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Il pensiero della sera


A chi si appresta a dormire perché l’alba domani recherà un doloroso inizio; a chi si appresta a cenare perché il tempo corre e corrode le vecchie costumanze; a chi semplicemente vuole dimenticare e dimenticarsi leggendo di glorie future, di sogni che vissuti da altri diventano, grazie a un’operazione di magia, anche i suoi.

A tutti questi, ma anche alla moglie delusa e abbandonata al suo segreto dramma, allo studente che maledice l’imposizione, al muratore che già progetta l’intonaco liscio e bianco, a tutti, ma proprio a tutti, dedico questo pensiero della sera.

Vai cuore da una sponda all’altra del cielo, vai su un campo falciato che a quest’ora riposa come un Dio sereno. Gli affanni sanguinosi il sonno lava con la dimenticanza, gli oltraggi del tempo chiudo nella porta di un’emozione dimenticata e ora riemersa.
Dimenticarmi del grigio dell’ora e dei giorni uguali, smarrire le finte certezze che sono ridicole museruole messe alla paura. Nelle inferriate infinite dei mesi che m’imprigionano una scaglia di cielo diventa una possibile salvezza.

In questo pozzo da dove non risale acqua io vi butto l’ultimo sogno rimastomi. Una piazza gremita, infinita, festosa in una gioia rasserenante. Una piazza chiusa ai lati da immensi stendardi azzurri, con fontane che danno acqua celeste, con sconosciuti che s’abbracciano per un trionfo, con ragazze che ci cingono il collo, con vecchie la cui felicità ringiovanisce.

In questa piazza del sogno, come mendicanti della sera, sfiniti ci addormentiamo immaginando uno scudetto che porta i colori della patria. Sereni chiudiamo gli occhi, ma stringiamo forti i pugni, nel triste timore di non trovare al mattino la promessa che il desiderio ci aveva concesso. Forza Napoli!

Carlo Lettera

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