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Ho scritto t’amo sulla sabbia…


Eppure sono passati  solo dieci giorni, più o meno, dall’ultima amichevole. Dieci giorni in cui è successo di tutto.  E niente di nuovo. Qualche tuffo al mare, un naso spelacchiato, lunghe dormite, molte risate, tanto sport fatto da altri, qualche medaglia, quasi tutte in sport con armi, che siano le proprie mani o altro. Niente di nuovo per chi è finalmente in vacanza e lo è durante le Olimpiadi.

Eppure è passata solo una settimana. Una settimana in cui si sono alternati mille sentimenti e tutti molto lontani dal “favoloso mondo di Amelie”. E’ passata solo una settimana e sarebbe impensabile incontrarci e salutari semplicemente con un “bentornato”. Ci girano ancora parecchio e la prima cosa che ci diciamo è: “Ancora intossicato?”. E la risposta ovviamente è : “ E bir’ tu!”.

La nostra prima partita della stagione post-vacanza, seppur amichevole di tutto rispetto – questo lo pensavamo prima di vedere i greci in crisi evidente, non solo economica – è cominciata ben prima delle 21 di domenica. Il Napoli ci fa incontrare già il sabato sera. Rivediamo vecchi amici venuti dall’Inghilterra per le vacanze. Amici conosciuti ovviamente grazie alla nostra unica fede. Tutti i personaggi che erano lì sabato sera a divertirsi, chiacchierare, bere, mangiare, ricordare, sperare e predicare coerenza e mentalità avevano un unico filo che li legava ed era di colore azzurro. Mi piace guardare a quella serata come un lungo pre-partita e la frase detta da uno di noi, che ha tutta la mia stima, che mi porterò dentro. Soprattutto quando siamo costretti a guardare partite su terreni come quello di ieri. “Io non ho bisogno di vincere tutto, di essere perfetto. Io sono tifoso del Napoli. Che me ne frega di vincere tutto? Tanto io ci sono sempre!”.

E infatti c’eravamo pure per Napoli-Olimpiacos.

Non eravamo gli unici. Qualche storico della curva e tante belle famigliole trigenerazionali. Dal bisnonno al pronipote. Il nostro solito ingresso era chiuso. Fosse stata una partita di campionato avremmo scaramanticamente bestemmiato, ma per fortuna non lo era e abbiamo assecondato gli steward. Perfino quello che voleva spiegarmi come infilare il biglietto nel tornello e accompagnato per non farmi risucchiare con la borsa. Consigli utili, per carità!, e io mi sono sentita una super-occasionale. In effetti sembrava di stare in fila per gli scivoli di Magic World. Giuro di aver sentito anche l’odore di abbronzante.

Ma è quando entriamo che ci rendiamo di aver sbagliato tutto. Pensavamo di essere tornati dalle vacanze, di essere tornati in città, che il mare, l’abbronzante e la spiaggia fossero solo un ricordo lontano. E invece il nostro Presidente, o chi per esso, ha pensato a tutto. Compresa la nostalgia vacanziera. E allora quella che pensavamo essere una partita di calcio su un manto verde e l’odore dell’erba si è trasformata  in una sfida semiseria di beach soccer su un manto di colore indefinito e tanta sabbia negli occhi. Come sulle migliori spiagge della Sardegna. E allora i medici di bordo campo diventano il bagnino, le panchine si trasformano in sedie a sdraio, sugli spalti ci sentiamo come al Lido Pagano. Il tema della serata è questo, senza dubbio.

Lo scopo era evidentemente duplice. Farci sentire ancora un po’ in vacanza o regalare uno spicchio di estate a chi fino ad allora era rimasto in città e convogliare i nostri pensieri negativi sullo scempio sul campo del San Paolo, distraendoci finalmente dallo scempio sul campo di Pechino. Ricordato ogni tanto solo da qualche coro anti juventino e da qualche fischio e complimento sincero alla terna arbitrale, a prescindere.

Sugli spalti siamo in pochi, del nostro gruppo in pochissimi, ma con un paio di ospitate importanti. Uno da Cork, sosia di Pandev, e uno da Verona con figlia che ci confessa che “per puro caso” ha regalato tre giorni a Palermo alla moglie e che “per puro caso” questi tre giorni capitano nel week end prossimo. Dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna. E una bimbetta di quattro anni innamorata di una bandierina azzurra.  Ci è piaciuta anche la versione “padre” di uno dei nostri che di solito fai fatica a vedere in vesti diverse da quelle scomposte della curva.

In campo sono 11 contro 11. Dopo l’ultima partita è meglio controllare.

Pandev in panchina, Cavani probabilmente in banchina su spiagge vere. Insigne e Vargas davanti. Se riusciamo a vederli. Centrocampo senza scosse. Sulla fascia prove tecniche post-squalifica. Aronica nel primo tempo e Behrami nel secondo. E mentre Maggio si rotolava sulla riva toccandosi la caviglia abbiamo pensato di suggerire una mancata partecipazione a Palermo e una migliore figura. Diciamo che c’è il matrimonio del magazziniere e inviamogli pure la seconda bomboniera. Invece Maggio si rialza e tiriamo un sospiro di sollievo. Poi rivediamo Aronica sulla fascia opposta e il pensiero del matrimonio fittizio si fa avanti di nuovo.

In tutti i casi vinciamo 3-0 contro i campioni di Grecia. Una squadra anche avvezza alla Champion’s. Probabilmente non al beach soccer. Onore ai loro tifosi con tromba che hanno sostenuto fino alla fine. Il primo goal su punizione di Smaili. Evidentemente sabbia negli occhi al portiere che non ha visto la palla. Il secondo di Marek con esultanza smodata da finale di Coppa dei Campioni di qualcuno che l’aveva scambiato per Vargas. Vorremmo incoraggiare il ragazzino e addirittura quando ha sfiorato l’autorete abbiamo pensato che avrebbe potuto sbloccarsi anche mettendola dentro nella porta sbagliata. Gli avremmo perdonato anche questo. In un’amichevole. E il terzo di Gamberini. Con Vargas sempre più vicino agli anti-depressivi.

Ma l’apoteosi è l’ingresso di Donadel. Ha acceso tutta l’aggressività di chi vuole vederlo via da Napoli, senza neanche averlo visto ancora con il Napoli. Rabbia e turpiloquio per il Mago Galbusera dei poveri che ci ha mosso a pietà per la messa in piega bionda più famosa d’Italia dopo quella di Nino D’An

Il pozzo dei desideri

gelo e la Carrà.

Insomma, stavolta vinciamo.

Ma terrò sempre a mente che non abbiamo bisogno di vincere tutto, non c’interessa essere perfetti perché noi siamo tifosi del Napoli e ci saremo sempre. E me lo ricorderò anche a palermo quando  rivedrò Aronica sulla fascia.