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Lavezzi e Gargano, memorie di sabbia


Ora sono due brocchi. Amati, venerati, compianti. In uno schiocco di dita sono già nella cassapanca dei peggiori ricordi. Lavezzi e Gargano, stantuffi determinanti nella scalata al successo dell’ultimo quinquennio azzurro, sono già stati rigettati dalla piazza e dalla critica. Troppo in fretta. E’ giusto non rimurginare sul passato e guardare avanti con ottimismo, ma non occorre farlo spazzando via le emozioni vissute. La forma di ingratitudine con la quale i due ex azzurri si sono voltati indietro è stata disprezzata dal popolo napoletano. Non fa una piega. Ma perchè equipararci al loro atteggiamento? Signori si nasce.

Non lasciamoci raggirare dal tourbillon mediatico che carica e scarica ogni personaggio a seconda della posizione degli astri. Anche perchè la sommossa denigratoria nei loro confronti è figlia di una partenza vincente del Napoli. Quando si incontreranno i periodi di difficoltà, di nascosto, finiremo per sfogliare l’album delle figurine della passata stagione e versare una lacrimuccia. Come quando ti molla la ragazza e non fai altro che valorizzare la tua nuova fiamma, esaltandola con paragoni improponibili. E’ il tuo cuore che sbraita e prova ad autonconvincersi. Ha solo paura di non provare più quell’amore.

Prima regola: non mentire a te stesso. Al Napoli mancano i due sudamericani, diciamocelo. E’ stato come deturpare un paesaggio ammirato per anni. Manca lo spirito battagliero, manca la loro capacità di indirizzare una gara con forza fisica, carattere o con la genialata inattesa. Certo i due ex non grondano buonumore. Soprattutto l’argentino, nemmeno convocato da Ancelotti per il match contro il Tolosa, pare essersi smarrito nel deserto con in tasca solo lingotti d’oro. Ma anche Gargano, in un’Inter in fase di ricostruzione, ne avrà di rospi da ingoiare. Forse un po’ di nostalgia li incastrerà ripensando al ruolo di eroe che rivestivano nella vita precedente.

Nel complesso, per ora, è sotto il Vesuvio che si sorride a denti stretti. Perchè il piccoletto di Frattamaggiore promette scintille, in attesa di estrarre un Pandev nuovo di zecca dalla fondina. Perchè, ad onor del vero, non rimpiangiamo affatto la disciplina made in Sudamerica. In campo e fuori. Dalle dichiarazioni provenienti dagli uomini più rappresentativi del gruppo si avverte un’atmosfera più serena e coesa. In campo c’è più ordine e meno fronzoli. Tutti hanno acquisito la consapevolezza di essere indispensabili. E’ caduto l’assioma divino “Non sai cosa fare? Cerca Lavezzi, passagli la palla e recita due Ave Maria”. La sua assenza responsabilizza gli altri e accelera il processo di maturità. La squadra rispetta le scelte del mister senza batter ciglio, evitando scenate patetiche e pedate alle borracce. E’ un Napoli più adulto che, dall’alto della sua maggiore età, non può che ringraziare quei due Peter Pan stravaganti e generosi. Mota e Pocho, buona vita!

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