Napoli siamo noi…

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Ecco. Adesso sì. Adesso sì che si vede bella gente al San Paolo. Non me ne voglia chi non è venuto, ma il San Paolo oggi si è riempito di chi ci voleva essere. Di chi non abbandona e sostiene, soprattutto quando ad entrare in campo è una squadra che ci ha appena rovinato un week end dopo Siena.  Nessuno era contento. Qualcuno aveva addirittura delirato pensando di dare buca. Pensando di evitarsi un freddo pungente e non condividere con noi un’altra sfida del nostro Napoli. So chi, ma non so come, è riuscito a convincerlo a venire. Ebbene, l’ultimo Napoli ha messo a dura prova la nostra resistenza, ma siamo di nuovo uniti e compatti.

Io, personalmente, non ho mai avuto dubbi, ma solo qualche incidente di memoria che mi ha fatto mettere un appuntamento alle 17:30. Tardi, se sei a piedi in pieno centro e non finisci prima delle 19:30. Ma non mi arrendo. C’è chi prende i posti in curva a tutto il gruppo scomposto, la felpa la porto con me e compio la vestizione sul luogo di lavoro davanti a colleghi spaventati per la mia patologia, i chicchirichì e i panini sono in buone mani, l’abbonamento è custodito insieme al documento già pronti per essere esibiti. E questa volta ricordo anche gli occhiali. Ci sarà sicuramente qualcosa da vedere.

Beh! Mai arrivata così tardi allo stadio. Mai vissuto un pre-partita così breve. Mai visto uno stadio così vuoto dai tempi della C. E’ il clima giusto per tornare in corsa e andare a vincere questa partita. Mi guardo in giro, saluto gli altri e mi accorgo che manca un elemento fondamentale. Riunione di condominio. Un sacrilegio metterla quando gioca il Napoli. In casa, per giunta. La classica riunione messa quando si vuole approvare qualcosa sapendo che nessuno si fa vivo per opporsi. Un po’ come quando il Parlamento approva cagate il 15 agosto.  Questo ci sottrae la mamma del gruppo, ma non ci scompone. La chiamiamo, dice che arriverà a partita iniziata e con lei al telefono facciamo il nostro rito con i chicchirichì.

Qualcuno tenta di commentare la Coppa Italia, ma senza esito. Siamo ancora troppo traumatizzati. Ho detto tante di quelle parolacce che la prossima volta in quella casa mi faranno entrare solo dopo un bagno con l’acqua santa. Qualcun altro invece esalta la nota positiva della vittoria del Novara a San Siro contro l’Inter. Noi dobbiamo guardare ai nostri risultati, è vero, ma come non citarla con un ghigno maligno sul volto?!

Quando inizia la partita, leggiamo lo striscione nella nostra curva. Vogliamo, giustamente, che al di là del risultato, ma sarebbe meglio anche al di qua, insiste qualcuno, i ragazzi si sudino la maglia. Una voce suggerisce di indire il concorso “Miss Maglia bagnata”. Magari, potrebbe essere un incentivo.

Siamo felici di rivedere Gravatar in campo, con fascia di capitano annessa. E siamo contenti pure di rivedere Inler in campo. Con memoria finalmente ritornata annessa. E’ tenace, caparbio, presente e con buoni spunti. Cala nel finale, ma apprezziamo lo stesso. E tremiamo un po’, lo ammettiamo quando vediamo Britos. Lui probabilmente lo capisce e mette le mani avanti dandoci il goal che sblocca la partita. Noi gridiamo il suo nome più di quanto abbiamo fatto in una stagione intera e scoppiamo in un abbraccio liberatorio in cui dentro ci sta il Genoa, il Siena, il Bologna, il Milan, il Cesena…Ci scrolliamo di dosso l’ansia da prestazione e giochiamo una partita non bella, forse, ma efficace.

Cavani si procura il rigore e la mamma del gruppo ci piomba finalmente addosso vantandosi di averlo portato lei. Noi siamo felici di vederla, ma le ricordiamo che già siamo sull’uno a zero e se non lo segna la rimandiamo alla riunione di condominio.  Edinson ha buon cuore e lo segna. 2-0. Abbiamo tutto il diritto, pensiamo, di goderci questo lunedì sera. Per il Chievo non è sempre domenica, anzi mercoledì, e per Moscardelli non è sempre Natale. Entra in una pioggia di fischi, viene zittito da capitan Grava dopo averlo atterrato, gli viene ricordato da tutto lo stadio che lavoro fa sua mamma, probabilmente collega di Giulietta, e gli viene urlato di tutto. Rabbia repressa che è salutare sfogare.

Adesso abbiamo volti più rilassati e ci concediamo qualche chiacchiera in più. E allora, dopo una bella pallonata negli attributi, Aronica diventa Veronica. Notiamo che Dossena viene ignorato più volte a turno dal Pocho, poi da Inler, poi da Cavani, infine da se stesso non proponendosi neanche più. E ci impietosiamo. Mazzarri pure lo richiama. Proponiamo di adottarlo nel nostro gruppo di skomposti. Pensiamo che, alla prossima palla non data, si apra una bella tovaglia sull’erba e cominci a tracannare vino rosso da una bottiglia che ha sotto la maglia. Quando Lavezzi esce, speriamo che Pandev si ricordi di lui. Dossena s’illude, mentre qualcuno giura di aver visto Goran fare il gesto dell’ombrello con un sorriso da sberleffo.

Insomma, ragazzi miei, il Chievo Verona se ne va a casa stavolta senza punti. Confermando che la bestia nera del Napoli è il Napoli. Ci prendiamo questi tre punti esultando per la vittoria del Siena. Quello stesso Siena che ci ha fatto vivere un week end  col fegato marcio. Quanto è strano il calcio.

Ci salutiamo dandoci appuntamento con il Chelsea. Già! La prossima in casa sarà con il Chelsea. Saremo lì praticamente dal giorno prima. Già ci attrezziamo con lasagne e maschere di Carnevale, chiacchiere e sanguinaccio. E che il Napoli si travesta da Champion’s per farci ancora sognare.

Dalla curva si canta: “Napoli siamo noi”. Passionali, testardi, ironici, sognatori, che si esaltano per una vittoria e si stringono forte dopo una sconfitta, presenti sempre, soprattutto quando tutto il resto ti suggerisce di non esserci. Ci aggrappiamo alla sfortuna quando ci gira male e ci aggrappiamo ai sogni quando ci gira bene.

Innamorati e fedeli. Nella buona e nella cattiva sorte, Napoli, per fortuna, siamo noi!

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