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La nave Napoli affonda, e nemmeno in 3D


La nave sta affondando e più nessuno riesce a turare la falle. No, non si tratta di una nuova puntata della Costa Concordia e del Comandante Schettino e nemmeno della trasposizione in 3D del Titanic; parliamo semplicemente dell’ultima prestazione offerta dal Napoli in campionato, perfettamente in linea con gli standard offerti in questo nerissimo Aprile, il peggiore mai visto durante la gestione De Laurentiis.

Sconfitta clamorosa, ma non più di tanto, per 1:3 in casa dall’Atalanta. Un risultato che, però, non fa una piega in quanto l’Atalanta ha meritato ampiamente il successo, giocando un calcio ordinato a ritmi non altissimi, ma sufficientemente alti da mettere in crisi i partenopei, assolutamente scarichi, vuoti nella testa e nelle gambe e che danno la sensazione, fortissima, di aver chiuso la stagione dopo la trasferta di Londra.

Inutile soffermarsi su disquisizioni di natura tecnico-tattica; il problema non è solo quello. Giocare a tre o a quattro in difesa non cambia la situazione così come gli interpreti del ruolo. Sia con i titolari che con i comprimari i risultati sono i medesimi: la difesa fa acqua da tutte le parti così come dimostrano i tre gol subiti nelle ultime tre partite. Il simbolo di tale disfatta è sicuramente Grava, giocatore storicamente e solitamente affidabile, che ieri si è dimostrato l’anello debole di una catena oramai arrugginita, componente di un ingranaggio che non gira più come dovrebbe.

Lungi dal gettare la croce su Grava, ci mancherebbe, così come sarebbe ingeneroso puntare il dito sul singolo elemento. Se oggi il Napoli non gira più, la colpa è di tutti quanti, giocatori ed allenatore soprattutto. Si, perchè proprio l’allenatore, che dovrebbe essere colui che dovrebbe trasmettere i giusti stimoli ad una squadra senza più motivazioni, è stato il primo ad alzare bandiera bianca, incapace di reggere la pressione di una situazione che vedeva il Napoli vivo su tre obbiettivi, ma che adesso rischia seriamente di fallirli tutti, rendendo una stagione, che fino a pochi mesi fa poteva definirsi trionfale, anonima per non dire fallimentare.

Gli errori sono stati commessi l’estate scorsa e la cosa più grave e che determinate scelte, che oggi si rivelano deleterie,  sono state fatte consapevolmente e per cui adesso il Napoli sta pagando lo scotto. La squadra non è allestita, sia per qualità che per quantità, a reggere da Settembre e Maggio su più fronti, e lo dimostra il fatto che la squadra, da metà Marzo, è sulle gambe, atleticamente alla frutta e spremuta fisicamente e psicologicamente, soprattutto nei suoi elementi cardine, coloro che devono fare la differenza ma che oggi sono i primi a pagare dazio.

Se poi, a tutto questo, aggiungiamo alcune scelte più o meno discutibili da parte dell’allenatore stesso, gli infortuni a catena, logica conseguenza del logorio di una stagione giocata a ottimi livelli, almeno fino alla trasferta di Londra, ecco che si ottiene la situazione attuale del Napoli.

Il paradosso è che, nonostante gli azzurri sembrerebbero aver staccato la spina, nulla ancora è ancora compromesso: nonostante la sconfitta di ieri sera, il Napoli, sembra incredibile a dirsi, è ancora in gioco per una clamorosa qualificazione in Champions League, restando ancora invariato il distacco di sei punti dalla Lazio. Ovvio che le tre sconfitte di fila, hanno rimesso in gioco Inter e Roma che solo domenica sembravano essere tagliate fuori da ogni discorso, ma a sei giornate dalla fine e considerato il mediocre livello della Serie A, è lecito attendersi di tutto.

E’ ovvio che questo Napoli, dovesse continuare nella sua opera autodistruttiva, non andrebbe da nessuna parte e rischierebbe di compromettere anche la finale di Tim Cup contro la Juventus che, se si disputasse oggi, non avrebbe pronostico o quanto meno ne avrebbe solo uno e non sarebbe a favore degli azzurri.
Mancano sei giornate alla fine, e la squadra ha l’obbligo morale di continuare a giocare, non solo per un decoroso finale di stagione, centrando l’obbiettivo (ufficiale) auspicato da De Laurentiis, ossia il quinto posto, ma anche nel rispetto di una tifoseria che è stata molto sollecitata in questa stagione, soprattutto dal punto di vista economico e non è poco visto il clima di recessione che in questo momento vige in Italia. 

Sei giornate anche per delineare quello che sarà il Napoli della prossima stagione. Tutti devono sentirsi sotto esame e più nessuno si deve considerare titolare per meriti acquisiti l’anno scorso. Ieri sera non si è salvato nessuno dalla disfatta del San Paolo; Lavezzi, gol a parte, non ha combinato grandi cose, Hamsik relegato al ruolo di mediano convince sempre di meno, un nervosissimo Pandev si è fatto espellere in maniera ingenua, mentre della difesa non faremmo altro che ripetere quanto detto in altre occasioni. Attualmente, l’unico che meriterebbe una riconferma è Cavani: nonostante non abbia segnato è l’unico che suda la maglia, che torna a difendere nella propria area di rigore per poi riproporsi in fase offensiva. Un esempio da seguire.

Si riparte da Lecce, contro una squadra che, rispetto agli azzurri, è carica a mille dopo l’exploit di Catania che ha incredibilmente riaperto le porte della salvezza ai salentini. Sarà una battaglia, quella del Via del Mare, dove però finalmente si capirà se gli azzurri hanno definitivamente tirato i remi in barca, scegliendo di pensare alla finale di Coppa Italia, oppure hanno ancora qualche cartuccia da sparare, per non buttare via una stagione intera, e sarebbe un vero peccato.

ANTONIO SALVATI

 



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