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Un pareggio che irrita quanto una sconfitta


Tessere le lodi della squadra quando vince e convince e, di contro, infangarla quando pareggia e non convince, non è un atteggiamento intellettualmente confacente, ma, non risulta altresì appropriata la pratica della condotta buonista che giustifica e tampona qualsivoglia critica con l’alibi dell’amore incondizionato per la maglia.

Il Napoli visto a Catania oggi, ha compiuto un mezzo passo indietro rispetto alle prestazioni precedenti e non perchè non sia riuscito a vincere, ma piuttosto per le modalità con le quali non è riuscito a conseguire il risultato pieno.

In 10 contro 11 dal 2′ del primo tempo, una squadra che mira al tricolore, non può e non deve lasciare che la partita termini a reti inviolate.

E’ pur vero che la squadra etnea ha saputo difendere più che dignitosamente la propria metà campo, per gli interi 90′ di gioco, rischiando perfino di portarsi in vantaggio, approfittando delle ripartenze che il Napoli, più che proteso in attacco, ha più e più volte concesso.

Ed è anche vero che il vivido sole che batteva sul Massimino, ha concorso a depauperare energie e, forse, anche brillantezza, alla compagine azzurra. Ma era un sole che batteva sulle nuche di tutti i 21 calciatori in campo.

Raramente, o forse mai, è accaduto che Mazzarri optasse per un Napoli a trazione più che anteriore. Infatti, nella ripresa, sono entrati in campo Insigne e il “re della prima di partita di Europa League” Vargas, con il compito di dare man forte ai titolari Cavani, Pandev ed Hamsik, con quest’ultimo, alla luce della rivoluzione tattica, tramutato in regista avanzato.

Unico imperativo: scardinare la roccaforte avversaria.

Eppure, rispetto alla scorsa domenica, allorquando, nella gara interna contro il Parma, in 11 contro 11, il Napoli si è trovato nella medesima difficoltà di aprire varchi utili per portarsi in vantaggio e, poi, di andare ancora a segno per mettere in cassaforte il risultato, aveva mostrato una determinazione utile ad estrinsecare una manovra di gioco appropriata ed incisiva ai fini del risultato finale.

Cosa che non è avvenuta oggi.

Forse perchè questo gruppo, indubbiamente valido, è fin troppo consapevole della propria forza e può cadere nell’errore di crogiolarsi nelle sue stesse potenzialità e scendere in campo avvolto nell’ idea di poter sbloccare il risultato come e quando vuole.

Una teoria del genere, trova legittimo riscontro nel primo tempo interpretato dal Napoli, molto giù di tono, decisamente al di sotto delle sue reali potenzialità, che ha provato a portarsi in vantaggio indirizzando tiri imprecisi verso i pali difesi da Andujar, non centrando quasi mai, praticamente, lo specchio della porta.

Nella ripresa, l’estro dello scugnizzo Insigne ha conferito un pò di brio alla manovra d’attacco nelle prime battute, ma, in sostanza, si è rivisto il “Napoli- vecchio stile”: quello degli snervanti e cospicui punti persi, dei continui fraseggi, delle manovre insisitite, dei madornali errori individuali che rischiano di mettere seriamente a repentaglio il risultato, dell’ostinazione di voler arrivare al limite dell’aria con la palla al piede, piuttosto che provare a sbloccare il risultato con i tiri dalla distanza.

Solo qualche “coraggioso” si è, infatti, assunto l’onere della responsabilità del tiro dalla distanza e, quando lo ha fatto, è stato ammonito dai compagni per non aver servito il pallone.

Di contro, il Catania, nonostante abbia giocato in inferiorità numerica per l’intera partita, ha disputato una gara egregia, difendendosi brillantemente e rendendosi anche più pericoloso del Napoli stesso, collezionando un palo e mettendo De Sanctis in condizione di compiere un mini-miracolo per difendere il risultato.

Ed è questo l’aspetto che più di ogni altro conferisce al punto conquistato oggi l’amarezza di una sconfitta.

Se la squadra di casa avesse vinto, nessuno avrebbe potuto urlare allo scandalo.

Se gli azzurri avessero umilmente lottato con la medesima caparbietà espressa dal Catania, piuttosto che giochicchiare in maniera leziosa e troppo poco concreta, probabilmente avremmo assistito ad una gara meno sonnacchiosa e ci ritroveremmo ad analizzare una diversa classifica.

Ed è proprio sui campi “piccoli” che il Napoli deve dimostrare di essere grande e palesare una diversa maturità, acquisita dalle molteplici regresse esperienze.

E’ nelle partite in cui non può giocare “da Napoli” che la squadra deve dimostrare di avere quel quid in più quest’anno, ovvero, quella malleabilità tattica che gli consenta di sviscerare manovre di gioco alternative, anche a discapito del bel gioco, se è necessario, purché risultino efficaci per il conseguimento dei tre punti.

Perché, ai fini della classifica, contano solo i punti e questa squadra possiede senza dubbio il potenziale necessario per aggiungerne molti di più rispetto a quelli conquistati nel corso della scorsa stagione ed è inaccettabile presumere che si possano sciupare delle occasioni così ghiotte, ancora.

Un pareggio come quello acquisito oggi, risulta ancor più illogico, alla luce del fatto che i risultati maturati sugli altri campi sanciscono che le diretti concorrenti si sono decisamente impoverite, eccezion fatta per la “Vecchia Signora“, ed è doveroso che gli azzurri provino a mordergli le caviglie…Giacchè, al momento, il Napoli risulta essere l’unica squadra in grado di farlo, a patto che impari ad essere più determinata e concreta nel chiudere le partite.

Luciana Esposito

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