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Mazzarri, l’uomo dei sogni si racconta al Corriere della Sera


“Sa quante stagioni ho sbagliato in dieci anni di carriera? Nessuna! Lo scriva, lo scriva”. Comincia così l’intervista, di Luca Valdiserri per il Corriere della Sera, a Walter Mazzarri. “Renzo Ulivieri mi volle a Napoli come vice (campionato 1998-99, ndr) e mi presentò così: vi ho portato un ragioniere. Perché io sono così. Ragiono e ragiono. E poi ragiono. Non capisco quelli che dicono: giocare in Borsa. Io non gioco, io i soldi li investo. Un giorno ho spiegato una mia idea a un direttore di banca e quello mi ha detto: lo sa, non ci avevo mai pensato”.

Campionato. Infatti, Mister Mazzarri, è uno che ragiona sul serio e ha un’idea particolare della classifica del campionato che definisce comparata: “Si prende il monte ingaggi di una squadra e lo si compara con il risultato ottenuto in classifica. Hai il monte ingaggi più alto e vinci il campionato: hai fatto il tuo. Hai il secondo e arrivi sesto: hai fallito. Hai il sesto e arrivi terzo: sei stato più bravo di chi ha vinto lo scudetto con uno squadrone. Il mio è un discorso logico, non ci sono né pro né contro. Mi permetto di fare il nome di Aronica perché è un ragazzo che conosco come le mie tasche e che ho portato dalla Reggina fino agli ottavi di Champions League. Aronica al Napoli guadagna poco più di quello che prendeva a Reggio Calabria. Però ha marcato Ribéry, Balotelli, Giuseppe Rossi…”

Nel corso dell’intervista viene fuori, come sempre, la sincerità e la schiettezza dell’allenatore azzurro: “Mi da fastidio quando dicono che il Napoli gioca bene solo in contropiede, ma perché quella è una falsità bella e buona. Prima venivano a Napoli e se la giocavano, adesso si chiudono dietro in dieci e esultano per un pareggio. Anche le grandi squadre, sa? Ma per me è un vanto, vuole dire che siamo cresciuti in modo esponenziale”

Tra gli allenatori che stima ci sono Mourinho e Luis Enrique mentre, se proprio deve invidiare qualcosa a qualcuno, nomina Villa-Boas, ma non per il suo monte ingaggio: “Il clima che si respira nel calcio inglese. Io sono un combattente, ma in Italia a volte si esagera”.

Champions. Ovviamente, non poteva mancare qualche domanda in riferimento al miracolo in Champions e ai momenti più belli legati ad esso: “Ne dico due: le partite contro il Manchester City. All’andata abbiamo capito che in Champions non eravamo degli intrusi. Al ritorno abbiamo fatto la partita quasi perfetta. Perché per me la partita perfetta non esiste”.

Scopriamo anche un Mazzarri severo nelle valutazioni con i suoi uomini: “Quello dei miei che in pagella prende quasi sempre meno di quello che merita: Marek Hamsik. È un giovane vecchio, sa sempre quello che deve fare. Sempre quello che serve alla squadra”.

Non c’è severità, invece, nel descrivere la città in cui vive: “La vivo poco, perché non esco. Vivo a Pozzuoli, vado sempre allo stesso ristorante dove so che potrò stare tranquillo. In città ci sarò stato un paio di volte. Però la difendo quando la attaccano e quando attaccano i napoletani, perché non sopporto i luoghi comuni”.

Inoltre, c’è il tempo per smentire le voci infondate di attrito tra lui e la società: “I rapporti con Aurelio sono buoni. Ma all’esterno c’è un gioco ad alzare sempre l’asticella, che non mi piace. Quando le cose vanno bene esce una voce, un sussurro, una maldicenza”.

Famiglia. Walter Mazzarri vive lontano dalla famiglia e, forse, è questo il prezzo che ha dovuto pagare per dedicare la sua vita al calcio: “Forse un giorno scriverò un libro. E, se lo farò, sarà per dire a mio figlio tante cose che non ho avuto modo di raccontargli in questi anni. La mia è una bella storia, sa?”

Da questa intervista viene fuori l’immagine di un uomo ironico, sincero e passionale. Insomma, proprio l’immagine di Walter Mazzarri.

 


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