shinystat spazio napoli calcio news Da Genova ad Udine: episodi di inaudita violenza che deturpano il calcio

Da Genova ad Udine: episodi di inaudita violenza che deturpano il calcio


La morte di Piermario Morosini ha scritto una delle pagine più commoventi della storia del calcio italiano e non solo, probabilmente.

Ci ha regalato scene che forse mai, prima, avevamo visto maturare, dentro e fuori dal rettangolo verde.

Solidarietà, rispetto, commemorazione.

Tutti, proprio tutti, sono apparsi coesi al cospetto di quella morte tanto ingiusta quanto sconvolgente ed, altresì, uniti in un decoroso e composto dolore: dal Nord al Sud, a prescindere dai colori e dal credo calcistico di appartenenza, dalle più piccole e declassate categorie, fino alla massima serie.

Forse perchè la morte è uguale per tutti o forse perchè quella morte ha concorso, e non poco, a consentire di maturare, anche negli animi più caldi e sanguigni, che la vita è un attimo che non va sprecato odiandosi.

Questo è quanto ci sarebbe piaciuto che quella morte avesse inciso negli animi e nelle menti dei protagonisti del mondo del calcio.

Affinché, almeno, non si rivelasse del tutto vana.

Invece no.

A rompere quell’aurea ed invisibile nuvola di silenzio e sconcerto che ovattava il mondo del calcio, hanno provveduto, in primis, le rumorose quanto sconcertanti proteste di quelli che si fa fatica a definire “tifosi” del Genoa.

Ma, ancor più sorprendentemente, proprio loro, i massimi esponenti di quello che viene stimato essere lo sport più bello del mondo, ci hanno riportato definitivamente con i piedi per terra.

Il parapiglia maturato sul campo di Udine, la scorsa domenica, con tanto di rissa tra dirigenti e calciatori di Udinese e Lazio, infatti, scrive, paradossalmente e clamorosamente, a distanza di meno di un mese dalla morte del giovane calciatore del Livorno, una delle pagine più vergognose del calcio di casa nostra.

In primo luogo, il sentore che trapela dalle tifoserie, è che i fatti di Genova, non abbiano indignato, ma, per assurdo, in un certo qual modo, motivato ed ispirato, le teste calde che animano le tifoserie.

Lo dimostra quanto è accaduto, sabato scorso, nel post-partita di Roma-Napoli.

I tifosi giallorossi, infatti, hanno dato luogo ad un’animata contestazione, terminata con il capitano Totti chiamato a rapporto sotto la curva Sud, nonostante il fatto che, alla luce del momento in cui imperversa, fosse auspicabile una sconfitta, la squadra capitolina abbia pareggiato la gara, dimostrando, inoltre, attraverso il gioco espresso in campo, di non meritare quella aspra contestazione.

Il calcio nostrano, troppo spesso, esibisce tifosi intolleranti, che con crescente frequenza ed incidenza, vogliono dare libero sfogo ai propri ideali e non riescono a reprimere quel desiderio, più o meno velato, di voler essere anche loro, a modo loro, protagonisti, anche se in negativo.

Come se non bastasse, coloro che vivono e convivono con la consapevolezza che, insite nel loro status di calciatori e dirigenti, vi siano anche le luci dei riflettori, perennemente puntate su di loro, soprattutto allorquando si ritrovano all’interno del campo di gioco o a ridosso di quest’ultimo, noncuranti di quanto valore e peso possa assumere anche il più banale dei gesti di cui possano rendersi autori, si ergono a protagonisti di risse illogiche ed altamente diseducative, come quella avvenuta, per l’appunto, domenica sera ad Udine.

Quelle sono immagini che uccidono il calcio.

Lo mortificano, lo deturpano, scippandogli la sua naturale e primitiva bellezza, imprimendogli colpi che lasciano cicatrici turpi e riprovevoli.

In un momento così delicato, dal punto di vista emotivo, per il calcio italiano, appare del tutto insensato, fuori luogo ed inaudito, sviscerare violenza per un gol segnato in circostanze al quanto bizzarre, assolutamente si, ma che, ai fini del risultato finale, risultava del tutto ininfluente.

Tali immagini potrebbero rappresentare un input motivazionale rafforzativo all’interno di quelle schiere di pseudo-tifosi o di qualsivoglia altro personaggio in cui aleggia già, di per sé, un focolaio di facinorosa violenza.

Sarebbe, o meglio è il caso di riportare tutto e tutti alla dovuta e doverosa calma, imprimendo una consona ed opportuna iniezione di parsimonia e morigeratezza.

Il connubio sport e violenza deve essere combattuto con punizioni rigide ed esemplari, non si può e non si devono tollerare, mai, in nessun caso, episodi di illogica e barbara intemperanza.

Per amore del calcio, prima di tutto.

Luciana Esposito

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