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Un ultimo sforzo, una punta

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Il Napoli, così com’è, è già una squadra di tutto rispetto, indicata da giornalisti e opinionisti come l’anti-Juve. Di soluzioni tattiche grazie al nuovo modulo – tanto nuovo poi non risulta essere visto che già l’anno scorso, causa infortunio di Lavezzi, Mazzarri lo aveva proposto in più di un’occasione – ce ne sono molte, soprattutto a centrocampo, con giocatori duttili che sanno ricoprire più ruoli.

Però manca ancora qualcosa. Manca una boa, un calciatore di peso non in sovrappeso, uno che sappia stare al centro, che conquisti spazio con la sua mole, che sappia sfruttare i cross dalle fasce. Abbiamo due pistoni sontuosi sulle fasce, perché non integrare la variante tattica con un centravanti puro all’occorrenza? Uno forte di testa, che sappia far salire la squadra nei momenti di difficoltà, che sappia scardinare difese rintanate, magari con un colpo di testa da un calcio d’angolo.  Drogba nella finale di Champions ha dimostrato quanto siano importanti calcio d’angolo e saltatori puri in determinate partite.  Quella finale sarebbe stata possibile raddrizzarla solo in quel modo, con una mischia, una palla che sbatte su una fronte educata. 

Il Napoli non ha questa soluzione, e già l’anno scorso ce ne lagnavamo. La Juve di Conte, il cui gioco è sulla falsariga di quello azzurro, l’ha trovata in Borriello l’anno scorso. Certo tale boa dovrebbe fare panchina per la maggior parte del tempo, ma potrebbe essere determinante in due-tre partite. Non dimentichiamoci che 4-5 punti in più possono fare la differenza, e che differenza.

Ci penserei se fossi in Mazzarri, ci penserei se fossi in  Bigon. Ma non sono  nessuno dei  due e, quindi, posso solo augurarmelo.

 

Carlo Lettera

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