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De Laurentiis: “La Cina è un paese baciato da Dio”


Il produttore cinematografico e presidente del Napoli calcio Aurelio De Laurentiis è “entusiasta” della Cina e vuole “passarci i prossimi 25 anni della mia vita”. E’ “un paese baciato da Dio”, dice.
“Questo non vuol dire – ha precisato parlando con un gruppo di giornalisti a Pechino – che abbandonerò l’ Italia, o l’ America. Ma la Cina è il futuro, ho cercato di convincere i miei figli a studiare il mandarino, ma erano già grandi e non mi hanno ascoltato. Ora proverò con i nipoti.”

A Pechino in occasione dell’ International film festival in corso nella metropoli, il produttore afferma di essere “inorridito” da quello che ha sentito ad un convegno internazionale tenuto in occasione del festival. “Tutti parlavano di quello che hanno fatto, di quello che faranno. Credo di essere stato l’ unico a parlare della Cina.Io voglio venire, capire, e raccontare storie cinesi, scritte da cinesi, con attori cinesi e girate da registi cinesi”.

Poi aggiunge: “è un Paese in continua evoluzione, certo ci sono dei problemi di democratizzazione, di censura. Bisogna capire, magari sbagliare. Io ho sempre preferito sbagliare da solo, in modo che gli sbagli servano ad imparare, piuttosto che sbagliare basandomi sulle idee di altri”. Nel cinema, prosegue De Laurentiis, un vero fiume in piena,  “bisogna avere un rapporto col pubblico, con le città, con i quartieri. Mi dicono che stanno costruendo 30mila schermi per i cinema multisala”. 

La Cina, conclude, “è un Paese baciato da Dio, le sue metropoli come Pechino e Shanghai sono all’ avanguardia, bisogna approfittare del processo di crescita in atto e integrarla nel mondo”.  

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis vuole organizzare in Cina un quadrangolare nel quale Cavani e compagni sfidino squadre di Pechino, Shanghai e Guanuzhou. “La prima cosa che voglio fare è portare la squadra in Cina per una parte della preparazione per la prossima stagione”, le parole del produttore cinematografico. Entusiasta della Cina e delle opportunità che offre anche nel calcio – nonostante gli scandali che hanno scosso il mondo del pallone cinese – De Laurentiis ritiene che Pechino debba togliere tutte le limitazioni che ancora esistono al reclutamento di giocatori stranieri. 

Attualmente, le squadre della “super league”, la serie “A” cinese, possono aver cinque giocatori stranieri me ne possono schierare al massimo quattro in una partita dei quali almeno uno proveniente dalla Asian Football Federation. “Se continuano a comprare i giocatori ultratrentenni a fine carriera (ogni riferimento a Nicolas Anelka, il campione francese sbarcato da qualche settimana a Shanghai è puramente casuale) il calcio cinese non decollerà mai. Devono darci la possibilità di importare giocatori giovani e ambiziosi, i 17enni, i 18enni”.
Sulla prospettiva che allenatori italiani – si era parlato di Marcello Lippi, che ha smentito, mentre Alberto Zaccheroni sta avendo una positiva esperienza come allenatore della nazionale giapponese – De Laurentiis afferma che “per gli allenatori è un altro discorso” e i nostri, con la loro esperienza, possono certamente essere utili allo sviluppo del calcio cinese.

 
Fonte: larepubblicanapoli.it


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