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Mangia: “Insigne è bravo, e Mazzarri è l’allenatore giusto”


Dal rosa del Palermo all’azzurro dell’Italia. Percorso in ascesa per Devis Mangia, oggi tecnico della Nazionale Under 21.

Lui si che conosce le giovani promesse e gli acerbi talenti italiani. E tra questi come non menzionare il “magnifico” Lorenzo Insigne, autore di uno splendido goal nell’amichevole contro l’Olanda. Un campione in crescita che ci riserverà molte sorprese. Ed è così che il tecnico italiano parla dell’attacante napoletano al “Mattino”

Mangia, Insigne è già pronto per il grande salto?
«Perché no? È bravo, una persona a modo, uno che ha avuto contro l’Olanda l’atteggiamento giusto, si è applicato e ha fatto bene tutto quello che gli ho chiesto. La carta di identità non deve essere un elemento di discriminazione per poter giocare. E non mi pare che lo sia per giocare con la maglia dell’Italia. La differenza non è tra un giovane e un esperto, ma tra uno bravo e uno che non lo è».
A chi lo paragona?
«Ecco, Insigne entra nella categoria di quelli bravi. E spero che somigli solo a se stesso. Non mi piace metterlo a confronto con altri. Non sempre questo aiuta. Lui deve continuare a lavorare e credo che con Mazzarri sia nelle mani giuste. Così come lo è stato nel passato».
Si riferisce a Zeman?
«Certo, negli ultimi due anni è stato lui il suo allenatore. Ma anche quelli del settore giovanile in cui è cresciuto sono stati bravi. Insigne ha dei valori importanti».
Può trascinare il Napoli allo scudetto?
«Un singolo da solo non può nulla. La forza di una squadra è nel gruppo».
Parla già come Sacchi?
«Credo veramente a questo concetto. I giocatori egoisti non vanno da nessuna parte e non fanno vincere nulla né a se stessi né alla squadra».
Chi è la favorita per il titolo?
«Non mi sembra che l’ultima volta che un ct si sia pronunciato sull’argomento, in giro l’abbiano presa bene…».
Ma Mourinho ora non allena più l’Inter. Dica pure.
«La Juventus da campione in carica parte leggermente in vantaggio rispetto a Roma e Napoli. Poi ci sono anche le due milanesi. Senza dimenticare la solita Udinese che ormai non sorprende più nessuno».
Una gran spiegamento di pretendenti?
«Più squadre saranno in lotta fino alla fine e meglio è per tutti».
Per fortuna c’è la crisi e i club cominciano a costruirli in casa i talenti.
«Siamo sulla strada giusta. Però io penso che il salto di qualità lo possiamo fare introducendo le seconde squadre, come succede con i club della Liga in Spagna, da far militare in serie B o in Prima divisione».
È una vecchia idea di De Laurentiis.
«I giovani devono giocare. E io preferisco uno che va in campo 90’ minuti in Lega Pro piuttosto che uno che fa sempre la panchina in una big. Tanto se sono bravi, fanno bene a credere ciecamente alla possibilità di essere convocati. Io sono molto attratto dal progetto di squadre B».
Al posto di Mazzarri, lei si sarebbe arrabbiato per il modo con cui ha perso la Supercoppa?
«Preferisco non dire quello che penso. Non sarebbe giusto».
E invece se la sarebbe presa con Zeman se fosse stato al posto di Conte?
«I regolamenti parlano chiaro. Non mi sembra che neghino la possibilità di poter allenare durante la settimana».
Non parliamo di Napoli-Juventus. Parliamo di pugilato e del match Cammarelle-Joshua così tanto di moda?
«In generale, e senza riferirmi alla Supercoppa, credo che nel nostro calcio quello che manca è l’idea che qualcuno possa essere più bravo di te. In Italia non c’è la cultura della sconfitta. Anche della sconfitta ingiusta. Diciamo che Cammarelle ha dato a tutti un grande segnale».