E se fosse questa “la fine dell’ inizio” del “nuovo Napoli?”

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Aurelio De Laurentiis, uomo tanto imprevedibile, quanto indomabile, “padre” del “nuovo Napoli” dall’estate del 2004.

Fin dal primo giorno ha dichiarato apertamente che il progetto-Napoli si basa su un piano quinquennale: 5 anni per ritornare nella massima serie, 5 anni per affermarsi tra le big del calcio nazionale ed europeo.

In verità, nel corso del primo quinquennio si è “bruciata una tappa”, giacché gli azzurri sono riusciti a ritornare in Serie A dopo 4 anni, rosicchiando, quindi, una stagione alla programmazione societaria, mentre, in teoria, con il campionato 2011/2012 si concluderà il primo quinquennio del Napoli nella massima serie, a fine stagione vedremo se sarà così anche in pratica.

Nel corso degli ultimi 5 anni la crescita della squadra è stata esponenziale, lo sanciscono anche i tre graduali obiettivi conseguiti: Intertoto per partecipare alla Coppa Uefa, qualificazione per l’Europa League, qualificazione perla ChampionsLeague.

Il secondo quinquennio, va suddiviso in due momenti topici: l’era Marino-Reja in cui è stata tracciata la bozza tramutata poi in disegno da Bigon-Mazzarri nell’era successiva.

E’ necessario, a questo punto, fare un passo indietro e ritornare al giorno in cui vennero presentati i campioni di oggi, perfetti signori nessuno in quella circostanza: Hamsik e Lavezzi, accolti dalla contestazione dei tifosi che sottolineavano di volere “calciatori da Napoli”, quindi nomi affermati, gente che sa il fatto suo e il cui inserimento in una squadra è sinonimo di garanzia, ma il tandem Marino-De Laurentiis abilmente smussò i toni e le velleità della piazza palesando la conclamata volontà della società di investire in giovani di talento che, in prospettiva, sarebbero cresciuti con il Napoli e insieme al Napoli. Quei due perfetti sconosciuti, insieme a Walter Gargano, costituiscono un segno tangibile ed inconfutabile del buon operato, in tal senso, della società. Operato che, coerentemente con il suddetto minimo comune denominatore, ha  reso possibile l’arrivo di Cavani in azzurro, altro giovane ed importante valore aggiunto e tassello inconfutabilmente rilevante di questa squadra.

Il nuovo quinquennio dovrebbe, seguendo il filo logico su cui si fonda la filosofia societaria, gettare le basi per impostare ed allestire un organico ancor più competitivo, capace di fare in modo che la Champions non sia una piacevole sorpresa, ma il minimo obiettivo conseguibile e, pertanto, consacrare gli azzurri tra le prime compagini calcistiche italiane, in lotta per il tricolore e, al contempo, in grado di dare filo da torcere alle altre compagini europee, non solo perchè galvanizzati dall’ “emozione della prima volta.”

Secondo le notizie che si susseguono negli ultimi tempi, il Presidente sta già lavorando al “nuovo Napoli”: si fanno, infatti, sempre più insistenti le voci che danno per certo l’addio di Bigon a fine stagione e che lasciano presagire l’insorgenza dell’ ennesima “rivoluzione” societaria.

Questa corrente di pensiero sembra prendere corpo in maniera sempre più concreta, anche e soprattutto in relazione all’attuale posizione di Mazzarri: criticato e chiacchierato di continuo, partita dopo partita, dalla piazza e dalla stampa, che in maniera sempre più prepotente ne chiede la “decapitazione” e che appare ormai orfano di quel carisma che, anche solo con uno sguardo, era capace di imprimere reattività e determinazione alla squadra, tutti segnali che lasciano dedurre che anche il ciclo del tecnico toscano all’ombra del Vesuvio sia volto al termine.

Dirigenza nuova, allenatore nuovo. Su queste fondamenta dovrebbe ancorarsi “il nuovo Napoli.”

In quest’ottica, un altro aspetto per niente trascurabile è la volontà, più o meno conclamata, da parte della società, di inglobare nel suo organico giovani talenti, così come sancito con l’arrivo di Vargas, palesemente acquistato anzitempo per consentirne  il “tirocinio integrativo” all’interno della squadra e dell’ambiente partenopeo in toto, affinché sia pronto per l’uso per la prossima stagione.

Poi c’è “il caso Insigne”: il Pescara fa i capricci, palesa tutta la sua insofferenza per essere utilizzato come terreno fertile su cui coltivare un frutto di cui il Napoli trarrà i benefici, il giovane si dichiara pronto per la massima serie e la piazza lo reclama.

C’è chi è pronto a giurare che El Kaddouri, giovane gioiellino in forza al Brescia e già da più parti designato come “l’erede di Hamsik” sia già un calciatore del Napoli e, nel corso della prossima stagione, vestirà la maglia azzurra.

All’elenco c’è da aggiungere anche il nome di un certo Jacopo Dezi, attualmente impegnato a farsi le ossa sui quei campi di calcio ostici e cruenti, che tanto fanno bene alla tempra di un giocatore per aiutarlo a maturare e macinare esperienza.

Potrebbero essere loro i signori nessuno del “nuovo Napoli.

Erediterebbero un fardello pesante, senza dubbio, considerando che gli sconosciuti, arrivati a Napoli 5 anni fa, sono riusciti a farsi un nome che, nel corso degli anni, non ha mai subito inflazione.

Proprio per questo risulta surreale che “i tre tenori” rimangano ancora per un anno impassibili al cospetto delle sirene millantatrici rappresentate dai club con i quali ogni ragazzino sogna di giocare, un giorno. Le “star” di oggi avanzano pretese economiche che, di rinnovo in rinnovo, la società con sempre maggiore fatica riesce a tamponare, sull’altro versante c’è chi sogna questa maglia e sarebbe disposto a firmare il contratto anche in bianco.

La cessione di uno, due o addirittura tutti e tre i tenori sarebbe un’operazione di mercato utile a versare nelle casse del Napoli un bel pò di capitale da investire su altri giovani talenti e/o per portare in azzurro giocatori validi con pretese economiche meno bellicose e maggiormente consone e conformi ai piani societari.

E’ parimenti utopistico pensare che, attuando una simile e totalitaria rivoluzione di uomini ed ideologie, la squadra possa puntare a conseguire traguardi illustri. Non nell’immediato ,qualcuno prontamente preciserebbe, verrebbe presentata come una metamorfosi indispensabile per ritrovare l’identità di questa squadra, ormai smarrita e necessaria per apportare una ventata di freschezza ed innovazione all’interno della stessa.

Una scelta simile non lascerebbe di certo impassibili i tifosi, la piazza, Napoli, sicuramente no, non a caldo almeno. Metabolizzato l’impatto da cui scaturisce lo shock iniziale, subentrerebbe quell’amore viscerale, tanto smisurato quanto irrazionale.

E’ andato via Lavezzi, ma c’è Vargas” e altre illazioni analoghe inizierebbero a partorire le menti avvolte da quel mantello azzurro che offusca il raziocinio e “condanna” questo popolo all’eterno ed incondizionato amore verso quella maglia.

“I calciatori passano, la maglia resta.”

Così andrebbe a finire…così, a fine stagione, vedremo,se finirà l’inizio del “nuovo Napoli.”

Luciana Esposito

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