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“Chi s’accontenta, gode”…è ‘na strunzat’!


Lo ammetto! Questa volta non è stato per niente facile prendere il mio Mac e mettermi a raccontare della partita contro il Bologna. Per una serie di motivi che sto qui ad elencare, senza pietà. Perché anche voi possiate capire in quale stato verso, dopo un pareggio che non accontenta nessuno, se non chi vede il bicchiere mezzo pieno. Tormentone del dopo partita alla radio ufficiale. Ottimo chi ha risposto che al bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, preferiva un fiascone di vino. Rosso, possibilmente. Aggiungo io.
E allora beccatevi Napoli-Bologna. Un pareggio dal sapor di rinuncia.
Cinque e un quarto ci si avvia. Presto, direte voi. L’ha detto anche il parcheggiatore ai campetti che quando siamo arrivati stava ancora digerendo il pranzo. E ci faceva notare gentilmente, come se non ce ne fossimo già accorti, che siamo arrivati prestissimo nella serata più gelida di questo campionato. Una così l’abbiamo beccata solo con il Bucarest. Ma lì ci scaldammo abbastanza all’ultimo minuto. Stavolta all’ultimo minuto abbiamo solo inveito e imprecato contro i massimi sistemi. E non ci si riscalda. Insomma, è presto, sì. Ma non se vogliamo incontrarci fuori ai cancelli per una distribuzione di felpe uguali per tutti con su il nostro nome di battaglia. Siamo gli Skomposti. E ieri in quel pezzo di curva tra il 3 e il 4 s’è notato abbastanza. Io ero quella che ogni tre colpi di tacco di Cavani, invitava il matador a dargliela a sua sorella in quel modo che forse gradiva di più. Noi non abbiamo gradito, che sia chiaro. E quelle felpe hanno rischiato grosso. Forse rischiano ancora. Non sono lucida abbastanza per decidere se dar loro un’altra chance. Vi farò sapere.
Alle sei ci ritroviamo fuori la curva. Cinque minuti prima, un marciapiede rotto all’angolo di via Terracina s’innamora della mia caviglia e la trattiene con forza, fino a quando decide di farla tornare da me, ma quando il danno era già fatto. Un male cane che non vi sto a dire. E il commento del tipo che era accanto a noi non mi ha rincuorato: “Uah!!Ho sentito proprio il rumore!”. Fortunatamente niente di rotto, ma il festival della bestemmia è cominciata ben prima di vedere lo scempio. Curioso che vogliano già da un paio di partite appiopparci una sciarpa di commemorazione della partita con il Chelsea. Dalla Champion’s allo scempio, appunto, il passo è breve. E se incontri un fosso, fa anche male.
Insomma, sei e mezzo e siamo dentro. Le nostre voci rimbombano da quanto è vuoto lo stadio. Abbiamo l’imbarazzo della scelta per i nostri posti migliori. E sono in alto. Troppo in alto per la mia povera caviglia che bestemmia quasi più di me in occasione di Napoli-Juventus.
In tutti i casi, siamo dentro. Accogliamo uno ad uno tutti quelli che hanno snobbato la partita di Coppa Italia, li prendiamo un po’ in giro mentre loro ci tengono a dire che non l’hanno snobbata. Facciamo gli auguri per un maschio in arrivo, salvo sapere che si chiamerà Alessandro. Probabilmente gli amici lo chiameranno Alex. E da lì il terrore che il ragazzino verrà accostato ad una maglia bianconera. Tocca portarlo al San Paolo, prima che gli esca il primo dentino!
E ovviamente, parlando di bianconeri non si può non fare riferimento alla partita di pallavolo in scena a Torino il giorno prima. Senza sapere che di lì a poco “una mano” sarà data anche a noi. Ma questa è un’altra storia.
Che sia la prima in casa dell’anno, coppa Italia a parte, lo si capisce dalla cioccolata che viene distribuita in giro, una “Befana” particolarmente generosa ci addolcisce tutti con fare quasi materno. Ne avremo tanto bisogno anche dopo.
Un’ora circa prima della partita, l’omaggio a SIC. In pista questa volta ci sono il padre e la madre, si ricorda a tutti che Marco era presente al San Paolo l’anno scorso in occasione di Napoli-Juve. Stravincemmo. Un altro buon motivo per rivolerlo tra noi, semmai a qualcuno venissero dubbi. Il tutto finisce tra le note di “Siamo solo noi”, canzone preferita dal SIC. E magicamente le casse dello stadio funzionano benissimo.
Riusciamo anche a sentire la preferita di Morgan:”Non succederà più…” Speriamo sia una promessa.
Ore 20:45 le squadre entrano. Ed è qui che il bicchiere comincia a svuotarsi piano piano.
Chi si accontenta gode, si dice. Bene!
Io sinceramente non ho goduto affatto nel vedere Acquafresca che segna con velo di Campagnaro, anche se io avrei giurato di aver visto Ramirez. Allucinazioni dell’ultima ora. Io non ho goduto per niente nel veder continuare a giocare sulle fasce, quando era evidente che per vie centrali ci passava anche la buonanima della Costa Concordia. Anche senza comandante. Io non ho goduto nel sentire “UOMO” almeno una decina di volte ad un Inler in versione “the LION sleeps tonight”. Io non ho goduto nel vedere 40 cross inutili di Dossena o una punizione con schema a farfalla, ma senza la farfalla. E ancora, io non ho goduto a congelarmi anche le unghie dei piedi mentre Gillette batteva ogni volta dopo mezz’ora, Di Vaio che avrebbe potuto segnarne altri due e Pandev che è l’unico che alza la testa e si ricorda di avere dei compagni intorno. Ho riso, ma non goduto, quando Hamsik, forte evidentemente del 10 a 0 nella sua testa, si è prodigato in una veronica venuta male e l’amico accanto l’ha battezzata “un’Aronica”. E credo non abbia goduto neanche un altro tipo davanti a noi che ha imprecato, giurando davanti a tutti che se l’anno prossimo Aronica è ancora in azzurro, lui non si fa l’abbonamento. Sappiamo tutti che probabilmente l’anno prossimo ci saranno tutti e due, ma non mi rende felice che lo abbia anche solo pensato. E infine non ho goduto per niente quando ci è stato concesso il rigore, lo abbiamo segnato e solo allora abbiamo pensato di poterla addirittura vincere.
Io non ho goduto. Ho preso il punto, consapevole che non ci sarebbe potuto essere neanche quello. E non ho potuto fare altro che accontentarmi. Ma non ho goduto.
Insomma, sappiate che la storia che chi s’accontenta gode….è ‘na strunzat’!

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