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Britos e quell’infortunio assai “caro” al Napoli: la frattura del quinto metatarso


Tra le prime novità del Napoli targato 2012 si registra la comparsa di Britos, per la prima volta in pianta stabile, con i suoi compagni in allenamento.

Il difensore, rilevato dal Bologna la scorsa estate, è fuori rosa da agosto, per effetto dell’ infrazione al quinto metatarso del piede destro, infortunio subito durante il primo tempo dell’amichevole di lusso al Camp Nou contro il Barcellona.

Il giocatore azzurro fu operato d’urgenza, la mattina successiva, a Barcellona dal Professor Villarubia. Quest’ultimo, prima di Britos, aveva operato, sempre per la frattura del quinto metatarso, altri calciatori del Napoli, ossia: Mirko Savini, Mariano Bogliacino e Walter Gargano.

Risale, infatti, al 03 novembre del 2005 l’infortunio di Mirko Savini, avvenuto durante una consueta partitella del giovedì in allenamento.

Frattura del quinto metatarso del piede destro che costò, all’allora terzino sinistro del Napoli, 4 mesi di stop.

Significative sono le analogie con l’infortunio di Britos contenute in quest’ultimo passaggio: stesso piede coinvolto, medesimo ruolo occupato in campo, identici tempi di recupero.

Sarà una pura casualità?

La medicina fisica e riabilitativa fa presumere di no.

Ed, andando ancora avanti, nell’esaminare gli altri annaloghi infortuni riscontrati dai tesserati del Napoli, comprenderemo maggiormente il perchè.

Mariano Bogliacino, il 26 luglio 2008, durante la partita di Intertoto per l’allora Coppa Uefa, contro il Panionios, si procura una frattura al quinto metatarso del piede sinistro che lo tiene lontano dal rettangolo verde per quattro mesi.

Peculiare è, invece, la storia che racconta il rapporto tra Walter Gargano e la frattura del quinto metatarso del suo piede sinistro. L’uruguaiano, durante l’allenamento di rifinitura, nel 7 marzo 2009, si imbatté nel suddetto infortunio, ma, nei giorni precedenti, era stato visitato a Barcellona dal professor Villarubia che, però, aveva scongiurato problemi seri; invece, poi, il campo ha sancito il suo ingiurioso verdetto. Tuttavia Gargano rientrò in campo a Catania il 24 maggio 2009, cavandosela con circa 2 mesi e mezzo di stop.

Gargano è un centrocampista centrale, destro naturale e, come detto, ha subito una frattura da stress del quinto metatarso del piede sinistro. Mentre Britos è un difensore centrale adattato a terzino sinistro, è un mancino naturale e ha subito il medesimo infortunio a carico del piede destro.

Insomma, da queste ultime righe emerge un altro particolare interessante: il piede maggiormente predisposto sembra essere quello “non naturale”. La casistica, quindi, delinea un quadro piuttosto chiaro.

In primo luogo, è  importante sottolineare che esiste una sostanziale e significativa differenza tra frattura e frattura da stress.

La prima deriva da traumi in inversione ( in seguito a distorsioni o movimenti scomposti ), ed è determinata dalla trazione esercitata dal peroneo breve nel tentativo di correggere l’asse del piede. Pertanto, è una lesione che si verifica solitamente per trauma diretto, quindi per effetto di un contrasto piede-pallone-piede, piuttosto che per un impatto fortuito con un avversario oppure con il terreno di gioco.

Discorso più ampio e complesso è quello che motiva l’insorgenza di una frattura da stress, propriamente definita anche “frattura da stanchezza”.

Allenamenti eccessivi piuttosto e/o sollecitazioni ripetute, sono i fattori che maggiormente favoriscono quest’ultima tipologia di infortunio.

Le fratture da stress sono infrazioni parziali o complete delle ossa che sopravvengono come risultato della modificazione troppo accelerata di un osso in risposta a sforzi ripetitivi, abituali e non violenti (come quelli che caratterizzano i gesti atletici e tecnici del gioco del calcio) e si verificano quando lo sforzo osseo causato da carico, nel corso di attività ripetitive, oltrepassa la capacità dell’osso stesso di adattarsi in maniera positiva. Ciò si verifica allorquando la fatica indotta da esercitazioni ripetitive diminuisce la funzione di assimilazione da parte dei muscoli, il che trasmette uno sforzo maggiore alle ossa, predisponendole alla frattura.

E’ anche possibile, inoltre, che uno sforzo ripetitivo e frequente, sotto il limite di sopportazione, non permette all’osso di cicatrizzarsi normalmente. Aggiungiamoci anche che i movimenti ripetitivi dei muscoli aumentano la tensione muscolare sull’osso e di conseguenza risulta più facile provocare microfratture e quindi fratture da stress.

Quest’infortunio è molto più comune negli atleti meno o poco allenati, quindi si riscontra una maggiore predisposizione in particolari periodi dell’anno, ossia nella fase di preparazione atletica pre-campionato (non a caso gli infortuni di Britos e Bogliacino si sono verificati entrambi in estate) piuttosto che in periodi dell’anno in cui i calciatori possono avvertire più stanchezza, per effetto di svariate partite, a distanza ravvicinata, non accompagnate da un periodo sufficiente di recupero. Non a caso Gargano si è imbattuto nel suddetto infortunio nell’anno in cui il Napoli disputò l’Intertoto, la cui prima partita venne giocata alla fine del mese di luglio, e, di conseguenza, il ritiro iniziò a giugno.

In verità, durante quella stagione, la squadra, allora sotto la guida di Reja, registrò un cospicuo numero di infortuni, anche di comprovata entità, basta pensare alla rottura del legamento crociato anteriore a carico di Maggio. Per certi versi, le modalità di impostazione della preparazione atletica, da parte dello staff di Reja, potrebbero essere annoverate anche tra i fattori determinanti l’infortunio di Savini.

A onor del vero, va anche detto che, esistono alcune caratteristiche biomeccaniche che vengono stimate essere fattori predisponenti all’insorgenza di una frattura del quinto metatarso, in particolar modo, di una frattura da stress, come, ad esempio: la torsione tibiale, il grado di rotazione esterna dell’anca, il piede cavo e (ancora di più) il piede rigido, gli atleti che hanno il secondo dito del piede più lungo del primo oppure coloro che presentano l’alluce valgo (rigonfiamento sul pollice) non sono in grado di trasferire il peso correttamente nella mezza distanza e nella fase finale di spinta di una corsa, aumentando così, la possibilità di imbattersi nell’infortunio in questione.

Paradossalmente è più facile recuperare completamente da una frattura di una porzione anatomica più estesa (quale tibia o perone) piuttosto che dall’infortunio in questa sede oggetto di discussione, poiché il metatarso è un relativamente piccolo, ma fondamentale osso, e , unitamente agli altri comparti che costituiscono l’arcata plantare, ha il compito di sorreggere e sostenere l’intero peso corporeo, nonché di consentire la deambulazione e soprattutto la corsa.

Come può essere facilmente intuibile, se infiniti fattori possono comportare questo infortunio, una molteplicità di fattori determinano ed accompagnano la riabilitazione. Pertanto, le condizioni necessarie e sufficienti utilizzate per attestare il recupero da una frattura del quinto metatarso, sono:

-capacità di movimento piena e indolore da parte della zona infortunata;

-forza nella zona infortunata almeno al 90% rispetto alla sua controparte sana; (ma con l’obiettivo di raggiungere il 100%)

-assenza dei sintomi clinici delle fratture da stress e comprovata sensibilità al tatto, sensibilità alla percussione, ed assenza di gonfiore ed edema;

-capacità aerobica e anaerobica coerentemente alle necessità richieste dalle fasi di gioco;

-capacità funzionale piena e indolore.

Lo staff medico azzurro, nel corso degli anni, ha ampiamente dimostrato la sua capacità e competenza.

Ci piace ricordare che il Napoli è tra i club che vantano il minor numero di calciatori infortunati.

Per cui, se i tifosi vedranno il nome di Britos presente nell’elenco dei convocati per la partita di domenica, non devono avere dubbi riguardo il pieno e totalitario recupero del calciatore.

Luciana Esposito

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