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Bigon e quei gufi sul tricolore


Che il Napoli sia forte ormai è tautologia. Che il Napoli sia competitivo è una banalità, che il Napoli sia favorito è una “iattura”.
Il clima è effervescente, ma Napoli è una città “pericolosa”, fatta di liquido infiammabile, eccessiva in tutte le sue manifestazioni (Chiedere ragguagli a Maria De Filippi quando ospita penitenti napoletani).

Ecco perché diventa pericoloso alimentare il fuoco a spruzzi di alcool continui, perché chi ama come amano i napoletani ha bisogno di credere anche all’impossibile, e non perché sia stupido, anzi, ma perché capisce che il sogno è l’unico antidoto alla corruzione della realtà.
Esiste però un progetto apposito per incendiare e carbonizzare di entusiasmo eccessivo il popolo partenopeo? Riccardo Bigon crede di sì. Ieri, ai margini della presentazione degli ultimi tre acquisti del Napoli, Uvini, Mesto, El Kaddouri, a precisa allusione sul ruolo di favorita assegnata al Napoli ha risposto con grande garbo e intelligenza polemica, tipica dei dirigenti sportivi.

Il ds azzurro ha parlato di fantomatici pruriti intimi che lo colgono quando gli paventano questa possibilità “patriottica”, per poi scomodare implicitamente i padri della psicologia del profondo e suggerire che si tratti di una strategia apposita. Un complotto quindi che addossando aspettative e responsabilità sul Napoli, allevii le ansie da prestazione degli altri club in lizza. Caricare emotivamente quindi l ‘ambiente napoletano per scaricarsi loro.

Il ragionamento indotto non fa una piega, ma è un po’ tendenzioso e pericoloso. Stiamo cadendo in una sindrome di accerchiamento che fa comodo per eventuali insuccessi, e nello stesso tempo fortifica il gruppo e lo “incattivisce”. Ma questi gufi, sinceramente, non li vedo. O se ne scorgo qualcuno lo vedo senza artigli e malaticcio.
E basta poi con questa superstizione, tipica di chi non crede in se stesso. Chi sa cosa vale non teme gufi e non si “gratta”, ma dritto accolgie gli applausi e le sfide che gli lanciano.

Dai Napoli, raccoglilo questo guanto sfilato, non rigettarlo a chi te lo lanciò.

Carlo Lettera
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