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Cinque buoni motivi per rimpiangere Pandev


Anche se è meglio non sbandierarlo ai quattro venti, poichè, in giro, qualcuno potrebbe storcere il naso, giocatori del calibro di Pandev raramente si sono affacciati all’ombra del Vesuvio. Qualche anno fa avremmo fatto salti di gioia alla sola notizia di un interesse da parte del Napoli per Goran, tant’è che quando Lotito lo tenne ancorato alla Lazio in modo quasi scellerato, l’interesse di Delaurentiis sembrava far presagire la nascita di un team di ferro con Pandev punta di diamante e goleador d’alto borgo. Ecco poi che, sponda Inter, arriva quest’anno in punta di piedi, in prestito per altro, con tutti i mugugni che un contratto temporaneo possa scaturire, specie nel prototipo di tifoso legato a pregudizi “contrattuali” affrettati e spesso deleteri per i giocatori stessi ( spesso si sente dire “non ha interesse ad impegnarsi più di tanto, l’anno prossimo torna al mittente”). La verità è che l’assenza di Pandev ha il sapore della beffa, proprio ora che si aveva la necessità di dar fiato a Cavani, ed allo stesso Lavezzi, sofferente da alcune giornate. Proprio ora che avrebbe potuto dare dimostrazione ai primi scettici (e ce ne sono, nonostante si sia cominciato da poco) che giocatori come lui sono indispensabili nell’economia di una stagione. Forse abbiamo memoria corta e commettiamo l’errore in cui si cade quando si diventa troppo esigenti, ma soprattutto troppo impazienti con chi il suo mestiere prima o poi lo farà, e pure bene. Per giocare al gioco della memoria, per rinfrescare le idee offuscate dei tifosi che oggi già sparano a zero sul macedone, abbiamo tirato fuori cinque “pezzi da novanta” degli anni scorsi, uomini arrivati a Napoli da “top scorer”, con target di prezzo ai limiti della compiacenza, con pedigree esplosivi, che poi si sono rivelati i classici “bidoni” che hanno condizionato, non poco, le stagioni degli azzurri. Chiamatelo pure un modo bizzarro per essere scaramantici, definitelo pure un modo originale per augurare al macedone una pronta guarigione, ecco a voi 5 nomi che hanno deluso la platea azzurra, spesso creando leggende e caricature sui malcapitati, nella peggiore delle ipotesi facendo cadere sulle loro teste bordate di fischi. Dopo aver ripercorso le tappe avvilenti di cui sotto, forse si riuscirà ad essere maggiormente consapevoli dei mezzi attualmente a disposizione degli azzurri e, perchè no, a rivalutare le proprie considerazioni per poter magari appoggiare giocatori in difficoltà come Pandev, ancor di più ora che starà lontano dai campi per qualche mese …. tenevi forte ed incrociate le dita ( a mò di scaramanzia più che altro, per scongiurare che qualcuno degli attuali attaccanti azzurri mai possa ricalcare anche solo in parte le poche “gioie” e i tanti “dolori” dei seguenti protagonisti) :

1) Jose Luis Perez Calderon

In Argentina si seppe di un mite interessamento del Napoli al centravanti Josè Luis Calderon. Subito nell’estate successiva Daniel Passerella, l’allora trainer della Nazionale argentina, convocò il giocatore per la Coppa America: sembrava già una grazia. E invece giocò addirittura diverse partite da titolare. I risultati, ovviamente, furono sconfortanti, ma la puzza di bruciato, che si sentiva fino alle falde del Vesuvio, non insospettì il Patron del Napoli Ferlaino che non si fece sfuggire l’occasione e per “soli” 7 miliardi di Lire si aggiudicò “El Caldera” (come era soprannominato in Patria). Peraltro, senza dover battere la concorrenza di nessuno, visto che quella napoletana fu l’unica offerta presentata. La sua prima dichiarazione arrivato a Napoli fu assai bellicosa ma parecchio spavalda: «Sono venuto a Napoli per fare gol: ne farò più di Angelillo» (che, per la cronaca, ne realizzò 33 in una sola stagione!). La sparò davvero grossa: a conti fatti, totalizzò uno zero tondo tondo nella classifica marcatori, con la miseria di appena 6 presenze. A Gennaio viene mandato via dalla disperazione.

2) Caio Ribeiro Decoussau

Faccia da perenne bambino, sguardo sorridente e apparentemente rassicurante, in campo si dimostrò l’esatto contrario di quel che poteva far trasparire con la sua innocente tranquillità. Evanescente come il vapore acqueo, il “bambinello” viene girato in prestito al Napoli dall’Inter, che promette di farlo giocare titolare in coppia con Nicola Caccia, nella speranza che riesca, con una magia, a segnare gol con continuità. Purtroppo per lui però, dopo aver visto di cosa era capace, ben presto lo staff tecnico dei partenopei lasciò il suo posto ad Alfredo Aglietti, che giocò titolare fino alla fine del campionato.

3) Edmundo

E’ il colpo del mercato, a volerlo è stato il Presidente Giorgio Corbelli; il brasiliano arriva in prestito dal Vasco de Gama, e sembra un colpo niente male. Basti pensare che fu presentato al “San Paolo” davanti a 20.000 tifosi in festa. Un onore del genere, in tutta la storia della squadra partenopea, era stato concesso solo a Maradona nel 1984. La squadra però non riuscirà mai a risalire la china e, complice anche un infortunio nella gara d’esordio contro l’Udinese (che lo terrà fuori per un po’ di gare e lo farà tornare solo a “mezzo servizio”), Edmundo non riuscirà ad esprimere realmente tutto il suo potenziale e la squadra retrocede mestamente in Serie B.

4) Carlos Alberto Pavon

Nel Gennaio del 2002 la sua comproprietà viene inserita nell’affare Jankulovski tra Napoli e Udinese, e così l’attaccante honduregno sbarca all’ombra del Vesuvio, dove c’è il tecnico De Canio che lo conosce bene per averlo allenato ad Udine. Pavon è l’uomo dall’esordio perfetto e così in un Napoli-Modena 1-0, entra a 20 minuti dalla fine ed infiamma il San Paolo con un numero da autentico funambolo accanto alla bandierina del calcio d’angolo. Nelle partite successive, però, Pavon più che il cuore della torcida partenopea infiammerà il fegato(!) visti i gol che puntualmente ogni domenica si divora. Il tecnico De Canio, però, continuava ad insistere su di lui, “perché dotato di mezzi fisici straordinari”. La fiducia del tecnico lucano, in ogni caso, non fu ripagata visto che Pavon in 13 presenze non riuscì ad andare in rete nemmeno per una volta. Nell’estate successiva si andò alle buste tra Napoli e Udinese per decidere il suo destino. La società allora guidata da Salvatore Naldi riusce alla fine ad avere la meglio su quella bianconera e ad aggiudicarsi l’altra metà del calciatore per la bellezza di 500 euro! Durante il ritiro estivo, però, la sfortuna gioca un brutto scherzo a Pavon: l’honduregno, infatti, in allenamento si frattura la caviglia e così dopo un lungo periodo di inattività nel Marzo del 2003 raggiungerà l’accordo con il Napoli per la rescissione consensuale del contratto.

5) David Sesa

David Sesa giunge in Campania quasi agli sgoccioli della sessione estiva del mercato 2000/01 del Napoli appena tornato in serie A, prelevato dal Lecce per una cifra prossima ai 18 miliardi di vecchie lire (ohibò) con lo scopo dichiarato di formare insieme a Nick Amoruso e Checco Moriero il tridente offensivo di mister Zeman. La cifra sborsata dall’allora e per fortuna non più presidente azzurro Corbelli unita al rendimento di Sesa (1 gol nella sua prima stagione e altrettanti per stagione nelle 3 successive) rendono lo svizzero uno dei ‘pacchi’ più clamorosi della storia partenopea. L’immensa follia dell’ ‘affare Sesa’ risulta ancora più chiara scrutando il proseguo della carriera dell’ ‘asso’ elvetico. Infatti Sesa, dopo aver onorato il suo plurimiliardario contratto quadriennale con gli azzurri, si ritrovò senza squadra