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Life is everyday…


“Life is every day”.

Questo il suo tatuaggio sul collo. L’ho notato quando sono stata a Dimaro, nel suo giro di rito di foto e firme. Era impacciato, sorridente e con lo sguardo da furbetto.  In campo, invece, pareva sempre mezzo addormentato. Voglioso di fare, ma senza cazzimma. Almeno è quello che si mormorava sugli spalti fino a qualche ora fa.

Inutile nasconderlo, siamo andati allo stadio con la curiosità di vedere questo ragazzo venuto dal Cile e strapagato a gennaio cosa ha intenzione di far vedere in un Napoli inedito. Tante riserve. Troppe, forse. Per un avversario tutt’altro che temibile, ma sconosciuto e per questo forse imprevedibile.

Vargas, dunque,  dentro dal primo minuto con Insigne, ma anche Mesto, Donadel, Fernandez, El Kaddouri. El Kaddouri. Già. Almeno così mi era parso di veder scritto in formazione. Difficile dire che abbia giocato davvero.

Di fronte, l’AIK Solna. Svedesi. “ La Juve di Svezia” ha detto qualcuno. “Magari la Juve giocasse così”, dico io.

Insomma, è tornata l’Europa League. La competizione senza musichetta, anche se qualcuno ha gridato lo stesso “The Champioooon” alla fine. Per nostalgia, per provocazione, per sfottò, per non perdere l’abitudine, per buon auspicio. Non è dato sapere.

Insomma, è tornata l’Europa League. La competizione senza le stelle, ma con una luna a fine partita mozzafiato.

Insomma è tornata l’Europa League e con essa anche gli scemi di turno. Svedesi aggrediti. Svedesi del Napoli Club Stoccolma. Tifosi del Napoli. E se anche fossero stati tifosi dell’AIK, la vergogna sarebbe stata la stessa. E’ tornata l’Europa League, la loro dignità è andata via da un pezzo e non credo torni più.

Insomma, è tornata l’Europa League. La competizione che non attira grandi numeri e grandi cifre, ma che, secondo me, ci farà vedere se siamo cresciuti oppure no. Non è facile battere il Chelsea in casa, siamo d’accordo. Ma per come siamo abituati, è meno facile ancora per il nostro Napoli non adagiarsi ai ritmi di una squadra inferiore. Per cui andiamo allo stadio col sorriso e senza l’ansia della Champion’s, è vero, ma dispiaciuti comunque di vedere gli spalti semivuoti.

Ed è per questo che qualcuno si arrabbia per il prezzo dei biglietti. Non saranno i 100 euro criminali dei distinti del Chelsea, ma un miniabbonamento per invogliare a vedere tutte e tre le partite del girone ci poteva stare tutto. C’è chi gli risponde: “Un motivo ci sarà”. “Certo! Il guadagno. Sempre e solo il dio guadagno”, dico io.

Ci avviamo abbastanza presto. Siamo in formazione ridotta anche noi, ma comunque una ventina di posti li riempiamo. E alla gioia di vivere le due ore di pre-partita insieme, lavoro permettendo per alcuni, non ci vogliamo rinunciare. Il clima è più rilassato, si ha addirittura il tempo di organizzarsi per un concerto del sabato dopo, c’è addirittura il tempo di fare due chiacchiere con “Guaglio’ chi’ ‘o e’” e c’è addirittura il tempo di ammettere che la juve è una squadra con le palle. Paragoni a parte con la nostra partita a Londra, situazioni non paragonabili, ma a dispetto di tutte le nostre secce, i bianconeri hanno fatto la loro porca figura. Quagliarella compreso, ahinoi!

Il San Paolo non ha il vestitino a festa, ma ha l’acqua per bagnare un’erba quasi del tutto ritrovata. E ha, per la gioia di qualcuno, in Aronica un nuovo capitano e, per la gioia di qualcun’altra, in Donadel un phonato centrocampista. E’ ricorrente il grido:“Abbellicapelliii!”

La squadra entra senza troppi sussulti,  ma davanti ad occhi guardinghi, curiosi di vedere questo mercato se è stato all’altezza. Altezza bandierina, come nota qualcuno, per Insigne. Ma è più basso Giovinco di un centimetro, ribatte qualcun altro. Squisquiglie. 

Insomma, torna l’Europa League. Una competizione che ti fa ritrovare giocatori ormai impolverati senza motivo, come Fernandez. C’è chi spende parole da innamorato per lui. Una competizione che ti fa applaudire per incoraggiamento, come abbiamo fatto con Mesto e Behrami. Una competizione che rischia di farti bruciare giocatori inesperti e, questi sì, non all’altezza. E allora, nel valzer dei doppioni, siamo giunti alla conclusione che Gamberini è il vice-Campagnaro e lo si è visto in una marcatura aerea su un cross abbordabile; Mesto è il vice Maggio  e abbiamo l’impressione che vice ci resterà a lungo; che Vargas è il vice Cavani, con tripletta annessa, ma evidentemente non abituato perché dimentica di prendere il pallone a fine partita. E che El Kaddouri è il vice Hamsik…e qui i conti non tornano. Ecco perché il ragazzino lascia il campo a chi è di poco meno ragazzino di lui, ma in campo non lo dimostra. Un fuoriclasse nato. Salvo poi perdersi per un calcio di troppo, e non al pallone, e allora restiamo anche senza il fuoriclasse. Lui si scusa con i tifosi, rientra negli spogliatoi a cresta bassa e ci consegna di nuovo lo spettro El Kaddouri nelle prossime, almeno, due partite. Glielo perdoniamo solo perché il fuoriclasse si chiama Hamsik.

Il risultato lo conoscete. 4-0 in scioltezza. Anche se i tifosi svedesi pare non se ne siano accorti, per quanto cantano a fine partita. Onore a loro. Per noi, tre goal di Vargas e uno di Smaili. Anche se almeno un paio sono del portiere avversario. Inutile dirlo, siamo felicissimi per il piccoletto, sperando che questo significhi avere una valida alternativa al Matador anche in campionato.

Intanto un amico ci fa vedere ‘a bullett’ con risultato esatto preso. Ma insieme ha giocato anche il 3-0 nostro a Catania.

Beh… “Life is every day”. E allora noi non vediamo l’ora di festeggiare con lui.



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