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La scaramanzia di chi si sente superiore


Ad un tratto ho l’impressione che mi abbiano trasportato contro la mia volontà in un luogo ameno, tipo Arcadia di Sannazzaro, e sento, mentre riposo, le mie dolci membra all’ombra di un platano gentile, voci candide e soavi che mi parlano di un Napoli favorito per lo scudetto, di una squadra voluta dal Signore dei cieli a dominare il circolo annuale del sole.

Ritorno poi alla mia stamberga maledetta, ai clacson che ti fanno impazzire, alla realtà disumana e sublime della mia amata città. Apro un giornale e leggo…

Leggo di Buffon che sottolinea e analizza il perché il Napoli sia favorito, leggo di giornalisti juventini che si affidano al vaticinio della legge dei grandi numeri per adombrare con quasi certezza la sconfitta della loro squadra. Leggo e sento responsi inequivocabili sulla grandezza del Napoli, del suo essere favorito.
Tutti questi favori non m’inorgogliscono, so ben vedere e distinguere la lusinga malsana dalla constatazione sincera. E questo dire a me suona con tutti i santi crismi di una scaramanzia adoperata da chi si sente superiore.

Non è forse vero che gl’invincibili romani sacrificavano e invocavano le loro divinità anche quando dovevano battersi contro sette villani di campagna? Il loro era l’ossequio di facciata del superiore, di chi aveva nel cuore una così alta considerazione di sè da doverla alleggerire fingendo di votarsi agli Dei.

Oggi tutti questi plausi mi sembrano essenzialmente scaramantici. Chi si sente superiore non può dirlo a voce alta a sè stesso, abbasserebbe la guardia, e finirebbe col rovinarsi. Meglio “fingere” timore, paura, meglio de-responsabilizzarsi dalla grandezza, meglio far credere all’altro di essere il più forte, così da indurlo a perdersi.

Questa scaramanzia di chi si sente superiore può andar bene in tutta Italia, ma non venite e piantarla a Napoli. Il nostro terreno ne è immune, non produce frutti, troppe le semine già avvenute, e ormai secco è il terreno. Cari juventini, ci prendiamo i complimenti , ma li depuriamo dalla scaramanzia che l’accompagnano.

Carlo Lettera

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