da rete sventate dal portiere Ginulfi, veterano del calcio italiano che aveva militato con la maglia della Roma. Erasmo ne aveva avute di palle gol in quell’incontro con la Cremonese, finito zero a zero, e con l’amaro in bocca di una porta stregata e l’imprevista condivisione del primato in testa alla classifica cannonieri di serie B.

Erasmo ci era arrivato così, a quella serie B che un po’ gli stava stretta, viste le sue qualità di attaccante sotto osservazione, causa, un talento che cominciava a piacere a molti, soprattutto alla Taranto dove era approdato non senza un’accoglienza condita di molte diffidenze. Ma il suo carattere discreto e tenace lo aveva subito assistito nella scalata all’affetto tarantino.

Erasmo Iacovone, col nome che pareva uscito da una commedia di Moliere o di Goldoni, era nato in un paese chiamato Capracotta, e aveva iniziato a giocare prima in serie D, all’età di 19 anni, poi, dal 1972 al 1976, indossando le maglie di Triestina, Carpi e Mantova, aveva dimostrato una notevole confidenza con il gol. Nel 1976, viene ingaggiato dal Taranto, ripagando presto la fiducia di una società che aveva investito su di lui circa 400 milioni, una cifra spropositata per un calciatore di serie B. Eppure, i suoi goal, nel primo anno, hanno consentito al Taranto una tranquilla salvezza e un’ottima figura su tutti i campi d’Italia.

Ma il bello per i tifosi del Taranto arrivò la stagione successiva, quando i tarantini hanno accarezzato il sogno di una storica promozione nella massima serie. E storica resta la partita disputata con il Bari. Zero a zero, fino a quando un lungo traversone smarca Iacovone che, stoppato il pallone, batte il portiere barese con un vellutato pallonetto. Uno a zero per il Taranto, con Erasmo ormai nel cuore di una città e di tanti appassionati del pallone. A guardare la classifica ai tifosi rossoblu faceva quasi impressione leggersi al secondo posto, in piena zona promozione. I giusti onori e le meritate soddisfazioni sembravano sorridere alla carriera di un ragazzo, Erasmo, che aveva attraversato tutte le categorie del calcio, prima di giocarsi l’opportunità di una vita nella difficile e diffidente provincia meridionale, di quel sud est italiano, da sempre esposto alla secca e provante riserva di un territorio con la voglia di starsene solo per conto proprio.

Il pomeriggio del 6 febbraio 1978, il portiere Ginulfi negò più volte il goal a Erasmo Iacovone, che, dopo lo zero a zero con la Cremonese, male aveva digerito la sua prestazione generosa ma senza segnature. Incupito dal risultato, Erasmo decise di andare a cenare da solo al ristorante di un suo amico. Sulla statale Taranto Lecce, Iacovone, mentre era alla guida della sua Citroen Dyane, fu speronato da un’Alfa Romeo rubata, che procedeva a fari spenti perché il suo guidatore stava fuggendo inseguito da una volante della polizia. I soccorsi per Erasmo furono inutili, e quella sera nessuno tornò a casa di sua moglie in attesa di un bambino. Erasmo non aveva ancora compiuto 26 anni. Come successo a Gigi Meroni pochi anni prima, ancora una volta il calcio aveva perduto un suo amato rappresentante in circostanze così brutalmente impreviste.

Ai funerali, circa 15 mila persone salutarono per l’ultima volta Erasmo Iacovone. La sera dell’incidente, il Taranto era terzo in classifica a un punto dal secondo posto. Alla fine del campionato i pugliesi si piazzarono ottavi. Chissà come sarebbe andata se avessero avuto il loro giocatore più importante. Ma è un dettaglio, che conta assai poco rispetto a tutto il resto, ma che forse è servito, purtroppo, ad aumentare il dolore nell’intimità di un rammarico che un appassionato del pallone si porta dentro. Su Erasmo e le sue possibilità di gloria, ha invece pensato il suo destino a dire tutto. Ha scritto Charles Régismanset, “Celebrità: affezione passeggera”.

 

Sebastiano Di Paolo, alias Elio Goka